Abominevole uomo delle nevi: lo Yeti

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Lo Yeti ci lascia lo zampone

Esploratore russo sulle tracce dell'abominevole uomo delle nevi dopo aver ritrovato un grosso piedone con tanto di artigli. Apparterrebbe, effettivamente, a un animale sconosciuto

Caccia allo Yeti in Russia, sulle montagne dell'Altai, dopo il ritrovamento su un ghiacciaio di una enorme gamba pelosa con artigli. Un arto che non risulta essere di alcun animale conosciuto, vivente o scomparso. E ha quindi fatto pensare allo Yeti, l'Abominevole uomo delle nevi che è tradizionalmente ritenuto un abitante della Siberia. A trovare l'arto è stato l'esploratore e scalatore russo Serghiei Semionov, biologo di formazione, insieme ad alcune costole e frammenti del bacino.

9 gennaio 2004 - FONTE: Il Tempo.it
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ESPLORATORE RUSSO A CACCIA DELL’ABOMINEVOLE UOMO DELLE NEVI
Trova in Siberia una gamba mummificata: «Il piede ha gli artigli, appartiene a uno Yeti»

MOSCA — L'esploratore e scalatore russo Serghiei Semionov ha ritrovato lo scorso agosto su un ghiacciaio della catena siberiana dell'Altai un impressionante gamba pelosa con artigli. Un arto che, sulla base delle analisi sin qui effettuate, non è di alcun animale conosciuto, vivente o scomparso. Ed ha quindi fatto pensare allo Yeti, l'Abominevole uomo delle nevi che è tradizionalmente ritenuto un abitante della Siberia. Semionov, biologo di formazione, ha ritrovato l'intero arto inferiore in due successive spedizioni durante le quali ha riportato indietro anche alcune costole e frammenti del bacino.
La gamba in questione comprende la zona dal piede al ginocchio. La parte più importante, forse, essendo quella che grazie alla forma del piede e all'articolazione si rivela appartenente ad un essere che si muoveva eretto. La gamba, mummificata dal gelo, probabilmente risalente a migliaia di anni
fa, ma in stato di perfetta conservazione e ancora ricoperta di pelo rossiccio anche sotto il piede, apparteneva, secondo gli esperti che l'hanno esaminata, ad un essere adulto di altezza simile a quella di un uomo medio-alto, non più di 1,80 cm. Il piede potrebbe calzare una scarpa 43. Ed è proprio il piede a colpire: arcuato come quello dell'uomo, cinque dita di cui il più lungo, contrariamente a quel che avviene nell'uomo, non è l'alluce. E ha tre falangi, come nell'uomo, ma dotate di artigli. Potrebbe
essere il piede di un lupo se non fosse per l'articolazione del calcagno, e perchè così grande.
Le altre ipotesi sono egualmente cadute perchè nè i primati nè gli orsi vivono tanto in alto. Ma all'idea che fosse l'arto di un orso, qualcuno era rimasto attaccato. Sino a quando il dottor Iuri Kemer, dell'istituto di anatomia patologica veterinaria di Barnaul, nella repubblica dell'Altai, aveva comparato i tessuti e aveva detto: «No, non è un orso». E anche lui aveva finito per avanzare l'ipotesi dello Yeti.
Semionov è un siberiano quarantenne di poche parole che all'ipotesi dell'esistenza dello Yeti sembra giunto per averne tanto sentito parlare, durante le spedizioni ai confini di Cina e Mongolia, dai molti che dicono di averlo incontrato. «Ma mi ha sopratutto colpito il fatto - dice - che tutti gli sciamani cui ho mostrato l'arto, tra cui una donna, non hanno avuto dubbi. "E l'arto di uno Yeti" mi hanno detto, ed hanno compiuto dei riti magici». «Gli sciamani siberiani - spiega - considerano gli Yeti esseri
magici, appartenenti ad un'altra dimensione, che ogni tanto appaiono nella nostra. E mi hanno detto che io sono stato apparentemente scelto per comunicare con loro». «Ma - aggiunge con un mezzo sorriso - mi hanno avvertito che proprio rimuovendo la gamba sono stato la causa dei violenti
terremoti che da allora hanno colpito la regione dell'Altai». La prima scossa, fortissima, superiore ai 7 gradi Richter venne registrata due settimane dopo il ritrovamento di Semionov, avvenuto il 26 agosto.
Adesso Semionov sta organizzando una nuova spedizione sull'Altai, la prima davvero a caccia dello Yeti. Per ritrovare altre parti dell'essere misterioso ma anche, chissà, per trovarsi faccia a faccia con un esemplare ancora vivo.

giovedì 8 gennaio 2004

Fonte: Il Tempo

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La ricerca dello Yeti continua

Il misterioso arto ritrovato sui ghiacciai dell'Altai lo scorso agosto, sulla base delle analisi sin qui effettuate, non è di alcun animale conosciuto, vivente o scomparso; ha quindi fatto pensare allo Yeti,
l'Abominevole uomo delle nevi che è tradizionalmente ritenuto un abitante della Siberia.

