Lugano Ticino Svizzera Italiana. Attualità, economia, cultura, politica, curiosità, fatti e misfatti di vita del Canton Ticino

Un'altra faccia del Canton Ticino

Gentili Signore, Egregi Signori,
desidero porre alla vostra attenzione il testo integrale dell'interrogazione di Giuseppe. B. Arigoni (PS) rivolta al Consiglio di Stato e riguardante il caso del Centro per l'accoglienza di bambini vittime di violenza "Demetra", chiuso per volontà del DOS alla fine di dicembre 1999. Mi sono assunto l'onere di effettuare questa operazione di mailing per colmare un certo "vuoto informativo" venutosi a creare intorno al coraggioso atto parlamentare di Arigoni e per scongiurare il rischio di un ennesimo insabbiamento mediatico e politico delle gravi questioni che l'atto stesso denuncia.
Nello scusarmi anticipatamente per questa - spero considerata non grave - "intrusione", colgo l'occasione per porgere a tutte/i l'augurio di un buon anno.

Bruno D'Ottavio

PS. Vi sarei grato se poteste rinviare ai vostri contatti il testo integrale di questo messaggio.
 

Testo dell'interrogazione

In questo periodo natalizio, dove tutti cercano di essere più buoni e tutti i discorsi sono impregnati di falsa solidarietà, con immagini di famiglie felici, con bambini sani al centro della loro vita, mi sono ricordato dei bambini maltrattati e abusati sessualmente che vivono qui da noi, in Ticino.
Secondo le statistiche non sono pochi, già la Signora Pesenti, quando era ancora magistrato dei minorenni, in un articolo del 13 aprile 1993 scriveva: " In Ticino abbiamo una sessantina di denunce all'anno e recenti studi appurano che le situazioni denunciate sono circa il 5% dei reati consumati". In poche parole voleva dire che in Ticino era possibile ci fossero circa 1200 bambini maltrattati e non da extraterrestri ma dai propri genitori o parenti (dal papà, dalla mamma, dal fratello, dal nonno). E questo succedeva e succede anche in famiglie ticinesi. Era un discorso che si portava avanti da alcuni anni attraverso i media per cercare di sensibilizzare e informare la popolazione in funzione preventiva, per cercare di evitare le violenze e gli abusi sui bambini. Non c'era però una strategia d'aiuto alle vittime che subivano queste violenze. Come sempre, qualcuno cantava fuori dal coro e in un articolo del 1996 il Dr. Ferruccio Bianchi diceva di non drammatizzare la situazione e alla domanda: " Ci sono medici specialisti che si battono affinché l'incesto venga denunciato. Fanno anche loro del terrorismo?" rispondeva: "Penso che stiano esagerando".
In tutti i casi in quel periodo c'era una forte preoccupazione nei confronti di questo fenomeno di violenza familiare che adesso, dopo la chiusura del Centro Demetra, sembra sparita assieme ai bambini maltrattati. Anche il magistrato dei minorenni Silvia Torricelli, nel suo lavoro finale per il corso di perfezionamento universitario "L'abuso all'infanzia" dicembre 2000 , scrive:
"Sino ad oggi il centro (unità generalista di pronta accoglienza collocato c/o Istituto Torriani Mendrisio) non ha fortunatamente ancora dovuto accogliere minori vittime di maltrattamenti o abusi sessuali".

1) Ma come, il magistrato dei minorenni non dovrebbe essere preoccupato che dopo la chiusura attuata troppo in fretta del Centro Demetra, sfruttando una campagna denigratoria, nessuno trova il coraggio di denunciare situazioni che si sa esistono?

2) I vari funzionari e la direttrice del DOS non devono sentirsi preoccupati e forse non al loro posto per questo anomalo silenzio?
 

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Opposizione al Centro Demetra e chiusura
Demetra presentò, nel maggio 1996, il proprio progetto di Centro di pronta e temporanea accoglienza e di presa a carico globale del minore maltrattato agli allora Consiglieri di Stato Alex Pedrazzini e Pietro Martinelli (non era ancora definito quale dipartimento avrebbe gestito la materia) i quali, dopo attenta lettura e sulla base di una serie di dati raccolti da Demetra, che indicavano l'esistenza di una massa critica sufficiente a giustificare la realizzazione di un Centro di quel tipo in Ticino, diedero il loro assenso per la realizzazione di massima del progetto. Piatti forti di questo progetto erano la descrizione di un processo d'intervento (chi fa cosa, quando e perché), che teneva principalmente e finalmente conto dello stato e dei bisogni delle piccole vittime di violenza in famiglia, e la creazione di un Centro di pronta accoglienza quale luogo per la protezione e la cura di questi bambini in grado di svolgere anche la valutazione dei genitori cercando di recuperarli al loro ruolo. 

