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| Regno Unito (ufficialmente The United Kingdom
of Great Britain and Northern Ireland, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
del Nord), stato insulare e monarchia costituzionale dell'Europa nordoccidentale,
membro dell'Unione Europea (UE) e del Commonwealth. Il Regno Unito comprende
gran parte delle isole Britanniche di cui la Gran Bretagna costituisce
l'isola maggiore. A essa appartengono, con numerose isole minori tra cui
l'Isola di Wight, Anglesey e gli arcipelaghi delle Scilly, Orcadi, Shetland
ed Ebridi, i territori che anticamente costituivano i regni indipendenti
di Inghilterra e Scozia, e il principato del Galles. L'Irlanda del Nord,
chiamata anche Ulster, occupa la parte nordorientale dell'isola di Irlanda.
Il Regno Unito è bagnato a sud dal canale della Manica, che lo separa
dall'Europa continentale, a est dal Mare del Nord e a ovest dal mare d'Irlanda
e dall'oceano Atlantico; a sud l'Irlanda del Nord confina con la Repubblica
d'Irlanda. Ha una superficie di 242.752 km2 e la sua capitale è
Londra.
Inghilterra e Galles sono uniti da un punto di vista amministrativo, politico e legale fin dal 1543. Le corone di Inghilterra e Scozia si unirono nel 1603, ma i due paesi continuarono a costituire due entità politiche indipendenti fino all'Atto di Unione del 1707, che istituì il Regno di Gran Bretagna con un'unica assemblea legislativa. Dal 1801, con l'unione di Gran Bretagna e Irlanda, fino alla formale costituzione dello Stato libero irlandese nel 1922, il regno venne ufficialmente designato Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. L'isola di Man e le isole del Canale dipendono direttamente dalla Corona britannica, ma non sono parte del Regno Unito e hanno istituzioni legislative proprie. Il governo britannico è competente in materia di affari esteri, sicurezza interna e servizi pubblici per tutti i territori |
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| dipendenti dalla Corona, amministrati attraverso governatori.
Sono dipendenze britanniche: Anguilla; le Bermuda; il Territorio Antartico
Britannico; il Territorio britannico dell'oceano Indiano (BIOT); le isole
Vergini Britanniche; le isole Cayman; le isole Falkland; Gibilterra; Hong
Kong; Montserrat; Pitcairn, Ducie, Henderson e Oeno; Sant'Elena e i territori
dipendenti di Sant'Elena (Ascensión e Tristan da Cunha); la Georgia
del Sud e le isole Sandwich meridionali; le isole Turks e Caicos. Tutti
questi territori hanno governi indipendenti e autonomi; le sole eccezioni
sono rappresentate dal Territorio Antartico Britannico, che non ha popolazione
residente, e dal BIOT, che comprende l'arcipelago delle Chagos, in particolare
Diego Garcia, importante base navale concessa in affitto agli Stati Uniti.
Su una popolazione complessiva dei territori dipendenti pari a 6 milioni
di abitanti, ben 5,8 milioni risiedono nella sola Hong Kong, che è
tornata alla Cina alla scadenza della concessione britannica nel giugno
1997.
Territorio Il Regno Unito ha un'estensione massima di 1264 km: il punto più a nord è Out Stack, al largo di Unst nelle isole Shetland; il punto più a sud è Saint Agnes nelle isole Scilly. L'ampiezza massima è di 670 km, da Lough Melvin nella sezione sudoccidentale dell'Irlanda del Nord a Lowestoft nel Suffolk, in Inghilterra. In rapporto alle sue modeste dimensioni, il territorio del Regno Unito è molto diversificato. Questa diversità riflette in parte la struttura geologica, che varia dagli antichissimi rilievi precambriani delle Highlands scozzesi ai più recenti depositi quaternari nell'Inghilterra orientale. Risalgono alla glaciazione, che interessò durante il Pleistocene l'intero Regno Unito (eccetto la zona dell'Inghilterra a sud della linea che congiunge gli estuari del Tamigi e del Severn), alcuni magnifici tratti di territorio tra cui il Lake District in Inghilterra, i laghi dell'Irlanda del Nord e della Scozia (lochs) e le valli del Galles. Anche l'opera dell'uomo ha contribuito notevolmente a forgiare il territorio, come nella regione collinare dell'Inghilterra meridionale, nei Norfolk Broads, nel Fens e nelle brughiere della Scozia settentrionale. Gran Bretagna
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Clima Benché situato a una latitudine compresa tra i 50° e i 59° di latitudine nord, la stessa del Labrador in Canada, il paese gode di un clima mite. Ciò si deve all'influsso del mare e, in particolare, della calda corrente del Golfo. Le temperature più elevate si registrano generalmente nella parte occidentale e meridionale del Regno Unito. Le medie annue sono di 6 °C nell'estremo nord della Scozia e di 11 °C nel sud-ovest dell'Inghilterra. Le temperature invernali raramente scendono sotto i -10 °C e le temperature estive raramente superano i 32 °C. Le masse d'aria provenienti dal mare sono causa di abbondanti precipitazioni, la cui media supera i 1000 mm annui. Le regioni maggiormente piovose si trovano nella parte occidentale della Gran Bretagna: nelle Highlands scozzesi si registrano medie annue di 5000 mm contro medie inferiori ai 500 mm in alcune zone dell'Anglia orientale. Flora e fauna Il Regno Unito presenta una vegetazione piuttosto varia. La maggior parte del territorio, fatta eccezione per i rilievi e le brughiere delle regioni settentrionali e occidentali e per le zone umide, era un tempo ricoperta di foreste decidue in cui predominava la quercia. Di queste foreste originarie non restano che brevi tratti, soprattutto al sud, che rappresentano circa il 10% del territorio nazionale. Parte del territorio del Regno Unito è occupato da brughiere, terre dai suoli poveri dove i forti venti consentono solo la crescita di una vegetazione arbustiva costituita in prevalenza da eriche e ginestre. L'opera di bonifica di ampie aree paludose, quali i Fens nell'Anglia orientale e nel Somerset, ha trasformato queste terre in pascoli e arativi. Molte specie vegetali acquatiche hanno subito le conseguenze dell'espansione dell'agricoltura e dell'urbanizzazione, e alcune si trovano ormai solo in aree protette. L'alce, che vive nelle Highlands scozzesi e nell'Exmoor, e il capriolo, nei boschi scozzesi e nell'Inghilterra meridionale, sono i soli grandi mammiferi a rappresentare la fauna