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Novità traduzione accurata. Traduttori in 180 lingue ma non in
inglese: la fine di Babele è all’orizzonte
In futuro sarà
possibile realizzare pagine Web che potranno essere lette in ogni lingua.
L’ONU ha sviluppato un sistema per ottenere traduzioni accurate
La lingua più diffusa in Rete è l’inglese, che però non è ancora alla
portata di tutti. E le traduzioni dei motori di ricerca sono spesso
molto scadenti. Ora però le particolari esigenze delle Nazioni Unite
hanno spinto un gruppo di studiosi giapponesi a escogitare una soluzione.
È facile scoprire che i computer non sono poi quegli onnipotenti mostri
di intelligenza che qualcuno vorrebbe far credere. Provate, ad esempio,
a chiedere al traduttore di Google di tradurre
in italiano una pagina Web scritta in inglese. Scoprirete come la
primavera, per il cervellone elettronico, sia una molla (entrambe si
dicono «spring» in inglese), che l’allenatore della Nazionale è in
realtà una vettura («coach»), che la polizia ha grippato un ladro («seized»
vuol dire sia grippato che arrestato) e cosí via in un crescendo di
comicità surreale. In definitiva si capisce bene come il più grande
limite delle macchine «pensanti» di oggi, sia che esse non hanno in
realtà la più pallida idea del mondo reale che sta dietro alle parole,
ai suoni e alle immagini che manipolano. Accade quindi che i più
semplici fra questi strumenti di traduzione affrontino il complesso
problema di passare da una lingua a un’altra cambiando semplicemente le
parole di una frase, senza capire nulla dei concetti che vi stanno
dietro. I migliori traduttori automatici disponibili, invece, per ogni
coppia di lingue tradotta contengono anche set di regole che tengono
conto delle differenze grammaticali e tentano di risolvere i casi più
frequenti di ambiguità nel senso delle parole.
New Dimension Software, per esempio, ha sviluppato (e brevettato),
un metodo sorprendentemente efficace che consente al programma di
individuare in quale contesto un determinato vocabolo va inserito. Per
farlo, questo programma analizza i 20 vocaboli che precedono e che
seguono la parola da tradurre. Il risultato finale sarà che quella
parola ben difficilmente potrà essere inserita erroneamente in un
contesto sbagliato.
È chiaro che una traduzione basata su questo
sistema richiede regole molto complesse che solo computer che dispongono
di elevate capacità di calcolo possono svolgere. Tuttavia il progresso
tecnologico mette oggi a disposizione calcolatori che dispongono di
risorse più che sufficienti per tale scopo.
Purtroppo però non si può dire altrettanto
per la rete Internet. Sulla grande rete, infatti, un'operazione così
complessa di calcolo rallenterebbe probabilmente fino a paralizzare il
flusso di dati in arrivo. E questo anche disponendo della più veloce
delle connessioni ADSL.
Ecco quindi che, spinta anche dall’enorme necessità di traduzione che
viene dagli utenti di Internet, l’ONU ha presentato il primo linguaggio
universale per computer che fa da intermediario fra una lingua e
l’altra. Le Nazioni Unite hanno infatti decine e decine di siti Internet
che informano sulle attività delle loro molte agenzie, ma sono tutti
illeggibili per quella stragrande parte dell’umanità che non parla
inglese o francese. Che il «governo mondiale» comunichi in un modo
incomprensibile alla maggioranza dei suoi cittadini è piuttosto
bizzarro. Ma se l’ONU avesse voluto dotarsi di traduttori automatici di
tipo convenzionale, in grado di passare da una all’altra delle 180
lingue ufficialmente riconosciute, avrebbe dovuto creare oltre 30 mila
programmi di traduzione, ognuno specializzato in una coppia di lingue.
Per questo motivo l’Università delle Nazioni Unite a Tokyo ha finanziato
un’idea del ricercatore giapponese Hiroshi Uchida per la creazione del
«Linguaggio Universale per la Rete», o UNL, in grado di trasformare una
pagina Web scritta in una lingua in una pagina identica ma con i testi
in un altro idioma qualsiasi. In pratica l’UNL estrae da una frase le
parole che la formano e le marca con un’«etichetta» che ne specifica il
senso e la funzione. La pagina UNL, poi, può essere trasformata in
qualsiasi altra lingua seguendo il procedimento inverso, leggendo cioè
qual è il senso e la funzione grammaticale di ogni parola della frase e
traducendola nella giusta forma per la lingua di arrivo. Chi scriverà un
testo per Internet in italiano e vorrà renderlo leggibile in qualunque
altra lingua, quindi, potrà passarlo tramite un programma specializzato,
chiamato Editor, al server UNL per l’italiano. Lí il testo verrà
tradotto nel linguaggio universale e poi affiancato, senza essere
visibile, a quello nella lingua originale. Quando un altro navigatore di
Internet, per esempio un giapponese, dotato del programma di lettura UNL
chiamato Viewer, aprirà il sito Web scritto in italiano e ora fornito di
trascrizione UNL, vedrà apparire sul proprio schermo non la pagina
scritta nella nostra lingua ma una identica tradotta in giapponese dal
server linguistico specializzato in quell’idioma a cui il suo Viewer ha
inviato il testo codificato in UNL preso dal sito italiano. Per adesso
il progetto UNL ha prodotto il software necessario alla traduzione di 15
lingue (giapponese, cinese, mongolo, thailandese, swahili, hindi,
indonesiano, arabo, russo, lettone, italiano, portoghese, spagnolo,
francese, tedesco), ma altre se ne aggiungeranno in futuro. Non stupisca
l’assenza dell’inglese: le nazioni anglofone non amano questo progetto
che incrinerà la supremazia della loro lingua, tanto che i software UNL
per la lingua di Shakespeare saranno realizzati dagli indiani.
Naturalmente, ONU a parte, un linguaggio universale per la Rete sarebbe
una manna per gli operatori di siti Web commerciali con ambizioni
globali, che potrebbero cosí far conoscere le proprie offerte a tutto il
mondo senza costose traduzioni. E infatti oggi il progetto UNL, che ha
sede a Ginevra, è gestito da una fondazione dove predominano capitali
privati pronti a investire in una tecnologia dalle grandi ricadute
economiche. Commercio a parte, l’idea di estrarre da una frase il
concetto che sottintende potrebbe aprire la strada a veri traduttori
universali per la comunicazione a voce. Certo, in questo campo esistono
ancora grossi problemi tecnici, legati alla difficoltà di far
distinguere a un computer le parole nel guazzabuglio di suoni che esce
dalle nostre bocche. Ma il giorno che ci si riuscirà la vecchia Torre di
Babele, simbolo della condanna a non comprendersi inflitta dal Dio della
Bibbia ai popoli della Terra, sarà finalmente dimenticata.
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