Un progetto pilota riconosciuto a livello Svizzero anche dall' on. Dreifuss che diede un finanziamento di 30.000 franchi e che prendeva esempio da due centri di Milano (Centro del Bambino Maltrattato e per la cura della crisi familiare (CBM) ed il CAF (Centro Aiuto al bambino maltrattato e alla Famiglia in crisi) riconosciuti a livello europeo. In questi centri vi lavorano dei professionisti le cui pubblicazioni scientifiche rappresentano dei riferimenti importantissimi per tutti coloro che si occupano del tema della violenza sui minori. La dr.ssa Malacrea del CBM, una delle più autorevoli esperte in quest'ambito, è stata scelta per questo motivo come supervisora del Centro Demetra e ha collaborato, con la dott.ssa De Marco sempre di Milano, nella redazione delle psicodiagnosi sui bambini vittime di violenze.. 
Se i due consiglieri di Stato erano favorevoli al progetto non così i funzionari che cercarono in ogni modo di frenare questa esperienza. Rompeva il solito lavoro di routine svolto allo stesso modo negli anni. Già la richiesta d'introdurre la novità delle psicodiagnosi ha dovuto faticare non poco per ottenere il consenso e ciò malgrado l'importanza di questa valutazione fosse conosciuta e malgrado si sapesse che in Ticino non vi fossero persone in grado di svolgerle. La richiesta invece di far svolgere la valutazione dei genitori da collaboratori facenti parti dell'équipe del Centro che avessero ampia esperienza professionale e di studio nell'ambito non fu concessa. Il mandato fu invece affidato ad operatori dei servizi (UIR) alle prime esperienze professionali nell'ambito e generalmente privi di una formazione nello specifico. Operatori inoltre già impegnati in tutta una serie di altre incombenze. Il Centro Demetra, invece di collaborare con solo due terapeuti affiliati alla sua équipe, con il compito di valutare e recuperare laddove possibile il o i genitori/e, fu costretto ad avviare una collaborazione con 17 persone (no. Totale membri UIR), i quali a loro volta si stavano giusto orientando nel loro nuovissimo ruolo di membri UIR.
Anche la "scelta" del personale educativo è stata difficile, proprio a causa della precarietà che caratterizzava l'esperienza del Centro , prima diedero un termine di 2 anni, poi volevano (Commissione Lav e funzionari del DOS) tirare le somme dopo soli 3/6 mesi.

Assunsero, per un certo periodo, personale ad ore, ponendo un primo termine per la fine del progetto ad 1 anno ma con la possibilità, se tutto avesse funzionato, di una seconda fase di un altro anno, e così è stato.
Scaduto il secondo anno, ci fu il caos più totale, il personale rimase senza datore di lavoro perché la Fondazione Casa S. Felice si rifiutò di continuare il rapporto contrattuale, non sapeva fino a quando avrebbe lavorato, prima si disse agosto 2000, poi improvvisamente fine 1999 (lavoravano senza alcuna copertura assicurativa e senza datore di lavoro durante tutto il mese di settembre '99, tutto in una situazione di totale precarietà nelle assunzioni (assunzioni ad ore, contratti a termine, lavoro su chiamata, un po' come fanno per il personale avventizio nei grandi magazzini).
E' chiaro che a queste condizioni, che si sono protratte per tutto il periodo di apertura del centro, era difficile trovare candidati/e idonei con una solida esperienza professionale e di studio.
La prima educatrice venne assegnata pochi giorni prima dell'arrivo di un bambino e solo perché il collocamento, in via eccezionale, poté essere preventivato; era Natale '97 e si dovette cercare qualcuno disponibile ad iniziare una nuova attività professionale a partire dal 6 gennaio '98. Si trovò solo una giovane alla prima esperienza professionale.

3) Perché non fu messa in campo tutta la disponibilità finanziaria e  logistica possibile perché questo progetto pilota a livello svizzero
funzionasse? 

4) Perché, sapendo che i bambini maltrattati non erano pochi, non si è preparata una équipe di educatrici pronte a svolgere il loro lavoro prima che arrivassero i bambini?

5) Perché si puntò più sul risparmio finanziario che sull'aiuto ai bambini abusati?

