ROMA
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"I magnifici sette del web". Così abbiamo titolato ieri una notizia
che, grazie alla segnalazione di un lettore, abbiamo poi potuto verificare
essere imprecisa, oltre che datata. Abbiamo scritto che l'Internet assigned
numbers authority e l'Internet Council for registrars avevano
dato il via a sette nuovi domini: ".firm", ".arts", ".rec", ".web", ".info",
".nom", ".shop", e che l'utente italiano avrebbe potuto rivolgersi a un
provider italiano per ottenere una pre-registrazione del proprio sito con
questi nuovi domini.
La questione dei domini Internet, negli
Stati Uniti ma non solo, è una di quelle più spinose, che
fa muovere miliardi e miliardi. E' necessario quindi precisare meglio e
raccontare in modo più approfondito la storia dei "magnifici sette".
Il 19 febbraio 1997 l'Iana (l'associazione
governativa Usa che gestisce dal punto di vista informatico la corrispondenza
del numero di indirizzo Internet con il nome del sito web) propone di creare
sette nuovi domini "top-level": ".firm", ".store", ".web", ".arts", ".info",
".nom", ".rec". Non viene presa nessuna decisione ma l'anno successivo,
nel gennaio 1998, la proposta viene fatta propria dal governo degli Stati
Uniti, che presenta un "libro verde": una riforma che vuole la privatizzazione
dei domini, gare d'appalto per molte funzioni Internet e, appunto, l'introduzione
dei "magnifici sette". Seguono una serie di marce indietro, dibattiti e
polemiche, fino alla creazione della Internet corporation for assigned
names and numbers (guidata dalla guru di Internet Esther Dyson) che
deve "accompagnare" il passaggio dal governo al mercato della questione
dei domini.
Una questione gestita, fino a quella data,
esclusivamente (e, secondo molti critici, con una posizione di monopolio)
dalla Network Solutions, società della Virginia che mantiene
il database di tutti i siti Internet e ha sempre avuto il compito di assegnare
il suffisso, compreso il nevralgico ".com".
I nuovi poteri della Icann si sono fatti
sentire solo recentemente, con un accordo firmato dal dipartimento del
Commercio Usa e dalla potente Network Solutions. Che continuerà
ad avere la giurisdizione sul suo database (oltre sei milioni di nomi)
per altri quattro anni, ma dovrà renderlo accessibile a tutti i
registrati e dovrà anche ridurre da nove e sei dollari la tassa
di registrazione.
Ma l'Icann è intervenuta recentemente
anche sulla questione dei nuovi "magnifici sette" e sulle ormai numerose
liti sui nuovi domini "top-level" (l'ultima è quella tra la Image
Online Designe e il Core sulla proprietà del dominio ".web"). "E'
una questione molto controversa", ha detto Mike Roberts, presidente dell'Icann,
alla rivista Wired, avvertendo che "non c'è ancora nessuna
decisione sul come, quando, chi e se verranno introdotti i nuovi domini".
Certamente l'Icann non è disposta ad accettare a scatola chiusa
i nuovi domini proposti, ha detto Roberts, anche per non "ricadere in quel
monopolio (Network Solutions, ndr) da cui sta solo ora venendo fuori".
I "magnifici sette" dunque, restano per ora solo sulla carta. Anche se
in marzo il Core ha presentato una domanda all'Us Patent and trademark
office per registrare i nuovi sette domini e da tempo lotta per la "fine
del monopolio sui domini" e l'immediato passaggio "alla nuova era del mercato".
(10 novembre 1999) |

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