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LE BANCHE SVIZZERE:
SE SEI POVERO TI
"SPENNIAMO"
Nelle grandi banche chi ha pochi soldi paga più spese dei milionari. L'Inchiesta ha confrontato costi e interessi dei conti salario. Le differenze sono enormi. Chi sceglie il conto salario presso la banca sbagliata rischia di perdere centinaia di franchi all'anno. Lo dimostra un confronto dell'Inchiesta. Le grosse banche Ubs e Credit Suisse penalizzano chi ha pochi soldi con spese esorbitanti. Solo per la tenuta del conto chi ha meno di fr. 10 mila (fr. 25 mila al Credit Suisse) paga fr. 72.- all'anno anche se non effettua operazioni. La più generosa è la Banca Raiffeisen. Con un deposito unico di fr. 200.- si diventa soci e si può approfittare di condizioni di favore: nessuna spesa sulle operazioni di base e un interesse del 2%.
Può riciclarmi 50 milioni? Simulando un traffico di denaro sporco, L'Inchiesta ha contattato 35 fiduciari e avvocati di Lugano. Ecco le loro reazioni. A parole i fiduciari e gli avvocati ticinesi sono contrari al riciclaggio di denaro sporco. Ma in realtà? L'Inchiesta ha simulato un traffico di 50 milioni di narcodollari dal Sudamerica al Ticino. Per nasconderli in una banca di Lugano ha inventato una "garanzia bancaria" chiedendo aiuto a 35 fiduciari e avvocati. Alcuni hanno respinto l'offerta. Altri hanno mostrato interesse. "Sono un commercialista italiano e vorrei trasferire dal Brasile a Lugano una garanzia bancaria di 50 milioni di dollari". Con queste parole in ottobre un giornalista dell'Inchiesta ha contattato 35 fiduciari e avvocati del Luganese. In cambio dell'aiuto il finto commercialista avrebbe versato una commissione "tra l'1% e il 2%". 50 milioni di dollari sono 87 milioni di franchi svizzeri. Per un lavoretto di pochi giorni l'avvocato o il fiduciario avrebbe così intascato tra 870 mila franchi e 1,7 milioni. Un'offerta che puzza di riciclaggio lontano un miglio e che la maggior parte delle persone contattate ha subito respinto. Una su tre ha invece mostrato interesse. La mafia sudamericana usa le garanzie bancarie per nascondere in Svizzera i proventi delle attività criminose, in particolare del traffico di droga. "È sconsigliabile immischiarsi in un'operazione del genere" dice all'Inchiesta un addetto ai lavori. "Più allettante è il guadagno proposto e più verosimilmente l'operazione può riservare spiacevoli conseguenze. Nella maggior parte dei casi una garanzia bancaria di questo genere serve a riciclare denaro sporco tramite un'operazione commerciale fittizia". Perché allora gli avvocati e i fiduciari hanno mostrato interesse alla transazione? Erano davvero disposti a organizzare il trasferimento del denaro? Desideravano davvero intascare il compenso principesco? Oppure hanno fatto finta di interessarsi al trasferimento di denaro, per cogliere il riciclatore con le mani nel sacco e denunciarlo alle autorità? Nessuno potrà mai dirlo. Finora le segnalazioni alle autorità anti-riciclaggio sono state poche. E quelle poche sono arrivate soprattutto dalle banche. Le denunce di fiduciari e avvocati sono rarissime. Tra le persone che hanno mostrato interesse al trasferimento dei 50 milioni di dollari ci sono nomi conosciuti. Altri personaggi influenti siedono nei consigli d'amministrazione delle società contattate. Ecco chi sono: Il consigliere di Stato Marco Borradori (Lega) detiene il 50% del capitale della società Fidebo. Suo fratello Mario Borradori ha l'altro 50%. È lui che è stato contattato dal giornalista dell'Inchiesta in incognito. Secondo i due fratelli la Fidebo sarebbe una sorta di cappello alle attività fiduciarie dello studio legale Borradori e non avrebbe mai fatto utili. Creata nel 1994, la società è sospettata dalle autorità inquirenti di aver assorbito tutte le attività redditizie del padre Elio Borradori, fallito proprio nel periodo in cui è stata creata la società. Secondo alcune fonti, vi sarebbero gli estremi per il reato di bancarotta fraudolenta visto che queste società continuerebbero a rendere degli emolumenti oltre ai normali onorari per prestazioni legali. Le somme in gioco sono consistenti. Prima di fallire Elio Borradori era amministratore di circa 400 società anonime con sede a Lugano, Panama, Irlanda e Liechtenstein. |