6) Chi era contrario a questo progetto e perché ?

7) Perché il progetto iniziò "amputato" di una delle sue principali e innovative componenti per cui il difficile lavoro di valutazione dei genitori venne attribuito alle UIR e non , come richiesto da personale specialistico facente parte di un'unica équipe del Centro Demetra ?

8) Perché non in tutti i casi di bambini accolti al Centro, furono svolte le valutazioni psicologiche sui genitori delegate alle UIR?

9) Perché le UIR non sono state anch'esse valutate nel loro operato dato che sono nate quasi in concomitanza con il Centro Demetra?

10) Solo perché la loro esistenza era già ancorata al Regolamento  Cantonale di applicazione Lav del 1996 ?

11) E' vero che la maggior parte delle situazioni accolte al Centro Demetra erano già note da tempo dai servizi sociali ?
 

Caso del bambino X
In un comune del luganese c'era una famiglia (dico c'era perché adesso è scappata a in Svizzera francese) che negli anni é riuscita ad adottare 6 bambini, tutti di colore e con problemi fisici. Una con un solo rene, un altro poliomelitico sulla sedia a rotelle, un altro con una malattia alle ossa, un altro con problemi al cuore e l'ultima cieca. 

12) Come ha potuto questa famiglia ottenere tutte queste adozioni ?

13) E' vero che la famiglia in questione aveva anche inoltrato domanda per una settima adozione, domanda poi bloccata dal Tutore ufficiale ?

14) All'epoca, un membro della commissione adozioni era un parente della famiglia in discussione (cognato); quanto ha influenzato la sua presenza sulle scelte fatte?

15) E' lui che ha dato le garanzie sulla serietà di questa famiglia?

16) Come mai le ultime adozioni sono state concesse con il parere 
contrario del tutore cantonale?

17) Quali erano i motivi delle sue opposizioni?

18) Non tutta la commissione era d'accordo con le adozioni, quali erano le motivazioni delle opposizioni? 

All'inizio del 1999 la famiglia X è in crisi totale nella gestione dei bambini adottati e la Delegazione tutoria (DT) segnala il caso al Ministero pubblico per violazione del dovere di assistenza e di educazione. In seguito uno dei bambini viene accolto d'urgenza al Centro Demetra. La DT si è mossa dopo una serie di segnalazioni da parte dei docenti, dei vicini, dopo vari rapporti e lettere risalenti al 1998 che denunciavano atti di maltrattamento molto gravi anche su altri figli.
Il bambino, portato al Centro Demetra direttamente dalla scuola, era stato accompagnato dai docenti con la polizia, e questa azione, raramente attuata in Ticino, documentava perfettamente la gravità della situazione (il 22 dicembre 2000 il Tribunale d'Appello ha respinto il ricorso dei genitori contro l'allontanamento del figlio). Per difendere i docenti dall'aggressività del genitore, un poliziotto della cantonale, ha dovuto stazionare per 15 giorni fuori dalla scuola.
Al Centro Demetra la sera stessa il bambino viene visitato dal pediatra che nota diverse vecchie cicatrici da taglio; piccoli, vecchi e recenti, ematomi e lesioni cutanee alla cosce davanti. Il segretario della magistratura dei minorenni sente in audizione il bambino che conferma tutta una serie di maltrattamenti subiti dai genitori precedentemente verbalizzati ai docenti e anche al presidente della Dt. Nello stesso tempo si cerca di stabilire una strategia per il ricupero del bambino e dei genitori che, secondo le diverse testimonianze raccolte, maltrattavano anche altri figli. All'Unità d'Intervento Regionale (UIR) di Lugano fu dato l'incarico di effettuare una valutazione del nucleo familiare del bambino. In realtà però l'incarico venne assolto con la fattiva collaborazione del dr. Bianchi che non solo non è membro dell'UIR ma aveva già svolto rapporti di valutazione di idoneità sui genitori per le adozioni di alcuni dei sei figli. E' difficile che smentisca sue precedenti perizie che stabilivano l'idoneità di questa famiglia. La vicenda si trascina per alcuni mesi con i genitori che minacciano i docenti e fanno non poche pressione sugli operatori del Centro Demetra insistendo per riavere il bambino, richiesta in seguito fatta anche dal noto psicoterapeuta, cognato dei genitori, il quale insiste perché il Dr. Bianchi possa occuparsi lui del bambino. Il bambino più volte esprime la sua paura a rientrare a casa, ma a metà aprile viene riconsegnato alla famiglia.
Il compito di seguire questo bambino e sostenere psicologicamente la famiglia viene affidato al Dr. Bianchi mentre la sorveglianza educativa alle due assistenti sociali dell'UIR del Servizio sociale di Lugano che avevano richiesto il rientro immediato del bambino in famiglia.