endemica, oltre ai pony dell'Exmoor. La pratica della caccia ha causato l'estinzione di lupi e cinghiali, un tempo numerosi. Tra i mammiferi di piccole dimensioni sono presenti la volpe, il tasso, la lontra, l'ermellino, la donnola, la lince, la martora, la puzzola, lo scoiattolo rosso, la talpa e la lepre. Alcune specie sono minacciate di estinzione o hanno una diffusione molto limitata: la lince si trova solo in alcune zone della Scozia, la lontra vive perlopiù nell'Inghilterra sudoccidentale, nelle isole Shetland e nelle Orcadi, mentre lo scoiattolo rosso si trova quasi esclusivamente nell'isola di Wight e in Scozia. Nel paese vivono inoltre varie specie di anfibi e di rettili, questi ultimi assenti nell'Irlanda del Nord. La Gran Bretagna è per molti aspetti un paradiso ornitologico che offre diversi habitat naturali a specie sia stanziali sia migratorie. Tra le prime si annoverano il passero, il merlo e il fringuello, oltre al pettirosso, al martin pescatore, allo scricciolo, al picchio, al corvo e alla cincia. Durante l'estate il paese viene raggiunto da rondini e cuculi. D'inverno gli estuari si popolano di molte specie di anitre, oche e altri uccelli acquatici. La Gran Bretagna ha un'antica tradizione di pesca marittima, sebbene oggi non vi sia più quella ricchezza ittica che ha sostenuto nel passato una fiorente industria. Tra le specie principali figurano il merluzzo, lo sgombro, il nasello e l'aringa, mentre in laghi e fiumi vivono salmoni, trote, pesci persico e lucci. Popolazione La maggioranza degli abitanti del Regno Unito discende dai molti popoli che invasero l'isola nei due millenni precedenti il 1066, tra i quali celti, romani, angli, sassoni, scandinavi e normanni. Nel corso dei secoli si è inoltre verificata l'immigrazione di gruppi ebrei, cinesi, europei e, soprattutto a partire dal 1950, asiatici. I bianchi (94%) rappresentano la maggioranza della popolazione, mentre le minoranze più cospicue sono rappresentate da indiani (1,5%) e pakistani (0,9%). Caratteristiche demografiche In base al censimento del 1994, la popolazione del Regno Unito è di 58.395.000 abitanti, con una densità di circa 239 unità per km2, tra le più elevate in Europa. La regione più densamente popolata è l'Inghilterra (372 abitanti per km2), dove risiede l'83% degli abitanti del Regno contro il 9% rappresentato dagli abitanti della Scozia, il 5% dagli abitanti del Galles e il 3% da quelli dell'Irlanda del Nord. |
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Il Regno Unito è una tra le nazioni più urbanizzate del
mondo: più del 90% della popolazione risiede nelle città,
in corrispondenza dei maggiori distretti industriali. Circa il 40% è
concentrato nei sette agglomerati urbani delle città di Londra,
Manchester, Liverpool, Sheffield, Birmingham, Leeds e Newcastle-upon-Tyne.
Tranne Londra, queste città si sono tutte sviluppate come centri
manifatturieri, minerari e di commercio nel corso del primo secolo dell'industrializzazione.
Un'analoga origine ha avuto la concentrazione dei due terzi della popolazione
del Galles nelle valli meridionali e di tre quarti della popolazione scozzese
nelle pianure centrali, vicino alle città di Glasgow e di Edimburgo.
Nel corso del XX secolo l'Inghilterra meridionale, e in particolare la
zona sudorientale, ha riaffermato il proprio ruolo storico di cardine della
crescita economica e demografica del Regno Unito.
Londra (6.967.000 abitanti nel 1994) è la capitale, la sede
del governo e la maggior città del Regno Unito. Londra è
anche la capitale dell'Inghilterra, mentre la capitale della Scozia è
Edimburgo, quella del Galles Cardiff e quella dell'Irlanda del Nord Belfast.
Altri centri importanti sono Glasgow, in Scozia, e in Inghilterra le città
di Birmingham, cuore del distretto industriale dei Midlands, Leeds, Sheffield,
Manchester, che si sviluppò come centro manifatturiero e minerario
dell'Inghilterra del nord, e i porti di Liverpool e Bristol.
Religione
La libertà religiosa nel Regno Unito è garantita da una
serie di leggi introdotte tra il XVII e l'inizio del XX secolo. Fin dal
XVIII secolo, la religione ha svolto un ruolo di modesto rilievo nella
vita politica della paese. In Irlanda del Nord, tuttavia, la religione
divenne il simbolo delle differenze politiche e culturali tra i discendenti
della popolazione originaria irlandese e quelli dei coloni scozzesi e inglesi,
una diversità che negli anni Settanta del XX secolo sfociò
nella violenza settaria e nel terrorismo.
Due sono le religioni di stato: l'anglicana (in Inghilterra) e la presbiteriana
(in Scozia). La prima, professata da circa il 47% degli abitanti del paese,
fa capo alla Chiesa anglicana inglese, la Chiesa del Galles, la Chiesa
Episcopale Scozzese e la Chiesa d'Irlanda. Il 9% della popolazione è
di fede cattolica e l'1% metodista. Nel paese sono inoltre presenti minoranze
musulmane, induiste, ebree e sikh.
Lingua
L'inglese è la lingua ufficiale del Regno Unito, parlata dalla
grande maggioranza della popolazione. In Scozia, e ancor più nel
Galles, sono tuttora parlate lingue celtiche che, dopo la ripresa del nazionalismo
in entrambi i paesi, hanno conosciuto una vera rinascita. Nel Galles, il
19% è di lingua gallese, parlata da gran parte della popolazione
nel nord e nell'ovest. Nel 1993, dopo decenni di rivendicazioni nazionalistiche,
il gallese è stato adottato come seconda lingua ufficiale insieme
all'inglese nei tribunali, nell'amministrazione e in altri ambiti del settore
pubblico. In Scozia vi sono circa 80.000 abitanti di lingua gaelica, in
maggioranza residenti nelle isole Ebridi.
Istruzione
Storicamente, il prestigio internazionale di cui gode il sistema educativo
britannico è dovuto alla reputazione di alcune scuole private o
indipendenti, chiamate "scuole pubbliche" (Public Schools) perché
originariamente fondate nel Medioevo come istituti caritatevoli per l'istruzione
dei bambini indigenti. Scuole come l'Università di Eton, la Harrow
School e la Rugby School sono ora istituzioni a pagamento per i figli delle
più alte classi britanniche e straniere, anche se continuano a elargire
borse di studio a scolari meno abbienti ma meritevoli. Solo il 7% dei bambini
nel Regno Unito, tuttavia, riceve un'istruzione privata: il resto frequenta
le scuole statali.