Indice
Hot Canton Ticino I nomi degli adepti Le logge in Ticino Affari poco chiari La piovra Ticinese Il segreto di Corti Un inchiesta de "L'Inchiesta"
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Nel 1997 il ministero pubblico ticinese avvia una raccolta di informazioni preliminari sulla Fidebo. Elio Borradori, 73 anni, è in attesa di processo. Nel 1994 all'avvocato luganese viene affidata una cospicua somma di denaro, attorno ai quattro milioni di franchi. Il suo compito: trasferire i soldi in Svizzera. Secondo il settimanale Il Caffè, la somma proveniva da un importante esponente lombardo della Lega Nord consigliato a sua volta da un "pezzo grosso" di Forza Italia. Questo avrebbe detto: "Borradori è la persona giusta per trasferire il denaro". ° Enrico Pagani è stato amministratore delle cliniche di Renzo Realini prima che lo psichiatra luganese venisse incarcerato per una colossale truffa. Gli affari di Pagani sono aperti a 360°: siede nei consigli d'amministrazione di numerose società: Residence Montalbano, Residence Il Bosco, Hotel Principe Leopoldo e Residence Collina d'oro. Queste società anonime hanno sede a Panama e sono amministrate dall'avvocato Marco Gambazzi. L'Hotel Principe Leopoldo è stato amministrato per anni da Pierluigi Sicilia ed è stato teatro del "giallo di Gentilino", il tentato omicidio del napoletano Ferdinando Perrella. L'ex procuratore pubblico Venerio Quadri siede nel consiglio d'amministrazione della società Alba Fiduciaria. Anche questa ha mostrato interesse alla transazione. Venerio Quadri deve molta della sua celebrità al ruolo della pubblica accusa nel processo al brigatista rosso Alvaro Baragiola. È stato anche l'avvocato di Francesco Prudentino (il braccio destro del boss mafioso Gerardo Cuomo). Per conto di Prudentino ha chiesto il dissequestro di soldi confiscati dalla magistratura. Ancora oggi Venerio Quadri svolge una funzione di magistrato: come giudice supplente partecipa ad alcuni processi. Pierluigi Sicilia, da tre anni cittadino svizzero, è legato alla vicenda Rodriquez, complessa transazione finanziaria che all'inizio degli anni '90 in Italia ha suscitato molte polemiche. Il suo nome compare in alcune grosse società anonime come Geam (la società contattata dall'Inchiesta), I Giardinetti, I Cortiletti, Il Conventino e Sofinvest. Ha rapporti d'affari con Franco Ambrosetti e con l'avvocato Francesco Jelmini di Lugano. Anche l'avvocato Cesare Forni, personaggio poco noto nell'ambiente politico-economico luganese, interessa da vicino l'autorità inquirente italiana. Alcuni suoi clienti sono sospettati di evadere il fisco. Tuttavia non sono finora stati raccolti elementi tali da aprire un'inchiesta. Fulcieri Kistler è membro del consiglio di amministrazione della Sofipo Fiduciaire, una società contattata dall'Inchiesta. Questo alto graduato dell'esercito è stato per molti anni direttore regionale della banca Ubs. Oggi cura i rapporti con il mondo economico per l'Università della Svizzera Italiana e dirige i consigli d'amministrazione delle cliniche Ars Medica e Sant'Anna. Il nome dell'avvocato Marco Gambazzi compare nello scandalo dei soldi di Bettino Craxi depositati in Svizzera e nel crack della Banca di Calvi. È stato indagato per il crack della fiduciaria canadese Castor all'inizio degli anni '90. Gambazzi non è mai incappato in una condanna e oggi divide il suo studio legale con Giampiero Berra, molto amico di Franco Masoni (ex consigliere agli Stati Plr). Con Masoni, Berra era nel consiglio d'amministrazione della società Fulcro (quando il Giornale del Popolo la accusò di vendita di armi). Oggi Berra è membro del consiglio di amministrazione della Archiconsult di Giorgio Giudici (sindaco di Lugano Plr). L'avvocato