Il prossimo esperimento nel
laboratorio europeo del
Cern a Ginevra potrebbe creare
buchi neri in grado di
inghiottire e distruggere la Terra nel giro di 50 anni.
Sul tema si sta già diffondendo il panico in Germania, dopo che
l'ipotesi è avanzata da un eminente scienziato di Tubinga,
Otto Roessler. Adesso lo scontro ha coinvolto gli scienziati di tutto
il Paese, tanto da finire sulla prima pagina della 'Sueddeutsche
Zeitung'. Nell'anello di 27 km di circonferenza, situato sotto
l'aeroporto di Ginevra e che si estende fin sotto il massiccio
del Giura, gli scienziati stanno per eseguire nelle prossime
settimane, (il 10 settembre), il più grande esperimento mai tentato al mondo. Nel "Large
Hadron Collider" (Lhc) i protoni andranno a collidere gli uni
sugli altri ad una velocità che e' pari al 99,999991 per cento
di quella della luce e una delle conseguenze dell'impatto
potrebbe essere il formarsi di piccoli
buchi neri. Sulla base
della teoria della relatività generale di
Albert Einstein, sostiene il professor Roessler, i
buchi
neri così creati si ingrandiranno e finiranno entro mezzo secolo
per inghiottire la Terra. A contestare questa tesi, ripresa con
titoli cubitali dalla grande stampa popolare, arriva adesso un
documento stilato da oltre 20 autorevoli fisici nucleari di
varie università tedesche dal titolo "La Terra non sarà
inghiottita dai
buchi neri". Il professor Hermann Nicolai,
direttore a Potsdam del "Max-Planck-Institut" di Fisica
gravitazionale, accusa il suo collega Roessler di incompetenza e
replica che le sue affermazioni catastrofiche sono basate su un
"fondamentale fraintendimento della teoria di
Einstein". Il presidente del Comitato tedesco per la Fisica
delle particelle, Peter Maettig, non esclude che l'esperimento
del Cern possa dar luogo alla creazione di
buchi neri, ma
sottolinea che in questo caso "sarebbero ben diversi dai
buchi
neri esistenti nello spazio". Anche il suo collega Siegfried Bethke, direttore del "Max-Planck-Institut" di Fisica di Monaco
di Baviera, precisa che gli eventuali
buchi neri creati a
Ginevra "sono così minuscoli da non riuscire in pratica a
sviluppare alcuna forza di attrazione e scompaiono sotto forma
di radiazione in una frazione di secondo". Bethke attacca poi
pesantemente il suo collega di Tubinga e spiega che "a
diffondere il panico e' gente che ha evidentemente letto troppi
libri di fantascienza". Gli scienziati tedeschi sottolineano che
nell'universo avvengono continuamente collisioni di ogni tipo di
particelle con energie molto più grandi di quella creata nel
laboratorio del Cern, senza dar luogo alla creazione di
buchi
neri dall'effetto distruttivo. Rimane il fatto, però, come
scrive la 'SZ', che ormai in Germania non si parla d'altro e che
su internet e sui media il panico per l'avvicinarsi
dell'esperimento di Ginevra si va sempre più diffondendo. Il
giornale di Monaco di Baviera scrive che il timore comune e' che
i
buchi neri creati dall'esperimento nello 'Lhc' del Cern
"finiscano per ingrandirsi con un effetto simile a quello di una
palla di neve, arrivando poi ad inghiottire e distruggere il
pianeta". Davanti al clima di isteria ormai dilagante, il
professor Maettig spiega che a nulla valgono ormai le
spiegazioni dei fisici, poichè la paura sta diventando così
forte che nemmeno con gli argomenti scientifici "si riesce più
ad eliminarla".
Il
CERN, dopo accurati studi teorici ha ribadito le conclusioni
di una valutazione già fatta nel
2003
secondo la quale non sussiste alcun pericolo.