Il sistema scolastico attuale
L'istruzione è obbligatoria a partire dai 5 anni d'età
in Gran Bretagna e dai 4 in Irlanda del Nord. L'obbligo scolastico termina
a 16 anni, ma il 65% degli allievi prosegue gli studi. Le università
britanniche sono completamente autonome. La formazione e la ricerca sono
finanziate da appositi consigli istituiti dal Parlamento; molte delle università
più antiche contano su propri cospicui fondi: tra queste, le università
di Oxford e Cambridge, fondate nel XII e XIII secolo, e le università
scozzesi di Edimburgo, St Andrews, Glasgow e Aberdeen, risalenti al XIV
e XV secolo. Nell'anno accademico 1992-93 l'istruzione superiore in Gran
Bretagna contava più di 1,4 milioni di studenti, contro gli 850.000
del decennio precedente.
Cultura
La ricchezza delle tradizioni culturali britanniche fa sì che
ogni anno nel Regno Unito affluiscano oltre 19 milioni di visitatori stranieri.
Teatri, musei, gallerie d'arte, edifici storici sono molto numerosi in
tutto il paese dove si svolgono inoltre, ogni anno, manifestazioni artistiche
di alto livello. Londra, dove hanno sede le maggiori istituzioni culturali,
esercita un'influenza predominante nel paese, ma anche la Scozia, il Galles,
l'Irlanda del Nord e tutte le regioni d'Inghilterra vantano profonde tradizioni.
La cultura britannica moderna attribuisce inoltre sempre maggiore importanza
alle peculiarità culturali delle diverse minoranze etniche.
La musica, il canto e la danza della tradizione scozzese derivano in
gran parte dall'eredità gaelica del paese. La Scozia ospita inoltre
una delle principali rassegne artistiche del mondo, il Festival di Edimburgo.
Fra le varie manifestazioni annuali che celebrano la musica, la poesia
e le tradizioni gallesi ha grande rilievo il Royal National Eisteddfod.
Nell'Irlanda del Nord, le antiche tradizioni celtiche coesistono con quelle
dei discendenti dei coloni inglesi e scozzesi.
A Londra hanno sede il British Museum, la National Gallery, il Victoria
and Albert Museum, la Tate Gallery e il Courtauld Institute, oltre a numerose
altre collezioni di rilievo internazionale. Degni di nota sono inoltre
i musei Ashmolean, a Oxford, e Fitzwilliam, a Cambridge; la galleria d'arte
di Birmingham; le Tate Galleries di Liverpool e St Ives; il Museo della
fotografia, del cinema e della televisione a Bradford. Una curiosità
è costituita dal Museo Eureka! di Halifax, il primo al mondo concepito
specificamente per i bambini.
Per maggiori informazioni sulla cultura del Regno Unito si rimanda
alle voci relative ai singoli paesi: Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda
del Nord, oltre ad alcune voci specifiche: Letteratura inglese; Letteratura
irlandese; Letteratura scozzese; Letteratura gaelica; Arte e architettura
britannica; Arte celtica; Cinema britannico.
Economia
Il Regno Unito è tra i paesi più industrializzati del
mondo. In termini di prodotto nazionale lordo (PNL) è il quinto
paese insieme all'Italia, dopo Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia.
Nel 1994, il prodotto interno lordo del paese era di circa 1002 miliardi
di dollari USA.
A partire dal secondo dopoguerra, il paese ha dovuto affrontare molti
problemi a livello economico quali la pressione valutaria, il deficit della
bilancia totale dei pagamenti, l'inflazione e, fino a poco tempo fa, una
scarsa capacità produttiva. Durante la recessione verificatasi nel
1974, la situazione si fece ancor più critica: il numero di disoccupati
superò il milione, vi fu un declino della produttività, i
salari aumentarono e la moneta toccò minimi storici. Nel luglio
1975 il governo adottò severe misure anti-inflazione, con l'appoggio
del mondo economico e dei sindacati, in modo da contenere gli aumenti salariali
e l'inflazione. Nei tardi anni Settanta, la scoperta di giacimenti di petrolio
nel Mare del Nord permise un'importante riduzione del deficit nella bilancia
dei pagamenti. A partire dal 1979 la politica economica del paese ha promosso
una maggior delega al settore privato, mettendo un freno alla spesa pubblica
e ai servizi statali. Obiettivo prioritario resta il contenimento dell'inflazione,
a costo però di un tasso di disoccupazione storicamente elevato.
Intorno alla metà degli anni Ottanta vi erano nel paese oltre 3
milioni di lavoratori senza impiego e dieci anni dopo ne rimanevano ancora
circa 2,6 milioni. Il deficit di bilancio annuo all'inizio degli anni Novanta
era pari a circa l'1,1% del prodotto interno lordo. Nel gennaio del 1973,
il Regno Unito aderì alla Comunità Europea (ora Unione Europea).
Agricoltura
Nonostante circa il 77% del territorio britannico sia coltivato, il
settore riveste una modesta importanza in termini di occupazione e di partecipazione
al PIL, come riflesso della precoce industrializzazione conosciuta dal
paese. Nei primi anni Novanta l'agricoltura impiegava appena il 2% della
popolazione e partecipava alla formazione del PIL per l'1,4%. Il settore
raggiunge tuttavia alti livelli di efficienza e produttività.
In ampie zone del paese, soprattutto in Scozia e in Galles, i terreni
possono essere sfruttati soltanto per il pascolo; oltre la metà
delle aziende agricole presenti nel paese sono impegnate nell'allevamento
di bovini e ovini e nella produzione lattiero-casearia. Il settore ha fatto
parlare di sé nel corso del 1995 quando, presso alcuni porti inglesi,
si sono avute importanti manifestazioni di protesta contro l'esportazione
di vitelli nell'Europa continentale, e nel 1996 quando il crescente timore
in merito alla possibile esistenza di un nesso tra la presenza di encefalopatia
spongiforme (vedi Malattie degli animali) nel bestiame inglese e la diffusione
del morbo di Creutzfeldt-Jakob (CJD) in esseri umani, cibatisi di carne
bovina infetta, ha causato una diffusa sfiducia dei consumatori nella sicurezza
della carne britannica inducendo l'UE a porre un divieto sulle esportazioni.
L'arativo è concentrato perlopiù nell'Inghilterra orientale
e centromeridionale e nella Scozia orientale. Le colture principali sono
frumento, orzo, luppolo, barbabietola da zucchero, patate e avena. L'alta
produttività del settore è stata raggiunta grazie all'estensione
dei campi, attraverso opere di diboscamento, la meccanizzazione e l'impiego
intensivo di fertilizzanti e pesticidi.