Stefano Guggiari è membro del consiglio di amministrazione dell'Hockey club Lugano ed è uno dei promotori del progetto casinò ad Agno. Stefano Arnold della Arnold and partner, era il patrocinatore di Jürg Leuthold proprietario del residence Bellariva in cui ha sede il bar Tortuga (locale luganese a luci rosse). Arnold ebbe un momento di gloria come legale di uno degli imputati del giallo di Gentilino. L'avvocato Paolo Merlo (consigliere comunale liberale radicale) è amministratore della società Sasac (proprietaria del bordello illegale annesso al bar Oceano, ora chiuso dalla polizia). Merlo è stato per anni amministratore della società che gestiva il settimanale Gazzetta Ticinese, oggi defunto. È tuttora amministratore della società Adasi che ha sede nello studio legale di Davide Enderlin. La ditta Tradefidam, Merlo collabora con la Tecsedo amministrata da Enderlin. Giorgio Foppa (M.B.I.) siede nel consiglio d'amministrazione della banca privata Rotschild in compagnia di Enrico Pagani. Foppa siede in un gran numero di consigli di amministrazione insieme al fiduciario Claude Lelais che ha percepito onorari dalla Findeluca del controverso finanziere italiano Ugo De Luca. Diego Lissi, anche lui consigliere comunale a Lugano, è considerato vicino al finanziere ticinese Tito Tettamanti. Secondo alcune fonti, i due avrebbero rotto le relazioni a metà degli anni '80 dopo che Tettamanti gli avrebbe negato il posto di direttore della Fidinam. Altri affermano che Lissi è diventato il gestore di alcune attività segrete di Tettamanti. Lissi nega. Cresciuto professionalmente nello studio di Giangiorgio Spiess (per anni legale del Venerabile della loggia massonica P2 Licio Gelli), oggi Lissi ha un piede in una cinquantina di consigli di amministrazione. Tra questi la Guardian, fiduciaria di cui è amministratore e presidente, che revisionava i conti della Mercata Trading del businessman Viktor Stolpovskih. Secondo alcune fonti, Lissi sarebbe stato l'intermediario nella vendita a Stolpovskih di una faraonica villa di Franco Ambrosetti a Gentilino. Nel suo studio di via Nassa sarebbe stata trattata la transazione per 20 milioni. Gli interessati smentiscono. Stolpovskih è indagato a Ginevra dove si vuole conscere la provenienza dei 60 milioni di dollari in "promisory notes" (titoli di debito del governo russo) congelati sui suoi conti elvetici. Lissi è attivo anche nel campo dell'editoria. Ha rapporti stretti con Paola Masoni (sorella della consigliera di Stato Marina Masoni, Plr). I due gestiscono il settimanale GTsette, nata dalle ceneri di Gazzetta Ticinese. |
INDICE DELLE CURIOSITA'
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Il caso più eclatante Da oltre 20 anni il pregiudicato italiano Francesco Moretti esercitava indisturbato la professione di avvocato a Lugano. Da agosto è di nuovo in carcere. Tra le accuse: corruzione e riciclaggio di denaro sporco. Nel suo studio sono stati sequestrati oltre 10 milioni di franchi in biglietti da mille. Moretti aveva rapporti d'affari con il fiduciario Stefano Poncioni (per la Awaham Holding). L'uomo è stato sul libro paga di molte società anonime collegate al business della prostituzione. Attualmente è il fiduciario della Fininvest in Svizzera. Poncioni è stato contattato dal giornalista dell'Inchiesta in incognito. "Non è uno dei miei campi" ha risposto. "Preferisco non immischiarmi in queste cose". Le risposte più significative dei fiduciari e degli avvocati - "Siamo tutti sul chi vive" Fingendosi commercialista italiano, un giornalista dell'Inchiesta ha contattato 35 fiduciarie e studi legali del Luganese. Ha proposto il trasferimento dal Brasile al Ticino di una garanzia bancaria di 50 milioni di dollari. Un classico metodo usato dalla mafia dei narcotrafficanti per nascondere in Svizzera i proventi del commercio di droga. Ecco le risposte più significative. Fidebo (comproprietario Marco Borradori, consigliere di Stato, col 50% delle azioni). Risponde Mario Borradori: "Di queste operazioni