Nel
2003 il
CERN
aveva sostenuto che è noto da tempo che la Terra viene
costantemente colpita da
raggi cosmici di energia anche enormemente superiore a
quella dei fasci di LHC, senza che ciò causi alcun danno.
Inoltre, se pure venissero prodotti mini buchi neri, essi
evaporerebbero immediatamente per via della
radiazione di Hawking e quindi sarebbero innocui.
Il fisico nucleare Wagner aveva sostenuto che un mini buco
nero creato in laboratorio è considerevolmente differente da uno
creato dai
raggi cosmici ad alta energia che colpiscono la
Terra.
Se i raggi cosmici producono veramente mini buchi neri, come
sostengono alcune teorie, viaggerebbero a una
velocità relativa alla Terra molto alta (0,9999
c) e,
come un
neutrino, attraverserebbero la Terra in circa 0,25 secondi
senza interagire con la
materia; o al massimo se interagissero comunque
inghiottirebbero al massimo qualche
quark a un ritmo molto lento. Al contrario un mini buco nero
creato nell'LHC sarebbe relativamente a riposo, e ci sarebbe una
probabilità su 105 che non raggiunga la velocità di
fuga terrestre; nel caso la velocità del minibuco nero fosse
minore della velocità di fuga della Terra verrebbe catturato dal
campo gravitazionale terrestre e dopo un po' di tempo
interagirebbe lentamente con la materia e acquisterebbe sempre
più massa fino a inghiottire la Terra. Questo a patto che la
radiazione di Hawking non esista perché se esistesse allora il
mini buco nero evaporerebbe e non ci sarebbe pericolo.
Per quanto riguarda la radiazione di Hawking la sua esistenza
non è stata ancora verificata e quindi potrebbe anche non
esistere. Se non esistesse i mini buchi neri creati sarebbero
stabili e potrebbero distruggere la Terra. Tuttavia, afferma il
fisico Landsberg, anche se Hawking sbagliasse il mini buco nero
divorerebbe la materia così lentamente che per divorare un
milligrammo ci vorrebbe più dell'età dell'universo .
Tuttavia, anche se la maggior parte degli scienziati ritiene
che non c'è nessun pericolo, non tutti sono d'accordo con questa
affermazione. Secondo lo scienziato tedesco Rossler i mini buchi
neri potrebbero nella peggiore delle ipotesi inghiottire la
Terra in 50 mesi.. Walter Wagner e Luis Sancho hanno citato in
giudizio presso una corte delle Hawaii il Cern, il
Fermilab di Chicago e il
Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti che hanno
partecipato alla costruzione dell'acceleratore.
Gli scienziati del CERN, come ad esempio l'italiano
Michelangelo Mangano, hanno rivisto ed aggiornato la valutazione
dei rischi del
2003
producendo una nuova valutazione dei rischi nella quale hanno
ribadito che non c'è nessun pericolo perché:
per quanto riguarda i buchi neri, essi non sarebbero una
minaccia perché:
evaporerebbero in 10-27 sec. a causa
della radiazione di Hawking
se non evaporassero, questo vorrebbe dire che la
meccanica quantistica è errata e ciò è altamente
improbabile.
pur ammettendo che alcuni mini buchi neri potessero
non riuscire a raggiungere la velocità di fuga
terrestre, sostiene che, anche se non evaporassero, i
mini buchi neri ci metterebbero tempi enormi (tipo 1011
anni) per inghiottire la Terra.