Pesca
La pesca praticata in alto mare ha conosciuto un declino a partire
dagli anni Sessanta, in parte a causa della legislazione restrittiva adottata
dall'UE per la tutela delle specie; essa rimane un'attività economicamente
importante in Scozia e in alcune zone dell'Inghilterra sudoccidentale,
e rappresenta la principale fonte di occupazione in alcune città
portuali. All'inizio degli anni Novanta il pescato annuo ammontava a circa
700.000 tonnellate ed era composto principalmente da sgombri, merluzzi,
sogliole, aringhe e crostacei. Tra i pesci d'acqua dolce più venduti
figurano il salmone, la trota e l'anguilla. Importanti porti di pesca sono
Hull, Grimsby, Fleetwood, North Shields, Lowestoft, Plymouth, Brixham e
Newlyn in Inghilterra; Aberdeen, Peterhead, Lerwick, Ullapool e Fraserburgh
in Scozia; Kilkeel, Ardglass e Portavogie in Irlanda del Nord.
Dotato di una consistente flotta di pescherecci, il Regno Unito è
stato particolarmente colpito dalle misure imposte dall'Unione Europea
intese a tutelare la fauna ittica e a consentirne la riproduzione. Le barche
sono rimaste forzatamente inattive per numerosi giorni all'anno, e il governo
ha adottato piani di finanziamento per incoraggiare l'abbandono di questa
attività. All'inizio del 1996 alcune aree, tradizionalmente riservate
alla pesca britannica e irlandese, sono state aperte ai pescherecci spagnoli
in base a un accordo del dicembre 1994. Ratificato da un'esigua maggioranza
del Parlamento, questo accordo ha provocato nel corso dell'anno considerevoli
tensioni e incidenti; il malcontento si è ulteriormente diffuso
dopo la riduzione delle quote di pescato britannico indicata dai programmi
europei.
Risorse minerarie
Il Regno Unito è un paese ricco di risorse minerarie, soprattutto
carbone e minerali di ferro, sfruttate sin dai tempi più antichi.
L'estrazione del sale, specialmente nel Cheshire, risale all'epoca preistorica,
mentre mercanti fenici visitarono l'odierna Inghilterra per acquistare
lo stagno di cui era ricca la Cornovaglia. Oggi questi giacimenti di stagno
sono completamente esauriti, così come quelli di minerali di ferro
nell'Inghilterra settentrionale.
Oggi si estraggono zinco, piombo e oro. Le riserve d'oro, situate soprattutto
in Galles, e d'argento, come quelle di petrolio e gas naturale, sono proprietà
della Corona e ai produttori possono solo essere concesse licenze di sfruttamento.
Praticamente tutti gli altri minerali sono proprietà privata. La
produzione di minerali comprende inoltre calcare e dolomite, sabbia e ghiaia,
arenaria, argilla, sale e caolino.
Di rilievo è l'estrazione del carbone, le cui riserve sono sfruttate
fin dall'epoca romana. Le tasse sul commercio di carbone contribuirono
a finanziare la ricostruzione di Londra dopo il Grande Incendio del 1666
ed esso rappresentò una risorsa energetica di grande importanza
nel corso della rivoluzione industriale. Il vertice della produzione fu
raggiunto nel 1913 (292 milioni di tonnellate), ma da allora essa ha subito
un graduale declino. Il numero degli occupati in questa industria è
sceso da circa 200.000 persone nel 1985 a circa 11.000 nel decennio successivo,
con pesanti conseguenze per l'economia delle comunità di minatori
quali lo Yorkshire, il Nottinghamshire e il Derbyshire. Quasi i tre quarti
del carbone britannico proviene da giacimenti profondi, il resto da miniere
all'aperto e, nonostante i problemi che il settore ha dovuto affrontare
in epoca recente, esso provvede tuttora a circa il 25% dell'energia del
Regno Unito.
Il petrolio fu scoperto nel 1969 nel Mare del Nord, al largo della
costa della Scozia nordorientale; la produzione iniziò nel 1975.
Nel 1980 vi erano ormai 15 giacimenti, che producevano 1,6 milioni di barili
al giorno tanto da soddisfare il fabbisogno interno e rappresentare una
nuova voce nel mercato delle esportazioni. Nuovi giacimenti di petrolio
e gas naturale sono stati scoperti a partire dal 1980, in particolare nel
Dorset, nell'Inghilterra meridionale. Nel 1994 il Regno Unito era il decimo
produttore mondiale di petrolio (circa 2,06 milioni di barili al giorno).
Il Regno Unito è stato tra i primi paesi a sviluppare impianti
per la produzione di energia nucleare che oggi provvede nella misura del
18% al fabbisogno energetico del paese. La prima centrale nucleare per
la produzione di energia su scala commerciale entrò in funzione
nel 1956 a Calder Hall, in Cumbria, nell'Inghilterra nordoccidentale. Nei
primi anni Novanta le centrali nucleari producevano circa il 18% dell'elettricità
britannica.
Industria
Già intorno alla metà del XIX secolo il Regno Unito era
una nazione industrializzata, la prima al mondo. Tra le cause principali
di questo precoce sviluppo vi furono: l'antica posizione di preminenza
britannica nel commercio mondiale della lana; l'abbondanza di risorse minerarie;
lo sviluppo della navigazione e del dominio navale dei mari; l'acquisizione
di mercati coloniali; una maggiore libertà politico-religiosa e
un minor impegno bellico rispetto agli altri paesi d'Europa; lo sviluppo
di tecniche manifatturiere più efficienti; infine, la rivoluzione
agraria. Quest'ultima, che precedette e accompagnò la rivoluzione
industriale, fu molto importante, in quanto, grazie all'introduzione di
nuove tecniche produttive, permise un'enorme crescita della produzione
alimentare che poté far fronte allo sviluppo urbano. Essa rese inoltre
disponibili migliaia di lavoratori per le nuove fabbriche.
Nel XVI e XVII secolo l'immigrazione di fiamminghi e ugonotti diede
grande impulso all'industria laniera, che costituì la base dell'economia
britannica medievale. Grazie all'invenzione di nuovi macchinari l'industria
tessile si sviluppò rapidamente fino a diventare una delle più
importanti del paese. Lo sviluppo e le migliorie apportate dal motore a
vapore, ideato dagli ingegneri scozzesi James Watt e George Stephenson,
furono di capitale importanza per l'industrializzazione britannica, soprattutto
nei settori carbonifero e siderurgico.