non ne facciamo più. Le facevamo in passato. Anche le banche di principio non le accettano più. Con i problemi che ci sono stati ultimamente e le nuove norme è diventato difficilissimo. Qui sono tutti molto "sul chi vive". Sei o sette anni fa avevamo provato a scontare delle garanzie di questo tipo ma su 3 o 4 operazioni non ne è andata in porto nemmeno una, malgrado allora non ci fossero tutte le restrizioni legali e la diffidenza di oggi". Studio fiduciario Pagani e Wullschleger (nel consiglio d'amministrazione: Lorenzo Wullschleger, Enrico Pagani). Risponde Enrico Pagani: "L'offerta ci interessa senz'altro ma per essere tutelati legalmente dobbiamo conoscere tutto l'istoriato della garanzia, in pratica il beneficiario e il paese di provenienza. Non vogliamo correre rischi. Proprio adesso siamo in trattative con un cliente come lei che propone una garanzia bancaria quattro volte superiore alla sua. In casi del genere bisogna andare sul sicuro. Meglio parlarne a quattr'occhi nel nostro ufficio". Alba Servizi Fiduciaria (nel consiglio d'amministrazione Venerio Quadri, ex procuratore pubblico). Risponde un certo "signor Francini", intermediario: "Vorremmo capire meglio la proposta. La sua lettera è molto ermetica. Normalmente queste garanzie bancarie di grossi importi sono delle chiacchiere. Incontriamoci di persona e poi ne parliamo". Geam, risponde Pierluigi Sicilia, titolare della società: "Offerte del genere di solito non vengono fatte in questa forma. A questa particolare operazione non sono interessato ma ad altre forme di collaborazione sì. In passato abbiamo già constatato che queste operazioni spesso non vanno in porto. Sono complesse e i paesi non sono accettati. C'è molta difficoltà. Noi ci occupiamo di gestione e amministrazione di società per conto terzi, tipo off-shore. Venga qui che ne parliamo". Cesare Forni, avvocato: "La sua proposta è molto interessante. Le ho scritto una lettera. Non appena la riceve mi richiami che fissiamo un appuntamento". Sofipo Fiduciaire (nel consiglio d'amministrazione Fulcieri Kistler). Risponde Giorgio Della Santa: "Dobbiamo approfondire la conoscenza. La cosa è fattibile nella misura in cui siamo sottoposti a delle normative e pertanto lei mi dovrà il contesto e la provenienza di questa garanzia bancaria. Le propongo un incontro". Studio fiduciario Marco Gambazzi e Giampiero Berra. Risponde Marco Gambazzi: "Mi deve spiegare meglio il senso della collaborazione. La incontro comunque volentieri. Per queste cose meglio spiegarsi a voce". Studio fiduciario Stefano Guggiari e Pedretti. Risponde un certo "signor Scopazzini": "In generale le garanzie bancarie emesse dal Brasile sono bufale. Dobbiamo valutare di che tipo di garanzia si tratta. Le propongo di discuterne a quattr'occhi. Se c'è una via percorribile la approfondiamo volentieri". Arnold and Partner. Risponde Stefano Arnold: "Bisogna capire a cosa serve la garanzia. Scusi la domanda ma di regola si agisce così. In Svizzera è entrata in vigore una nuova normativa sulla lotta al riciclaggio. Sono degli obblighi che competono a chi opera nel settore. Queste premesse non precludono comunque un nostro incontro dove vedremo in che modalità agire". ° Paolo Merlo, avvocato: "È importante conoscere il beneficiaro della garanzia, perché quando si va in banca a depositare la garanzia le nuove norme in materia obbligano di indicarlo. Altrimenti non mi aprirebbero nemmeno il conto: già da un paio d'anni da noi non si può più andare in banca e depositare importi superiori ai 20 mila franchi senza dire di chi sono e da dove arrivano. Incontriamoci e parliamone". M.B.I. Money Bonds Investment (nel consiglio d'amministrazione Giorgio Foppa, avvocato). Risponde Pierangelo Bartolotti: "Siamo interessati ma per telefono non se ne fa niente. Dobbiamo incontrarci". Guardian società fiduciaria
(nel consiglio d'amministrazione Diego Lissi). Risponde Clara Mascetti: "Abbiamo
ricevuto la sua proposta ma volevamo capire di cosa si tratta con esattezza.
