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anzi, da
diffondere Citazioni di Albert Einstein «Non tutto ciò che può essere contato conta, non tutto ciò che conta può essere contato.» «Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre.» «Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità.» «Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.» «Non si possono risolvere i problemi dell'umanità con la stessa mentalità che ha portato alla loro nascita.» «Non posso immaginare un Dio che premi e punisca gli oggetti della sua creazione, i cui fini siano modellati sui nostri; un Dio, in breve, che non è che un riflesso della fragilità umana. Né posso credere che un individuo sopravviva alla morte del suo corpo, sebbene gli animi deboli nutrano tali opinioni per paura o per ridicolo egoismo.» «La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.» «Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno.» «La preoccupazione dell'uomo e del suo destino devono sempre costituire l'interesse principale di tutti gli sforzi tecnici. Non dimenticatelo mai, in mezzo a tutti i vostri diagrammi ed alle vostre equazioni.» ![]()
La foto è, secondo me, assolutamente rappresentativa del personaggio: Einstein,
nonostante fosse (o forse proprio perché era) un genio era, secondo tutti quelli
che l'hanno conosciuto, una personalità assolutamente brillante.
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Albert Einstein Fisico di origine tedesca, nato ad Ulma, Württemberg, nel 1879, morto a Princeton, Stati Uniti, nel 1955
Nel 1900 conseguì la laurea in matematica e fisica.
Nel 1905 pubblicò una memoria, nella quale erano
esposti i princìpi della sua teoria della relatività ristretta che doveva
sconvolgere le concezioni della fisica classica gettando le basi per una nuova
impostazione delle ricerche scientifiche: la teoria si basa sul principio che le
leggi fisiche devono essere le stesse per ogni sistema di riferimento inerziale
e che la velocità della luce nel vuoto è una costante ed è indipendente da
quella della sorgente luminosa. La conseguenza più importante, che ha favorito
la scoperta e l'utilizzazione dell'energia nucleare, fu quella dell'equivalenza
tra massa ed energia espressa dalla celebre formula E0= mc2, dove Eo
rappresenta l'energia, m la massa e c la velocità della luce nel
vuoto. Successivamente formulò una nuova teoria della luce basata sull'ipotesi
che le radiazioni elettromagnetiche (luce) sono costituite da quanti di energia,
chiamati poi da Compton fotoni; inoltre espose una nuova formulazione
matematica del fenomeno noto col nome di moto browniano, grazie alla
quale fu possibile ottenere una diversa e diretta valutazione del numero di
Avogadro.
Albert Einstein trascorse gli anni giovanili a Monaco, città nella quale la famiglia, di origine ebraica, possedeva una piccola azienda che produceva macchinari elettrici, e già da ragazzo mostrò una notevole predisposizione per la matematica. Quando ripetuti dissesti finanziari costrinsero la famiglia a lasciare la Germania e a trasferirsi in Italia, a Milano, decise di interrompere gli studi. Trasferitosi in Svizzera, concluse le scuole superiori ad Arrau e si iscrisse al Politecnico di Zurigo, dove si laureò nel 1900. Lavorò quindi come supplente fino al 1902, anno in cui trovò un impiego presso l'Ufficio Brevetti di Berna. Prime pubblicazioni scientifiche Nel 1905 Einstein conseguì il dottorato con una dissertazione teorica sulle dimensioni delle molecole; pubblicò inoltre tre studi teorici di fondamentale importanza per lo sviluppo della fisica del XX secolo. Nel primo di essi, relativo al moto browniano, fece importanti previsioni, successivamente confermate per via sperimentale, sul moto di agitazione termica delle particelle distribuite casualmente in un fluido. Continua> |
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Albert Einstein
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Il secondo studio, sull'interpretazione
dell'effetto fotoelettrico, conteneva un'ipotesi rivoluzionaria sulla natura
della luce; egli affermò che in determinate circostanze la radiazione
elettromagnetica ha natura corpuscolare, ipotizzando che l'energia trasportata
da ogni particella che costituiva il raggio luminoso, denominata fotone, fosse
proporzionale alla frequenza della radiazione, secondo la formula E = hu, dove E
rappresenta l'energia della radiazione, h è una costante universale nota come
costante di Planck (vedi Max Planck), e u è la
frequenza. Questa affermazione, in base alla quale l'energia contenuta in un
fascio luminoso viene trasferita in unità individuali o quanti, dieci anni dopo
fu confermata sperimentalmente da Robert Andrews Millikan.
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