Il Regno Unito rimane un paese altamente industrializzato, nonostante
i molti problemi che il settore ha incontrato fin dagli anni Settanta,
tra cui la concorrenza straniera e gli effetti negativi della recessione
degli anni Ottanta. Nei primi anni Novanta l'industria contribuiva nella
misura del 22% alla formazione del PIL, mentre l'82% delle esportazioni
consisteva di prodotti manufatti. Ciononostante, il numero degli occupati
nel settore è diminuito in seguito alla chiusura degli stabilimenti
o all'introduzione di nuove tecnologie per aumentare la produttività.
Nel 1986 l'industria occupava circa 5 milioni di persone; nel 1993, 4,4
milioni.
I settori tradizionali tessile e automobilistico, anche se ancora fiorenti,
hanno subito un lieve ridimensionamento, mentre un più rapido sviluppo
hanno avuto le industrie farmaceutiche, chimiche, elettroniche, aerospaziali
e di strutture per l'industria petrolifera. Nei primi anni Novanta il Regno
Unito produceva circa il 40% dei personal computer d'Europa ed era uno
dei maggiori produttori mondiali di apparecchiature per comunicazioni,
tra cui cavi in fibre ottiche. Fiorenti sono inoltre l'industria editoriale
e della carta.
La Scozia e l'Irlanda del Nord vantano una lunga tradizione nella produzione
di whisky e tessili (tweed e lino). I maggiori distretti industriali del
paese si trovano nei pressi di Londra, Manchester, Birmingham e Tyne and
Wear.
Flussi monetari e banche
L'unità monetaria del Regno Unito è la lira sterlina
(pound), divisa in centesimi (penny, plurale pence).
La Banca d'Inghilterra, creata per concessione nel 1694 e nazionalizzata
nel 1946, è la sola banca autorizzata a emettere moneta in Inghilterra
e Galles. Alcune banche in Scozia e Irlanda del Nord possono emettere moneta
in limitate quantità. In Gran Bretagna esistono inoltre circa 13
istituti di credito commerciale con oltre 10.000 filiali nazionali ed estere,
la maggior parte delle quali fanno capo alle quattro banche principali:
Lloyds, Barclays, National Westminster e Midland.
Nel paese esistono inoltre molti istituti finanziari, come la Borsa
valori di Londra e la Borsa delle assicurazioni dei Lloyd's, che fanno
del Regno Unito uno dei più importanti centri della finanza mondiale.
I servizi bancari, finanziari, assicurativi e di credito rappresentano
circa il 20% dell'attività economica britannica, una crescita notevole
rispetto al decennio precedente, e il 13% dell'occupazione. Tradizionale
centro dei servizi finanziari è il noto square mile ("miglio quadrato")
nella City di Londra, che ospita la maggior concentrazione al mondo di
banche straniere e un gran numero di istituti assicurativi.
Commercio
Da centinaia di anni il commercio ha per il Regno Unito un'importanza
vitale. La posizione dominante del paese nel commercio mondiale durante
il XVIII e XIX secolo fu dovuta in gran parte all'isolamento geografico
delle isole Britanniche rispetto ai conflitti e ai problemi politici che
affliggevano il continente. Lo sviluppo delle grandi compagnie mercantili
(Compagnia delle Indie Orientali; Compagnia della Baia di Hudson), l'espansione
coloniale e il controllo navale dei mari furono fattori conseguenti. Prima
del XVII secolo il commercio estero dell'Inghilterra era gestito quasi
interamente da operatori stranieri. La lana era il principale prodotto
di esportazione e le importazioni erano rappresentate soprattutto da manufatti.
Con il mercantilismo, la dottrina economica prevalente in Inghilterra nei
secoli XVII e XVIII, lo stato promosse il commercio estero, lo sviluppo
della flotta e delle compagnie mercantili. Con l'aumento dei possedimenti
coloniali britannici nel XVIII e XIX secolo, l'allevamento ovino per la
produzione di lana e carne divenne un'attività importante nelle
colonie, mentre cotone, ferro, acciaio e carbone divennero i principali
prodotti di esportazione.
Oggi il Regno Unito è la quinta nazione al mondo per volume
di scambi, con un valore pro capite delle esportazioni superiore a quello
degli Stati Uniti e del Giappone. I principali beni di importazione sono
generi alimentari, legno e prodotti cartacei, macchinari, prodotti chimici
e mezzi di trasporto. Tra le esportazioni britanniche figurano macchinari,
mezzi di trasporto, manufatti di base, petrolio, prodotti chimici, strumenti
di precisione, attrezzature aerospaziali ed elettroniche. Nel 1993 le esportazioni
ammontavano a 193 miliardi di dollari; le importazioni a 214 miliardi di
dollari. Il 50% degli scambi avviene con i paesi dell'Unione Europea, soprattutto
con la Germania, i Paesi Bassi e la Francia, il 13% con gli Stati Uniti
e il Canada.
Trasporti
La presenza di numerose insenature lungo la costa e la navigabilità
dei fiumi, che hanno consentito la costruzione di funzionali centri portuali,
hanno contribuito a fare del Regno Unito una potenza marittima. Gli Atti
di navigazione del XVII e XVIII secolo furono emanati per favorire al massimo
le navi inglesi nel trasporto di prodotti nazionali. Con le vittorie navali
sulla Spagna e la Francia, le principali rivali nel commercio mondiale,
l'Inghilterra si assicurò il controllo dei mari e la preminenza
mondiale della sua flotta mercantile (vedi Imperi coloniali). La sua leadership
durò fino alla seconda guerra mondiale, quando la distruzione della
flotta britannica e la crescita della capacità produttiva dei cantieri
navali statunitensi permisero alla marina mercantile americana di superare
quella britannica, la cui importanza ha da allora conosciuto un ulteriore
declino.
Oggi i principali porti britannici sono Londra, Tees e Hartlepool,
Grimsby e Immingham, Sullom Voe, Milford Haven, Southampton, Liverpool,
Felixstowe, Forth, Dover e Portsmouth. Nelle isole Shetland e Orcadi hanno
sede porti a servizio dell'industria petrolifera.
Vi sono oggi nel Regno Unito circa 3200 km di canali e fiumi navigabili
alcuni dei quali, costruiti nel XVIII secolo, rappresentano ancora importanti
vie di comunicazione: tra questi, il canale di Manchester e il canale di
Caledonia, nella Scozia settentrionale, che consente collegamenti tra l'oceano
Atlantico e il Mare del Nord.