19) E' vero che il Centro Demetra ha scritto e sottolineato più volte di essere contrario - perché troppo rischioso in quanto mancavano dei seri presupposti di cambiamento nei genitori - ad un rientro immediato del bambino in famiglia come invece richiesto quasi subito dalla UIR ?

20) E' vero che a distanza di tempo, il Centro Demetra fece nuovamente presente tutta una serie di preoccupazioni ma che, di fronte alle garanzie di cambiamento nei genitori fornite dall'UIR incaricata della loro valutazione, ha poi dovuto cedere alla volontà dell'UIR e operare, ponendo però precise condizioni, per un graduale riavvicinamento del bambino alla famiglia?

21) E' vero che le condizioni poste dal Centro Demetra vennero meno da parte dell'UIR che richiese di nuovo un rientro in tempi brevissimi del bambino?

22) E' vero che il Centro Demetra fece nuovamente presente sia  le sue perplessità, sia la sofferenza manifestata dal bambino, sia il rischio per un rientro così rapido in assenza delle condizioni minime stabilite? 

23) E' vero che alla fine, non essendo più possibile gestire la conflittualità sorta con genitori ed UIR, il Centro Demetra fu costretto al classico getto della spugna ed in sostanza a rinunciare alla protezione del bambino in questione perché isolato e non in grado di continuare ad opporsi all'apparato.

24) Se in questa famiglia non c'erano problemi come mai è stato dato il sostegno psicologico ?

25) E perché proprio al dr. Bianchi ?

26) I maltrattamenti se li sono inventati la Delegazione Tutoria, i docenti, i vicini?

27) Mania di protagonismo?

28) Devono essere messi tutti in analisi?

La famiglia, senza avvisare nessuno, scappa in Svizzera francese e il Dr. Bianchi penso faccia molta fatica a sostenere ed aiutare questa famiglia e le due assistenti sociali, nonché membri dell'UIR, a proteggere i sei bambini.

30) Il servizio sociale, il famoso cognato psicoterapeuta, il Dr. Bianchi e anche i funzionari del DOS come possono sostenere la famiglia e controllare che i bambini non continuino ad essere gravemente maltrattati se questi vivono in Svizzera francese?

31) Qualcuno ha avvisato la Delegazione tutoria e le strutture sociali del nuovo comune di domicilio della famiglia X? 

32) Se sì in che termini ?

33) Sono state indicate anche delle misure di protezione da attuare, se no sulla base di quali rapporti ?

34) Quelli redatti sempre dal UIR di Lugano con il dr. Bianchi ?

In novembre dalla Svizzera francese i genitori denunciano (e lo fanno solo dopo 7 mesi dalla dimissione del figlio dal Centro e solo due mesi dopo che la Direzione del Centro aveva segnalato in magistratura dei minorenni le voci che i genitori avevano messo in circolazione sui presunti fatti di abuso), alla magistratura dei minorenni, due bambine di 7 e 11 anni che avrebbero abusato sessualmente del loro figlio quando era ricoverato al Centro Demetra. Il bambino all'epoca aveva 9 anni e secondo i docenti era molto aggressivo (probabile reazione ai gravi maltrattamenti subiti in famiglia) e minacciava anche le educatrici. I genitori prima di denunciare i presunti fatti decidono di darne pubblicità chiedendo ad un deputato di fare un atto parlamentare. Questo dà un'opportunità inaspettata (ma già nel preventivo 2000 era stato levato il contributo al Centro) alla direttrice del DOS e ai suoi funzionari di chiudere il Centro prima del tempo stabilito, senza fare una analisi seria del lavoro svolto, ma cavalcando il clamore suscitato nel cantone dalla vicenda dei presunti abusi tra bambini. Eppure c'erano testimonianze di diverse Delegazioni tutorie, rapporti di vari enti (per la precisione 21 tra rapporti e prese di posizione) tra cui quelli dell'istituto Paolo Torriani, del Servizio psico-sociale di Bellinzona, dell'Ufficio di vigilianza sulle tutele e curatele, Bellinzona, della Magistratura dei Minorenni, Lugano, che esprimevano elogi al lavoro svolto al Centro Demetra.