Fissiamo pure un appuntamento. Intanto ne discuto con il dottor Lissi".
Per simulare il traffico di narcodollari, L'Inchiesta ha proposto il trasferimento di una garanzia bancaria. Un metodo molto usato per riciclare denaro sporco. Ecco un esempio fittizio per spiegare come funziona. Il boss mafioso brasiliano Don Dinero deposita 50 milioni di dollari sul suo conto in una banca brasiliana. I soldi provengono dal traffico di droga. Per non farseli confiscare dalle autorità decide di nasconderli in Svizzera: perché qui vige il segreto bancario anche per gli evasori fiscali. Don Dinero ordina alla banca brasiliana di emettere una garanzia bancaria di 50 milioni di dollari a favore della Import Suiza, una società anonima con sede a Lugano che finge di avere un'attività di import-export. In realtà la Import Suiza è una società fantasma controllata da Don Dinero. L'amministratore è un avvocato ticinese, suo complice. La Import Suiza quindi appartiene al boss mafioso. Ma l'avvocato non lo dice a nessuno e si trincera dietro il segreto professionale. Obbedendo all'ordine del suo cliente Don Dinero, la banca brasiliana emette una garanzia di 50 milioni di dollari. In cambio blocca i 50 milioni sul conto del cliente. Fin che l'operazione non sarà conclusa, Don Dinero non potrà prelevare i suoi soldi. La Import Suiza riceve la garanzia bancaria di 50 milioni e la rivende alla Fiduciaria Azzeccagarbugli di Lugano per 48 milioni di dollari. Il pagamento avverrà quando la fiduciaria incasserà la garanzia. Il direttore della Fiduciaria Azzeccagarbugli si rivolge a un suo amico che lavora in una banca di Lugano (hanno fatto assieme il militare e ora sono nello stesso partito politico). Il fiduciario chiede all'amico banchiere di incassare la garanzia presso la banca brasiliana. "La garanzia" racconta il fiduciario "mi è stata ceduta prima dell'operazione di import-export. Purtroppo però Don Dinero non ha pagato la fornitura della merce. Quindi ora io incasso la garanzia per conto della Import Suiza". Il banchiere strizza l'occhio: "Di un amico mi fido". Visto che Don Dinero non si oppone, la banca brasiliana preleva i 50 milioni dal conto del cliente e li versa alla banca svizzera. La banca svizzera versa i 50 milioni che arrivano freschi freschi dal Brasile alla Fiduciaria Azzeccagarbugli. La fiduciaria versa 48 milioni alla Import Suiza (come da contratto). Gli altri due milioni se li tiene lei per il disturbo. Sul conto svizzero della Import Suiza finiscono 48 milioni di dollari riciclati. Ora i soldi sembrano puliti. Tutti credono che sono stati guadagnati con una normale attività di import-export. Nessuno sospetta che il vero proprietario della Import Suiza, ovvero dei 48 milioni, è il boss mafioso Don Dinero. Nessuno sospetta che i 48 milioni vengono dal traffico di droga. Anche perché l'amministratore della società anonima è un prestigioso avvocato ticinese con agganci importanti tra il potere politico. Legge più severa, risultati scarsi Da due anni avvocati e fiduciari sono sottoposti a norme più severe contro il riciclaggio di denaro sporco. Ma i risultati concreti lasciano a desiderare. Il 1° aprile 1988 è entrata in vigore la nuova legge sulla prevenzione del riciclaggio di denaro da attività criminali. Questa legge permette di negare il diritto al segreto bancario a funzionari di banca, fiduciari, avvocati, mediatori d'affari e chiunque operi professionalmente sul mercato finanziario se vi sono sospetti fondati sull'origine illecita dei capitali. In passato solo le banche erano sottoposte all'obbligo di segnalare i sospetti di