Inoltre se i buchi neri prodotti dal LHC fossero una
minaccia, allora le stelle di neutroni vivrebbero al
massimo 100 milioni di anni. Sono state osservate invece
stelle di neutroni con più di un miliardo di anni di
età. Dunque la probabilità che venga distrutta la Terra
è molto bassa, all'incirca 1 su 1022.
per quanto riguarda gli strangelet non sarebbero una
minaccia perché:
è improbabile che gli strangelet creatisi siano
carichi negativamente (poiché il numero di
quark strange è minore del numero di
quark down e di
quark up)
pur ammettendo che si potessero creare all'LHC
alcuni strangelet abbastanza lenti da non rompersi e che
siano quindi liberi di crescere, non sarebbero una
minaccia perché:
se i raggi cosmici generassero strangelet lenti
e intrappolati nel campo campo magnetico galattico,
finirebbero in nuvole di gas e dentro le stelle. Le
frequenze di esplosioni simili a quelle delle
stelle di neutroni lo smentiscono.
man mano che cresce la
densità di
energia, diminuisce la probabilità che si
generino strangelet. Dunque non si potrebbero
generare all'LHC.
per quanto riguarda i monopoli magnetici non sarebbero
una minaccia perché:
la Terra viene costantemente colpita da
raggi cosmici di energia anche enormemente superiore
a quella dei fasci di LHC, senza che ciò causi alcun
danno.
idem per il decadimento del falso vuoto.
LONDRA
- Per gli studiosi che si apprestano a spingere il
pulsante d'accensione, si tratta di ricreare le
condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo
il Big Bang: ovvero di riportarci indietro nel tempo
sino al momento della creazione del nostro universo,
all'inizio del mondo.
Ma per un gruppo di preoccupati ricercatori
l'esperimento che dovrebbe cominciare tra dieci giorni
in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un
centinaio di metri sotto il confine tra Francia e
Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la
distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro
pianeta. Così, all'ultimo momento, gli oppositori del
progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte
Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe
bloccare il più grande, ambizioso e costoso test
scientifico di tutti i tempi.
Oggetto della contesa è il Large hadron collider, un
acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo
scontrare particelle atomiche ad alta velocità e
generando temperature di più di un trilione di gradi
centigradi, dovrebbe rivelare il segreto di come è
cominciato l'universo. Venti paesi europei, più gli
Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni
di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre
al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.
Qualcuno, tuttavia, teme che l'esperimento andrà ben
oltre le aspettative, creando effettivamente un mini
buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a
risucchiare dentro di sé la terra, divorandola
completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati
di Ginevra ribattono che non c'è assolutamente nulla da
temere: ci sono scarse possibilità che l'acceleratore
formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta
al pianeta, dicono, perché la natura produce
continuamente delle collisioni di energia più alte di
quelle che saranno create artificialmente
dall'acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici
colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo,
inoltre, sono stati condotti per trent'anni, senza avere
risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato
danni di qualsiasi genere.
Vero è che il nuovo acceleratore ha suscitato attenzioni
e polemiche perché è il più grande mai costruito, con
una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di
lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo
prima di farle scontrare una contro l'altra a una
temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste
al centro del sole. La speranza è individuare, così
facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs,
giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso,
a ogni altra particella esistente. Ma gli scienziati
ammettono che ci vorranno anni prima di arrivare
eventualmente a un risultato del genere, per le
difficoltà nel trovare particelle così infinitesimamente
piccole nel caos primordiale post-Big Bang creato dentro
l'acceleratore.
Abbiamo ancora dieci giorni per salvare la terra?, si
chiede, con leggera ironia, il Sunday Telegraph. "I miei
calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi
il pianeta a causa dell'esperimento è serio", afferma il
professor Otto Rossler, un chimico tedesco della
Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso
alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni
colleghi. Replica James Gillies, portavoce del Centro
Ricerche Nucleari di Ginevra: "Il ricorso non introduce
nessun argomento che non sia già stato esaminato e
respinto in passato, se questi esperimenti fossero
rischiosi lo sapremmo già".
In ogni caso lo sapremo con certezza dopo il 10
settembre, se la Corte Europea, come sembra di capire,
darà luce verde all'iniziativa: che non sarà la "fine
del mondo", ma un po' di curiosità al di fuori dei
confini della scienza, in questo modo, l'ha ottenuta.
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