35) E' stata fatta un'analisi seria del lavoro svolto al Centro Demetra? 

36) Se si da chi?

37) E con quale specifica competenza ed esperienza nell'ambito  dell'intervento educativo e terapeutico con bambini vittime di gravi violenze e le loro famiglie ?

38) Dai funzionari contrari al progetto?

39) E' vero che la signora Pesenti, all'epoca, ha chiesto esplicitamente di partecipare e ha partecipato al sottogruppo della Com. Lav incaricato di dare indicazioni sulla prosecuzione dell'esperienza del Centro Demetra?

40) Dal momento che era un progetto pilota a livello Svizzero è stata coinvolta la confederazione nella decisione di chiusura?

41) Come mai a 14 mesi dalla denuncia il magistrato dei minorenni non si esprime ancora?

42) E' normale che due bambine piccole restino sotto inchiesta con la pesante accusa di violenza sessuale per un periodo così lungo?

43) Si sta forse aspettando che i genitori di quei sei bambini maltrattati lascino la Svizzera?

44) La signora Pesenti, che all'epoca faceva parte della  commissione adozioni, era quindi a conoscenza della problematicità  della famiglia quando ha risposto all'interpellanza Buzzi ?

45) Che tipo di preparazione ricevono i procuratori che devono trattare le violenze sessuali su bambini?

46) Devono passare da un'inchiesta sulla mafia ad un abuso sessuale fatto a una bambina o a un bambino di 3 anni con la stessa disponibilità e preparazione?

47) Nell'interesse del bambino vittima di violenza e in subordine è anche a nell'interesse delle varie inchieste è importante che vi sia, nel rispetto delle reciproche autonomie, sinergia fra l'intervento penale,  l'intervento civile e l'intervento di cura. Chi coordina il tutto ?

48) Con quale specifica competenza, in base a quale modello di riferimento e con quali criteri ?

Adesso che il Centro Demetra è chiuso i bambini vittime di violenza verranno (finora infatti non ci sono stati collocamenti) portati all'unità generalista di pronta accoglienza e poi riconsegnati entro tre mesi alle famiglie secondo il motto "meglio una cattiva famiglia che un istituto" ? Anche su questo bisognerebbe mettersi d'accordo! Cosa vuole dire "cattiva" famiglia? Perché se c'è un padre che abusa di un figlio o di una figlia di 4 o 5 anni, il termine "cattiva" mi sembra molto riduttivo. In tutti i casi adesso, secondo le nuove strategie, i bambini che non possono ritornare a casa verranno collocati anche presso famiglie affidatarie SOS.

49) L'unità generalista (detta PAO) accoglie ospiti dai 4 ai 15 anni d'età portatori di tutta una diversità di problematiche (possono essere ad es. accolti anche minorenni autori di reati !) e non viene più svolto un mirato intervento specialistico, come era invece previsto al Centro Demetra, in favore dei bambini vittime di violenza e dei loro familiari.

Perché?

50) In base a quali indicazioni, quelle della sottocommissione Lav ?

51) E perché i bambini più piccoli di 4 anni vittime di violenza, continuano ad essere collocati, quando è necessario un loro allontanamento dalla famiglia, in strutture non specificatamente formate e attrezzate per la loro accoglienza o nelle famiglie SOS ?

52) Quante ce ne sono in Ticino di famiglie affidatarie disposte ad 
accogliere questi bambini?

53) Come vengono preparate a dover convivere con bambini che si portano addosso dei traumi tremendi e possono essere violenti con gli altri e con se stessi?

54) Chi segue queste famiglie, gli stessi che hanno lasciato scappare i genitori dei sei bambini adottivi?

55) Qual è la formazione (non informazione ! ) specialistica dei membri delle UIR nell'ambito della gestione delle situazioni di violenza prima di entrare nelle UIR e quale formazione approfondita è stata data loro nel corso dell'incarico quali membri UIR ? 

56) Chi supervisiona il loro lavoro ?

57) Quanti membri delle UIR hanno già lasciato l'incarico ?
 
 

Chiedo quindi al CdS di rispondere alle domande sollevate in questa mia interrogazione invitandolo ad evitare però che le risposte vengano fornite da chi è coinvolto in questa brutta storia. Ritengo sia necessario nominare una commissione di periti esterni, possibilmente che arrivino da fuori cantone, per svolgere un' inchiesta seria che tenga conto degli interessi dei bambini e non dell'apparato.

Magliaso, 3 gennaio 2001 Giuseppe Bill Arigoni

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