Nel Regno Unito fu inaugurata nel 1825 la prima ferrovia del mondo
percorsa da treni a vapore, la Stockton and Darlington Railway. Nel 1923
la rete ferroviaria del paese era gestita da quattro compagnie, che furono
nazionalizzate nel 1948, mentre nel 1955 fu avviato un programma di modernizzazione.
Oggi le ferrovie, gestite dalla compagnia Railtrack recentemente privatizzata,
dispongono di una rete di 16.535 km, di cui circa il 30% elettrificati.
A questi si aggiungono i circa 408 km della rete metropolitana londinese
che si sta estendendo con la costruzione di nuove linee nella parte orientale
e sudorientale della città.
Il progetto per la costruzione di un tunnel sotto la Manica risale
alla fine del XIX secolo. Ripresi nel 1957 e nuovamente interrotti nel
1973 per ragioni finanziarie, i lavori ricominciarono definitivamente nel
1987 e un primo tunnel di servizio venne completato nel 1990. Il tunnel,
lungo 50,4 km e situato a 40 m sotto il livello del mare, collega Folkestone,
in Inghilterra, a Calais, in Francia. È stato ufficialmente inaugurato
il 6 maggio 1994.
Per quanto riguarda i collegamenti aerei la British Airways è
una delle principali compagnie aree del mondo. Nel 1976, con Air France,
British Airways inaugurò il primo servizio passeggeri che utilizza
il Concorde. Oltre alla compagnia area nazionale, vi sono nel Regno Unito
molti operatori indipendenti. I due principali aeroporti londinesi, Heathrow
e Gatwick, sono tra i maggiori centri di traffico aereo internazionale.
Il Regno Unito dispone di circa 388.710 km di strade pubbliche, tra
cui 3716 km di autostrade. Sebbene le autostrade non rappresentino che
circa l'1% della rete stradale britannica, esse ospitano circa il 15% del
traffico stradale del paese. Nel 1994 il governo ha messo un freno al programma
di costruzioni di strade, in parte come risposta al timore espresso dagli
ambientalisti di un ulteriore aumento del traffico.
Lavoro
Nel 1994 la forza lavoro nel Regno Unito ammontava complessivamente
a circa 28 milioni di lavoratori, di cui circa 25,2 milioni avevano un
impiego, in gran parte come lavoratori dipendenti. In questi ultimi quarant'anni
la struttura del lavoro è significativamente cambiata. Nel settore
dei servizi sono attualmente impiegati quasi i tre quarti dei lavoratori
dipendenti, mentre solo un terzo lo era nel 1955. L'industria, che rappresentava
un tempo il settore principale in termini di occupazione (42% della forza
lavoro nel 1955) assorbe oggi solo il 20% della popolazione attiva.
Il Regno Unito è stato una delle culle del movimento sindacale,
ma l'influenza di queste istituzioni è fortemente diminuita a partire
dal 1980, in seguito alla legislazione introdotta dal governo conservatore,
tra cui l'obbligo di approvazione per scrutinio segreto delle azioni di
sciopero e le modifiche alla legge che regolava i finanziamenti politici
alle organizzazioni sindacali.
Ordinamento dello stato
Il Regno Unito è una monarchia parlamentare fondata su una costituzione
non scritta che include la legge statutaria, la Common Law (i precedenti
giudiziari) e il diritto consuetudinario. Le istituzioni di governo sono
la Corona, il governo e il gabinetto, il Consiglio privato e il Parlamento.
Il sovrano britannico è il capo dello stato e, in quanto tale,
capo dell'esecutivo, parte integrante del legislativo, capo del sistema
giudiziario, comandante in capo delle forze armate della Corona e "governatore
supremo" della Chiesa anglicana e della Chiesa scozzese, le confessioni
di stato. Il monarca britannico è inoltre capo del Commonwealth
e capo di stato di 16 paesi membri del Commonwealth. La monarchia è
ereditaria e, in base all'Act of Settlement (1700), accedono alla successione
al trono solo i discendenti protestanti della principessa Sophia, elettrice
di Hannover e nipote di Giacomo I di Inghilterra e VI di Scozia. L'attuale
sovrano, Elisabetta II, succedette al trono il 6 febbraio 1952, alla morte
del padre Giorgio VI. L'erede al trono è il figlio maggiore, Carlo,
principe di Galles.
La monarchia è la più antica istituzione dello stato.
Il Regno Unito è governato dal Governo di Sua Maestà nel
nome della Regina e con l'approvazione del Parlamento. All'interno di questo
quadro, al sovrano sono attribuite specifiche funzioni ritenute essenziali
per l'ordinamento costituzionale: esse comprendono la convocazione, la
proroga e lo scioglimento del Parlamento, e la ratifica dei progetti di
legge approvati dalle due camere del Parlamento. Il sovrano nomina formalmente
il primo ministro e il governo, nonché i giudici, gli ufficiali
delle forze armate, i governatori, i membri del corpo diplomatico e gli
alti membri del clero anglicano. Il sovrano conferisce onorificenze e riconoscimenti
e detiene il potere esclusivo, in quanto capo dello stato, di dichiarare
guerra e di concludere paci, di riconoscere stati stranieri e di concludere
trattati
Potere esecutivo
Le funzioni esecutive di governo, sebbene siano nominalmente conferite
al sovrano, di fatto vengono esercitate dal Governo di Sua Maestà,
composto di un corpo di ministri e presieduto da un primo ministro, che
dipende dal sostegno della maggioranza dei membri della Camera bassa del
Parlamento (o Camera dei Comuni), organo elettivo. Compito del primo ministro
è formare il governo e istituire il gabinetto, organo che coordina
i dicasteri di governo. Il Consiglio privato della Corona, formato da membri
nominati a vita, ha funzione consultiva.
Potere legislativo
In base ai principi costituzionali, il potere legislativo britannico
è rappresentato dalla "Corona nel Parlamento". Ciò significa
che, affinché una legge entri in vigore, questa deve essere approvata
da tutti e tre gli elementi che compongono il Parlamento: il sovrano, la
Camera dei Lord (982 membri con nomina a vita o ereditaria) e la Camera
dei Comuni (651 membri eletti a suffragio universale). Dopo l'approvazione
della Camera dei Comuni, i disegni di legge vengono discussi alla Camera
dei Lord che può ritardarne l'applicazione. I Lord non possono tuttavia
impedirne l'approvazione, una limitazione che si rifà a una concezione
peculiare della funzione della Camera non elettiva in una democrazia moderna,
come Camera di revisione relativamente libera dallo schieramento di parte
e integrante la Camera dei Comuni. Ciononostante non sono cessate le richieste
di abolizione della Camera dei Lord o di una sua sostituzione con un organo
elettivo.