L'esploratore e scalatore russo Serghiei Semionov sta organizzando una nuova spedizione sull'Altai, la prima davvero a caccia dello Yeti. Per ritrovare altre parti dell'essere misterioso ma anche, chissà, per trovarsi faccia a faccia con un esemplare ancora vivo. "Partirò a febbraio" dice precisando che con lui ci sarà un alpinista polacco, Wojciek Grzelak che afferma di essersi imbattuto in uno Yeti. Un compagno ideale. "E se c'é un alpinista o un esploratore italiano che voglia unirsi a noi, sarà il benvenuto".

Semionov ha ritrovato l'intero arto inferiore in due successive spedizioni durante le quali ha riportato indietro anche alcune costole e frammenti del bacino. La gamba, mummificata dal gelo, probabilmente risalente a migliaia di anni fa, ma in stato di perfetta conservazione e ancora ricoperta di pelo rossiccio anche sotto il piede, apparteneva, secondo gli esperti che l'hanno esaminata, ad un essere adulto di altezza simile a quella di un uomo medio-alto, non più di 1,80 cm.

Il piede potrebbe calzare una scarpa 43. Ed é proprio il piede a colpire: arcuato come quello dell'uomo, cinque dita di cui il più lungo, contrariamente a quel che avviene nell'uomo, non è l'alluce. E ha tre
falangi, come nell'uomo, ma dotate di artigli. Potrebbe essere il piede di un lupo se non fosse per l'articolazione del calcagno, e perché così grande. Semionov è un siberiano quarantenne di poche parole che all'ipotesi dell'esistenza dello Yeti sembra giunto per averne tanto sentito parlare, durante le spedizioni ai confini di Cina e Mongolia, dai molti che dicono di averlo incontrato. "Ma mi ha sopratutto colpito il fatto -dice- che tutti gli sciamani cui ho mostrato l'arto, tra cui una donna, non hanno avuto dubbi. 'E l'arto di uno Yetì mi hanno detto, ed hanno compiuto dei riti magici". "Vede - spiega l'esploratore russo - là sulle montagne, nei villaggi non è difficile incontrare gente che afferma di aver visto lo Yeti. E raccontano che ha più volte cercato di rapire donne e bambini".

Partirà da Barnaul insieme ai compagni, in automobile finché si può, e poi a piedi sino al ghiacciaio di Severo-Ciujski, verso il confine con la Mongolia, che raggiungerà in 24-36 ore, compresa una sosta notturna.
"Voglio tornare lassù a febbraio, quando c'é molta neve, perché si possono seguire le orme. Io credo - afferma - che se questo essere esiste è il pezzo mancante dell'evoluzione umana; chiamatelo Yeti se volete".

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Il ritorno dello Yeti 09-10-2003

Sulla catena montuosa dell'Antai a 3000 metri è stato ritovato un intero arto inferiore perfettamente conservato dal piede all'anca, risalente ad alcune migliaia di anni fa, ricoperta di pelo rossiccio.

Una spedizione alpinistica, guidata da Serghiei Semionov, si è imbattuta nei resti di una gamba dal piede fin sotto il ginocchio, mummificata dal freddo. Semionov ha immediatamente compreso l'importanza del ritrovamento in quanto l'arto era ricoperto di fitto pelo rossiccio, le dita del piede invece delle unghie avevano artigli. L'alpinista ha quindi portato l'arto a Barnaul, capitaledella repubblica dell' Altai, dove è stato deciso di organizzare una spedizione che ha portato ad un ulteriore ritrovamento: il resto della gamba dal ginocchio all'anca.

Gli esami ai raggi X non hanno dato una risposta certa sull'origine del ritovamento, vecchio di migliaia di anni ma non associabile a nessun essere vivente, uomo o animale. Avanzata quindi l'ipotesi che finalmente certificherebbe l'esistenza dell'abominevole uomo delle nevi, il leggendario Yeti. Pare però che l'epiteto della cratura BigFoot debba essere abbandonato: nonostante ci sia discordanza sulle misure effettive, il piede potrebbe essere classificato con un grazioso 36 o 39, secondo le diverse fonti.

Dalle leggende degli sherpa vi ricordiamo però che, se state seguendo uno yeti, piccoli o grandi i loro piedi sono rovesci e le loro orme al contrario; quindi se continuate nella direzione naturale dei piedi vi
allontanarete da loro!



Fonti: BBC news


 

The Origins of the Legend


 

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