ROMA
- Si scrive "RF" che sta per "Radio Frequency" ma si legge "Real Fast"
(veramente veloce) quando il contesto è quello dell'ultima frontiera
dell'Internet a larga banda, che consente l'accesso "senza fili" alla Rete
da ogni luogo, in maniera economica e sino a 200 volte più rapidamente
di quanto è possibile fare con i modem attuali, il tutto sfruttando
alcune frequenze per il momento non troppo affollate dello spettro radio.
L'idea è quella di partire da una
Lan (Local Area Network), la rete locale che collega più computer
in un ufficio o in una casa, ed espanderla a macchia d'olio per mezzo di
ponti radio che copriranno prima un quartiere, poi un altro, e alla fine
tutta una città. Da ogni dove quindi - senza bisogno di attaccare
nessun cavetto in qualche presa telefonica - ci si potrà "agganciare"
alla rete ed entrare in Internet, scaricare la posta e file anche molto
pesanti in tempi brevissimi.
La velocità consentita dal protocollo
802.11b che, nonostante il nome assai poco attraente, è uno dei
favoriti nella corsa a diventare lo standard del nuovo tipo di connessione,
è di 11 Megabit al secondo di fronte ai quali i consueti 56K della
navigazione da linea fissa danno l'impressione dell'immobilità.
La tecnologia, che utilizza la frequenza di 2,4 GigaHertz (la stessa impiegata
dai telefoni cordless, i segnali dei semafori e i forni a microonde), esisteva
da tempo ma solo nel novembre del '99 il suo impiego è stato approvato
per la trasmissione wireless di dati e da allora varie grosse compagnie
come Cisco e Lucent hanno cominciato a produrre una gamma di apparecchi
compatibili facendone scendere drasticamente i prezzi.
Ciò che servirà per andare
online con questo protocollo sarà, essenzialmente, una scheda di
rete (una sorta di modem per entrare nella "wireless Lan" con prezzi ormai
nell'ordine dei 100-150 dollari, ovvero 2-300 mila lire) che attraverso
una piccola antenna "prenderà" il segnale trasmesso dalla base radio
più vicina, nel raggio di una cinquantina di metri. Esattamente
lo stesso sistema che Apple ha adottato per prima nel suo AirPort,
una base attraverso la quale tutti i pc domestici possono collegarsi alla
Rete e che adesso incorpora di serie in ogni nuovo laptop che esce dalla
fabbrica, mentre per le altre macchine non predisposte l'aggiunta potrà
esser fatta semplicemente utilizzando lo slot per le schede di espansione
o con dei moduli specifici come quello che la Xircom ha messo in produzione
anche per i palmari Handspring.
A questo punto, per andare online, bisognerà
trovarsi in una zona coperta dal segnale radio. Molte delle compagnie che
si sono buttate su questo avanguardistico mercato (la MobileStar e la Wayport,
solo per citare le principali) hanno iniziato a piantare le loro antenne
negli aeroporti, nei centri commerciali e in altri località ad altra
concentrazione di traffico cittadino. Da lì poi i "ripetitori" si
moltiplicheranno e, come è successo per i telefonini, la copertura
crescerà di conseguenza, diventando sempre più capillare.
Tendenza anticipata dalla popolare catena di caffè Starbucks che
ha già stretto un accordo con Compaq e Microsoft per poter offrire
accesso wireless a Internet da 4000 dei suoi negozi entro la fine dell'anno.
Ma la novità più interessante
e rivoluzionaria viene dal versante non commerciale, ovvero dai progetti
di rete senza fili e - tendenzialmente - gratuita cui stanno lavorando
vari gruppi di volontari disseminati in tutto il mondo. Seattle Wireless
è uno dei più ambiziosi ed è il frutto dell'inventiva
di due giovani ingegneri che sognavano da tempo un'alternativa al monopolio
(e alle lentezze) dei tradizionali fornitori di accesso. Così hanno
iniziato col mettere in piedi i primi "nodi", montando sui tetti delle
loro abitazioni le apposite antenne e chiedendo poi attraverso un sito
ai concittadini interessati di partecipare, facendo altrettanto. In questo
caso l'investimento è iniziale e una tantum, intorno al milione
di lire. Esperimenti analoghi sono poi quelli di SFLan, caldeggiato a San
Francisco da Brewster Kahle, già inventore del metabrowser
Alexa o di Consume.net e Guerrilla.net, rispettivamente a Londra
e Cambridge, in Massachusetts, oltre a un numero crescente di altri. La
particolarità comune sta nel puntare su una navigazione alternativa,
velocissima e tendenzialmente gratuita - o con abbonamenti molto contenuti
- rispetto a quella tradizionalmente fornita dai service provider. Una
sorta di "Internet libera" sulla scia del "software libero", alla Linux,
utilizzato per far funzionare anche quest'ultima infrastruttura. Un segnale
forte e controtendenza in un momento di crisi
della gratuità, raccolto per il momento da 80 volontari
a Seattle e da tante altre decine nel mondo, volenterosi artefici della
"prossima Internet".
(27 maggio 2001) |