Partiti politici
Dall'indomani della prima guerra mondiale il Partito conservatore e
il Partito laburista sono stati i partiti dominanti. Il Partito laburista,
di centrosinistra, diede avvio a un programma di nazionalizzazioni di alcune
industrie dopo la schiacciante vittoria elettorale del maggio 1945. Il
partito si costituì nel 1900 come braccio politico del sindacato
e, all'inizio, molto del suo pensiero fu ispirato alla Fabian Society.
Il Partito laburista ha ricevuto appoggio elettorale e sostegno finanziario
da entrambi questi gruppi, ma soprattutto dal sindacato, sebbene negli
ultimi anni alcuni cambiamenti nella costituzione abbiano considerevolmente
ridotto l'influenza sindacale sulla sua linea politica. Il Partito conservatore
favorisce l'impresa privata e una minore ingerenza statale. Il Servizio
sanitario nazionale (NHS) gode di ampio consenso popolare e gli sforzi
intrapresi nel corso degli anni Ottanta dal governo conservatore per riformarlo,
allo scopo di ridurne i costi e introdurvi meccanismi di mercato, hanno
incontrato una considerevole opposizione.
Tra gli altri partiti figurano il Partito liberal-democratico, il Partito
nazionalista scozzese e il Plaid Cymru (Partito nazionalista gallese);
nell'Irlanda del Nord, il Partito unionista dell'Ulster, il Partito unionista
democratico, il Partito socialdemocratico e laburista e il Sinn Féin.
Tutti, tranne il Sinn Féin, sono rappresentati alla Camera dei Comuni;
il Parlamento dell'Irlanda del Nord fu sospeso nel 1972. Tra gli altri
partiti non rappresentati in Parlamento figurano il Partito comunista e
i Verdi. Alle elezioni svoltesi nella primavera del 1997 il Partito laburista
ha ottenuto una schiacciante vittoria sui conservatori, da diciassette
anni alla guida del paese.
Suddivisioni amministrative
L'ordinamento dello stato nel Regno Unito ha una struttura unitaria.
Ciò significa che i poteri delle autorità locali derivano
da leggi varate dal Parlamento e che la responsabilità dell'amministrazione
generale del paese compete a specifici ministeri di gabinetto. L'indipendenza
delle autorità locali, in termini di bilancio e di spesa e, in certa
misura, di linea politica, è dunque limitata da leggi e politiche
stabilite a Londra.
Un'importante riorganizzazione dell'amministrazione locale entrò
in vigore in Inghilterra e nel Galles nel 1974, e in Scozia nel 1975. Alle
contee e ai distretti urbani subentrò un sistema semplificato. In
Inghilterra e nel Galles (fatta eccezione per la Grande Londra) il concetto
di contea, anche se mantenuto, fu considerevolmente rivisto. Complessivamente,
furono create 53 contee con i rispettivi consigli, suddivise in 569 distretti.
Sei contee inglesi, corrispondenti ai principali distretti urbani, vennero
chiamate contee metropolitane; le altre divennero contee rurali (shire).
A Londra fu istituito il Consiglio della Grande Londra, a sua volta suddiviso
nei 32 consigli corrispondenti alle circoscrizioni municipali.
In Scozia le contee vennero sostituite da 9 regioni con i rispettivi
consigli, suddivise in 53 distretti, ciascuno con un proprio consiglio.
Per le isole Orcadi, le Shetland e le Western Isles furono istituite tre
autorità unitarie, e in Irlanda del Nord fu introdotto un sistema
amministrativo semplice con 26 distretti.
Dal 1984 il governo ha il potere di limitare i bilanci delle autorità
locali, fissando un limite massimo di spesa. Nell'aprile del 1990 il consolidato
sistema di aliquote locali, o tasse sulla proprietà, fu sostituito
da un'imposta municipale, la cosiddetta Poll Tax, a sua volta sostituita
nel 1992 da una tassa basata in parte su un criterio di proprietà,
la Council Tax.
Una riorganizzazione di più ampio respiro dell'amministrazione
locale è entrata in vigore nel Regno Unito il 1° aprile 1996.
In base alla riforma, che ha interessato principalmente la Scozia e il
Galles, il sistema di divisioni amministrative a due ordini è stato
sostituito da un sistema semplificato. In Scozia ai consigli regionali
e distrettuali sono subentrati 32 consigli unitari, mentre le tre autorità
isolane sono rimaste inalterate. In Galles, agli 8 consigli di contea e
ai 37 consigli distrettuali sono subentrati 22 consigli unitari.
Storia
Per la storia della Gran Bretagna prima del 1707, si possono consultare
le voci Britannia; Inghilterra; Scozia; Galles; Irlanda.
L'Act of Union
Il regno di Gran Bretagna venne formato nel 1707 dall'unione fra l'Inghilterra
(che comprendeva il principato del Galles) e la Scozia (vedi Acts of Union).
I due paesi fin dal Medioevo costituivano due regni separati, ma dalla
morte di Elisabetta I, nel 1603, erano stati governati dallo stesso sovrano.
Nel 1707 venne istituito un solo Parlamento e un sistema nazionale unificato
per l'amministrazione, la tassazione, i pesi e le misure. Tuttavia Inghilterra
e Scozia mantennero le proprie tradizioni giuridiche e due diverse religioni
di stato, il presbiterianesimo in Scozia e l'anglicanesimo in Inghilterra
e nel Galles.
Un secolo di conflitti
Uno degli scopi dell'unificazione fu quello di rafforzare il paese
impegnato nella guerra di successione spagnola (1701-1714). Sotto la guida
di John Churchill duca di Marlborough, l'Inghilterra aveva vinto molte
battaglie contro la Francia, allora il più potente stato d'Europa.
Nel 1710, tuttavia, fu impossibile impedire che il re francese Luigi XIV
eleggesse un borbone al trono spagnolo. Preso il posto di Marlborough,
il partito conservatore (tory) firmò la pace con la Francia. Con
il trattato di Utrecht (1713), la Gran Bretagna riconobbe il diritto dei
Borboni alla corona spagnola, ricevendo in cambio dalla Francia le regioni
nordamericane della baia di Hudson, la Nuova Scozia e Terranova. La Spagna
cedette alla Gran Bretagna Gibilterra e l'isola di Minorca, garantendo
ai mercanti britannici un limitato diritto di commercio con le sue colonie
americane; fino al 1750 questa concessione riguardò anche l'asiento,
il diritto di importare schiavi africani nell'America spagnola. Alla regina
Anna, morta senza lasciare eredi, succedette nel 1714 Giorgio I.
