In Italia Internet arranca
di Giorgio Pontico - www.punto-informatico.it
Schiacciata da una pressoché totale
mancanza di stimoli da parte del
Governo e da una sostanziale ignoranza
dell'utente medio, la Rete italiana sta perdendo il treno. Lasciando a piedi
l'intero Stivale
Roma - L'evoluzione di Internet e dei servizi che ne derivano, e il
conseguente adeguamento delle infrastrutture su cui essa poggia, non corrono
di pari passo. Non è una novità ma, per quanto riguarda lo scenario
italiano, la situazione appare più complicata di quanto non sia invece nei
paesi attualmente al top nel settore. Questo in sintesi è quanto emerso
durante l'intervento di Nicola D'Angelo, commissario AGCOM, al Broadband
Summit 2010 tenutosi a Roma questa settimana.
Lo sviluppo delle tecnologie di connessione dislocate lungo lo stivale non è
inquadrato in un progetto coordinato dallo Stato: si tratta al contrario
dell'azione di imprese private e di alcuni comparti della pubblica
amministrazione locale. A causa di questa mancanza di sinergie, culminata
con il congelamento degli 800 milioni di euro promessi per l'adeguamento
della banda larga, l'Italia rischierebbe quindi di arrivare impreparata
all'avvento del cosiddetto Web 3.0: "È una situazione da dentro o fuori -
insiste il commissario - bisogna sapere cogliere il valore di quello che è
un fondamentale processo evolutivo totalizzante dal punto di vista
antropologico".
A evidenziare l'arretratezza italiana in questo campo vi sono anche i
numerosi rapporti stilati da Akamai negli ultimi mesi, che pongono il
Belpaese quasi sempre al di sotto della media degli stati tecnologicamente
all'avanguardia. A sostegno di questa generale impressione vi è anche una
regolamentazione nebulosa, non supportata adeguatamente dal
Governo che
lascia trasparire, sempre secondo D'Angelo, una totale mancanza di visione
da parte dello stesso.
Gli accessi a Internet, specialmente nel Nord, passano attraverso un mosaico
di ISP di dimensioni medio-piccole che nella maggior parte dei casi
realizzano da sé la propria infrastruttura, sia che si tratti di fibra
ottica che di hotspot wireless. Il rischio di una Rete a più velocità, come
sottolineato da Pasquale Maria Cioffi, rappresentante al convegno la
Provincia di Milano, potrebbe comportare in futuro una maggiore differenza
di sviluppo culturale di soggetti di per sé simili ma residenti in aree con
diversa penetrazione delle infrastrutture di Rete. Sia che si tratti di
bambini o di aziende, la formazione e lo sviluppo si indirizzeranno in
maniera diversa a seconda della cultura del Web e della consapevolezza dei
servizi ad esso legati.
Gli operatori, da Telecom Italia a MC-link, sono concordi nell'affermare che
dovrebbe essere il Governo a rivestire il ruolo di promotore della
diffusione della banda larga: ma è stato fatto notare come, in mancanza di
un ministero dedicato appositamente al controllo delle telecomunicazioni,
risulti difficile immaginare sforzi ulteriori a quelli già prodotti.
Inoltre, come aggiunge Andrea Podda di Tiscali, ogni tentativo di garantire
l'accesso a Internet via WiFi, pubblico o privato, si scontra con la
legislazione italiana che, imponendo l'autenticazione dell'utente, impedisce
una fruizione agile di quello che invece dovrebbe essere un servizio da
sfruttare e implementare su scala nazionale.
A fare da contraltare alla teoria condivisa della necessità crescente di
banda vi è una questione sollevata da alcuni operatori circa l'effettiva
utilità dell'implementazione di nuove tecnologie, prendendo in
considerazione quelli che sono gli effettivi utilizzi - sia da parte di
aziende che di privati - della capacità di banda messa a loro disposizione:
i dati presentati mostrano un quadro in cui emerge la figura di un netizen
italiano poco consapevole delle potenzialità offerte dalla Rete. Anche i
fornitori di servizi, come ha ammesso Nadia Benabdallah di Vodafone, in
passato hanno commesso errori non affiancando al debutto di una tecnologia
un'efficace marketing, capace di dare quel boost fondamentale per la
definitiva consacrazione: è il caso della rete UMTS sviluppata da Vodafone
nel 2000, ma che fino al 2002 non ha visto un volume di traffico
consistente.
Si è parlato, in conclusione, anche del Decreto Romani: la domanda girata ai
presenti riguarda le motivazioni del Governo, bollato come broadcasting
oriented, che ha preferito equiparare Internet alla televisione e non
viceversa, ponendo in luce quelli che appaiono essere i limiti del testo di
legge entrato definitivamente in vigore il 30 marzo. Per l'ex ministro delle
Comunicazioni, Paolo Gentiloni, le modifiche seguenti la prima stesura
rappresentano sì un leggero miglioramento ma non sono sufficienti, tuttavia,
per eliminare ogni possibilità di fraintendimento: "Così facendo - ha
concluso l'esponente del PD - in futuro potrebbero scaturire molti
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