| Alimentazione sana e naturale |
| Il corpo umano,
grazie ad una serie di meccanismi esistenti sin dai primordi, ha la capacità
di mantenere l'omeostasi, ossia la
costanza dell'ambiente interno. Una complessa catena di comunicazioni chimiche
tra gli organi ed il cervello ha lo scopo di autoregolare il peso corporeo
e la quantità-qualità dei nutrienti assunti.
In un famoso esperimento
degli anni '70, un gruppo di bambini è stato, dopo lo svezzamento,
lasciato libero di alimentarsi, scegliendo autonomamente tra un'ampia varietà
di alimenti (alcuni dei quali non proprio "salutari"). Si è constatato
che, dopo un iniziale periodo di assestamento, tutti i bambini si alimentavano
in maniera abbastanza corretta, senza eccedere con gli alimenti più
nocivi.
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| Perché
tale istinto viene perso?
Esistono numerose spiegazioni, esaminiamole: -L'uomo ha una buona, a volte ottima, disponibilità di alimenti. -L'alimentazione svolge un ruolo socializzante (si pensi alle cene d'affari). -L'educazione dei genitori, spesso, sostituisce questo istinto con ben altre abitudini (Non lasciare niente nel piatto... mangiare la carne è importante... il pranzo è finito alla frutta... non alzarti da tavola prima di avere terminato...etc). -Il cibo, assume, già nell'infanzia, il valore di sostituto dell'affetto parentale e di premio (si pensi al gelato che ci veniva promesso a patto che "fossimo stati buoni"). -Alcuni cibi stimolano la produzione di serotonina e di endorfine, a livello cerebrale, dunque causano un senso di benessere, che, spesso, sostituisce ben altri tipi di gratificazioni di cui la vita è, con noi, certe volte, stata avara. Questi e molti altri sono i motivi alla base della forte tendenza ad ingrassare che affligge una buona fetta dell'umanità "civilizzata". Tali errori colpiscono il singolo individuo e, su scala più ampia, l'intera società, su due fronti: quello sanitario (ipertensione, gotta, tossinfezioni, aterosclerosi...) e quello sociale ed economico (bilancia commerciale gravata dai comportamenti sbagliati, sprechi, sovraproduzione inutile, costi di smaltimento, impegno delle strutture sanitarie per la diagnosi e la cura delle malattie che presentano l'erronea alimentazione tra le concause). La parte del leone, in tutto questo marasma sociale, è svolta dalle aziende che si occupano (non certo gratuitamente) del dimagrimento, reale o presunto, volontario o forzato delle migliaia di cittadini che, intorno al mese di maggio, spaventati all'idea di dovere mostrare agli altri i rotoli di ciccia che l'inverno pietosamente nascondeva sotto ampi maglioni, decidono di porre rimedio (molto velocemente, per non soffrire troppo) ai loro problemi di peso. Il giro d'affari di tali "istituzioni" è sicuramente notevole, anche se nessuno, ancora, si è dato carico di calcolarlo, ma basta comunque osservare la pubblicità televisiva, intorno all'inizio della primavera, per rendersi conto di come, tra pillole, creme, pozioni, buste, sotitutivi del pasto, estratti vegetali ed molto altro, non ci sia che l'imbarazzo della scelta. Ed i risultati? E' noto a tutti come i risultati possano essere: -Nulli, in quanto la persona non riesce a perdere peso, per svariati motivi. -Mediocri, poiché vengono persi 3-5 chili, spesso con enormi sacrifici. -Accettabili, poiché si perde quanto si voleva. -Esagerati, poiché si assume un aspetto pallido ed emaciato. Se poi, a distanza di 2-6 mesi dalla dieta, ritorniamo ad esaminare quanto è rimasto di tali sforzi, ci rendiamo conto di come la gran parte dei "dimagriti" siano tornati ampiamente al loro peso precedente, spesso superandolo di un paio di chili, verso l'alto, mentre solo pochi "eletti" conservano, miracolosamente, ci verrebbe da esclamare, il peso faticosamente raggiunto. Perché solo pochi eletti? Una risposta potrebbe essere questa: Riuscite voi ad immaginare un "ricco" che impietositosi della povertà del mondo, possa dedicarsi ad opere di beneficienza, con cuore veramente sincero, riuscendo nel contempo a conservare per sé la ricchezza? Io penso che nessuno di voi riesca in questa enorme impresa della fantasia, e penso anche che il perché tale immagine non sia facile da visualizzare sia chiaro a tutti: Se il "ricco" deve aiutare i poveri, deve anche e soprattutto cambiare il suo modo di vedere la vita ed i rapporti con gli altri e chi, essendo generoso, potrebbe contemporaneamente essere molto ricco? Fuori dalla metafora, appare evidente come, nel nostro caso, la "ricchezza" sia il sovrappeso, causato da errate abitudini di vita (ed anche da fattori sociali, o da una imperfetta educazione alimentare) e come la "dieta", sia paragonabile ad un ritiro meditativo nel "deserto", utile, benefico, ma pur sempre limitato nel tempo: "nessuno aveva mai detto che io volessi fare l'eremita, così come nessuno aveva mai sostenuto che io dovessi rinunciare alla pastasciutta per sempre!", potrebbe dirsi chiunque aveva, con sommo sforzo, affrontato una dieta primaverile, con il solo scopo di rientrare negli abiti dell'anno precedente. Ed allora, terminato il ritiro