riciclaggio. Dal 1998 anche avvocati e fiduciari devono fare la stessa cosa. Negli ultimi due anni in Svizzera, l'ammontare dei beni patrimoniali sospettati è cresciuto del 448%, superando quota 1 miliardo di franchi. Per intanto il controllo sembra funzionare relativamente bene solo per le banche. Tra i fiduciari e gli avvocati invece la lotta al riciclaggio è più difficile. Appoggiandosi agli operatori di questi settori è ancora abbastanza facile riciclare il denaro sporco. Sono infatti pochissimi gli avvocati e i fiduciari che denunciano i clienti sospetti alle autorità. Recentemente in Ticino alcuni deputati hanno chiesto lumi al governo sugli strumenti messi in atto per controllare l'attività dei fiduciari ticinesi. In una prima risposta, il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini ha ammesso il problema. "Mi chiedo se non sia il caso di rivedere tutta la problematica a livello cantonale" ha affermato. "Per evitare che la vigilanza cantonale sia più virtuale che reale, bisogna pensare a soluzioni di controllo più efficaci". Intanto la revisione della legge cantonale sull'esercizio della professione di fiduciario, entrata in vigore 15 anni fa, è tutt'ora bloccata. Da due anni il relativo messaggio è fermo in commissione di legislazione, commissione in cui proprio gli avvocati la fanno da padroni. Michel Veronese, ispettore cantonale dei fiduciari, respinge le accuse. "Sorvegliare di più l'intermediazione finanziaria non vuol dire necessariamente aumentare il controllo sui fiduciari" dice all'Inchiesta. "Per quanto concerne aspetti quali il riciclaggio e i negozianti di valore, il foro competente è l'organismo di autodisciplina dei fiduciari. "Noi ci preoccupiamo unicamente degli aspetti formali, per esempio che il fiduciario sia provvisto di un'autorizzazione o che rispetti il proprio mandato. Comunque, quando ci accorgiamo che nella loro attività c'è qualcosa che non quadra, lo segnaliamo al Ministero pubblico". Permessi illegali In Ticino per alcuni fiduciari ottenere il permesso per esercitare la professione è missione impossibile. Per altri è molto più facile perché il Consiglio di Stato aggira la legge senza tanti complimenti. Lo ha scoperto L'Inchiesta. Nel 1998 un cittadino italiano domiciliato in Ticino chiede l'autorizzazione per esercitare la professione di fiduciario finanziario. Le sue qualifiche: un dottorato in economia aziendale all'Università Bocconi di Milano, un diploma della Society of Technical Analysis di Londra e esperienze di lavoro di rilievo, con la Fondigest di Milano, la Trader Made di Londra e la Privat Kredit Bank di Lugano. Nell'agosto 1999, il Consiglio di Stato ticinese respinge la sua domanda in quanto non conforme al requisito legale di una pratica biennale in Svizzera. Una decisione che formalmente non fa una grinza. Eppure in altri casi identici lo stesso governo aveva rilasciato autorizzazioni proprio sulla base di esperienze fatte all'estero. Tra i beneficiari di queste autorizzazioni illegali: i fiduciari Tarcisio Picco di Lugano, Anthony Manara di Paradiso e Giancarlo Cotti di Locarno, presidente della società anonima Assofide. Il richiedente fa ricorso al Tribunale amministrativo che nel gennaio di quest'anno gli dà torto. I giudici ammettono che nei casi di Picco, Manara e Cotti il governo ha agito illegalmente. Ma il ricorso viene respinto perché "nessuno può prevalersi di una precedente violazione della legge per esigere che questa sia nuovamente disattesa a suo favore". Fonte: L'Inchiesta, 5 novembre 2000 |
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