nel deserto, si ritorna ai soliti, amati-odiati, ma benefici spuntini a base di crema di nocciole o di merendine alla crema, o peggio, al doppio piatto di spaghetti anti-stress, "perché di vita ce n'è una sola, e se vogliamo ben pensarci, al di fuori di una bella scorpacciata, cos'altro c'è di buono nella vita?". Chi pensa questo ha sicuramente ragione, in quanto è impossibile trascorrere una vita intera cibandosi di lattughine, carote e 30 grammi di formaggio "light"! D'altra parte, l'esercito dei magri, se osservato (con grande invidia) nelle proprie abitudini alimentari, dimostra di essere tutt'altro che parco e morigerato. Chi non ha mai osservato un amico magro, durante un lauto pranzo, domandandosi, con una certa rabbia e risentimento: "ma dove la metterà tutta questa roba? Ma come farà a restare così magro?". Poi, con un'alzata di spalle, quando ci spiegano che è solo un problema di "metabolismo", lento o veloce, con grande frustrazione ci domandiamo, in silenzio, perché a noi sia toccato quello lento e agli altri, invece, quello veloce... Ma, recenti ricerche sembrano dimostrare qualcosa di molto diverso: Se aveste la fortuna di osservare il comportamento successivo del "magro" dopo il pranzo luculliano, vi accorgereste che egli, durante le ore ed i giorni successivi, tende, in maniera del tutto trasparente, a compensare l'eccesso calorico, dovuto al lauto pasto, aumentando l'attività fisica (ad esempio, mentre voi dormicchiate, semidistrutti sul divano, vi chiede se desiderate accompagnarlo durante una lunga passeggiata digestiva), oppure saltando il pasto successivo (così, ad esempio, mentre voi vi accingete ad una frettolosa cenetta a base di salumi, formaggio e pane [1150Kcal!!], giusto per non andare a letto "a stomaco vuoto", vi telefona dicendo che lui ha sgranocchiato, di mala voglia, una mela [60Kcal]. per lo stesso motivo). Che individuo odioso! Ma che cosa avrà più di noi? Recenti richerche, appunto, tendono a dimostrare che egli, al contrario di noi, che portiamo in giro la "pancetta" con malcelato orgoglio, deve il suo ventre piatto al buon funzionamento dei cosiddetti "segnali di sazietà", ossia quei segnali chimici che le cellule inviano al cervello per riferigli lo stato nutrizionale del corpo. Un buon esempio di corretto segnale di sazietà lo si può avere in questo modo: Proviamo a degustare dello zucchero da cucina, a cucchiaini, annotando su un foglio di carta la sensazione che questo alimento ci trasmette. 1 cucchiaino: buono, dolce. 3 cucchiaino: gradevole, dolce. 5 cucchiaino: dolciastro, leggermente fastidioso. 7 cucchiaino: sgradevole, troppo dolce, dà fastidio ai denti, fa venire una leggera nausea. 10 cucchiaino: repellente, eccessivamente dolce, nauseante, ho un discreto senso di nausea. Se proviamo ad eseguire su di noi questa esperienza, a patto di non essere diabetici, ci accorgeremo con chiarezza che, se lo zucchero non è cambiato (e non lo è), allora qualcosa dentro di noi deve essere cambiato! Ecco un esempio di "segnale di sazietà", le cellule, attraverso quel senso di nausea, vi trasmettono un segnale di stop! Ma, attenzione, se vogliamo, noi, in quanto animali superiori, possiamo decidere di ignorarlo e proseguire, per pura golosità. Chi di noi, al termine di un lauto pasto, si è mai sentito di rinunciare ad una fetta di torta solo perché si sentiva sazio... credo nessuno, eppure il nostro amico "magro" ha la sfacciataggine di farlo! Con opportuni metodi, ad esempio di training autogeno, è possibile riabituarsi a sentire i "segnali di sazietà" che sono stati soppressi dalla volontà di mangiare "di più e meglio" ed allora, in un baleno, senza grossi sforzi, anche noi torneremo magri più e meglio del nostro invidiato amico! Volendo comunque provare ad affrontare una dieta, bisogna ricordare quanto segue: -Non esiste il prodotto dimagrante, ma solo la nostra buona volontà, che ci permette di diminuire l'apporto di nutrienti ed anche di dedicarci ad un po' di attività fisica. -Le maggiori soddisfazioni si hanno seguendo un dieta non eccessiva ed incrementando abbastanza l'attività fisica. -L'alimentazione, anche se ridotta, deve comprendere tutti i principi nutritivi fondamentali. -Nessuna dieta deve scendere sotto le 1000 Kcal al giorno e deve comunque fornire almeno il 60% delle calorie sotto forma di carboidrati, il 28% in grassi ed il resto in proteine, più una discreta dose di sali minerali e vitamine. -Diffidare delle prescrizioni miracolose, a base di"erbe", fatte confezionare dal farmacista, perché spesso nascondono delle sostanze amfetamino-simili. -Assumere ogni giorno un alimento per ognuno dei seguenti gruppi: Pane, pasta, riso, cereali vari (carboidrati e fibre) Carne, pesce, uova (proteine) Latte, yoghurt, formaggi (proteine e calcio) Legumi (carboidrati, fibre, potassio, ferro, zinco, rame) Olii e grassi (acidi grassi essenziali, vitamine liposolubili, energia) Frutta ed ortaggi (vitamine e sali minerali). Naturalmente, chiedete al vostro dietologo o medico di famiglia, di indicarvi le quantità più opportune di ciascun nutriente. |
Una ricorrenza importante |