Due importanti crisi segnarono i primi anni del regno di Giorgio I:
la rivolta giacobita del 1715, da parte dei seguaci di Giacomo Edoardo
Stuart, e il crollo finanziario della Compagnia dei mari del Sud, noto
come South Sea Bubble, nel 1720. Il governo locale venne affidato in gran
parte alla nobiltà di campagna. A livello nazionale, l'ordinamento
dello stato combinava elementi monarchici (il sovrano ereditario), aristocratici
(la Camera dei Lord, ereditaria) e democratici (la Camera dei Comuni, elettiva)
e prevedeva un potere giudiziario indipendente. Il regno di Anna era stato
contrassegnato da un'accesa rivalità tra le due fazioni whig e tory.
Sotto Giorgio I furono questi ultimi a ottenere maggior consenso. La maggioranza
dei cittadini che non godeva del diritto di voto aveva la possibilità
di rivolgere istanze, di far parte delle giurie nei processi e di ottenere
garanzie contro l'arresto arbitrario. Pieni privilegi politici erano riconosciuti
solo agli appartenenti alla Chiesa anglicana.
Fra il 1739 e il 1763, la Gran Bretagna fu quasi ininterrottamente
impegnata nei conflitti. Alla guerra contro la Spagna seguì la guerra
di successione austriaca, in cui la Gran Bretagna divenne il principale
alleato dell'Austria, combattendo la Francia per terra e per mare in Europa,
in Nord America e in India. Nel 1745, i giacobiti scozzesi, approfittando
dell'impegno della Gran Bretagna sul continente, misero in atto l'ultimo
tentativo di riportare sul trono britannico la dinastia degli Stuart. Tornato
in Scozia dall'esilio e postosi a capo dei giacobiti, il principe Carlo
Edoardo Stuart cercò di rovesciare Giorgio II e marciò con
l'esercito verso Londra, ma venne sconfitto nella battaglia di Culloden
Moor (1746) e fu costretto a riparare in Francia.
La guerra di successione austriaca si concluse con il trattato di Aquisgrana
(1748) che, per quanto riguardava la Gran Bretagna, ristabiliva lo status
quo territoriale. La guerra dei Sette anni (1756-1763), oppose la Gran
Bretagna, alleata della Prussia, alla coalizione di Francia, Austria e
Russia. Con il trattato di Parigi (1763) la Gran Bretagna ottenne tutti
i possedimenti francesi in Canada e a est del fiume Mississippi, nonché
la maggior parte dei territori francesi in India. La Spagna, che era entrata
in guerra a fianco della Francia nel 1762, dovette cedere la Florida. Il
trattato di Parigi costituì un trionfo diplomatico che segnò
l'apice dell'impero britannico nel XVIII secolo.
La rivoluzione industriale
Durante il XVIII secolo, il Regno Unito visse una forte crescita demografica,
alla quale contribuì la scoperta di un vaccino contro il vaiolo,
da parte di Edward Jenner, nel 1796. La trasformazione dell'economia si
accelerò negli ultimi decenni del Settecento, quando James Watt
perfezionò il motore a vapore e nuove invenzioni permisero di meccanizzare
la lavorazione del cotone. Fra il 1760 e il 1830 la produzione di tessuti
decuplicò, diventando la voce principale dell'esportazione britannica;
grazie a ulteriori invenzioni, crebbero notevolmente anche la produzione
di acciaio e l'estrazione del carbone. Non più tardi del 1830 questa
rivoluzione industriale riuscì a fare della Gran Bretagna l'"officina
del mondo".
La popolazione di Londra, stimata intorno ai 600.000 abitanti nel 1701,
era cresciuta a 950.000 nel 1801 e a 2,5 milioni nel 1851, facendo della
capitale britannica la più grande città del mondo e la Gran
Bretagna il primo paese in cui la popolazione urbana superava quella rurale.
La popolazione complessiva del paese, cresciuta fra il 1751 e il 1801 fino
a raggiungere 10,7 milioni di unità, raddoppiò fra il 1801
e il 1851.
La guerra d'indipendenza americana
Eliminato, dopo il 1763, il pericolo francese, le colonie britanniche
in Nord America, che da tempo godevano di un considerevole grado di autonomia,
mal sopportavano la subordinazione politica al governo di Londra. La resistenza
americana condusse alla convocazione del primo Congresso continentale (1774)
e al conflitto aperto (1775), nonostante gli inviti alla conciliazione
rivolti al governo di Londra da parlamentari come Edmund Burke.
Il dominio britannico sulle 13 colonie crollò a seguito della
guerra d'indipendenza americana. Dopo la sconfitta del generale John Burgoyne
a Saratoga (1777), la guerra civile americana divenne un conflitto internazionale.
La Francia (1778), la Spagna (1779) e l'Olanda (1780) si schierarono contro
la Gran Bretagna, mentre le altre potenze formarono una Lega di neutralità
armata, causando il primo isolamento diplomatico della Gran Bretagna da
oltre un secolo. Dopo la resa del generale Charles Cornwallis in seguito
alla presa di Yorktown (1781), le dimissioni di Lord North (1782) e la
firma del trattato di Parigi (1783), le 13 colonie furono riconosciute
come stati indipendenti e ottennero tutto il territorio a sud dei Grandi
Laghi. La Florida e Minorca furono cedute alla Spagna, mentre la Francia
ottenne alcune isole delle Indie Occidentali e alcuni porti africani.
Pitt il Giovane
Con William Pitt il Giovane, divenuto nel 1783, a 24 anni, il più
giovane primo ministro della storia britannica (1783-1801 e 1804-1806),
si delineò la figura di primo ministro nella sua accezione moderna.
Pur essendo favorevole alle riforme politiche, all'abrogazione delle restrizioni
imposte ai protestanti non anglicani e all'abolizione del commercio degli
schiavi, non ottenne una maggioranza parlamentare per dar corso a tali
misure; i vicini eventi della Rivoluzione francese, provocarono infatti
nel Regno Unito l'isolamento dei riformatori e l'introduzione di una legislazione
fortemente repressiva.
Le guerre napoleoniche
Tra la fine del XVIII secolo e il 1815 l'Europa fu sconvolta dalla
guerra (vedi Guerre napoleoniche). La prima coalizione contro i francesi,
voluta da Pitt (con Prussia, Austria e Russia), si sciolse nel 1796, e
nel 1797 la Gran Bretagna subì una sconfitta navale e tentativi
di invasione francesi, che portarono all'atto di unione con l'Irlanda (1801)
e alla formazione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; l'assemblea
legislativa di Dublino venne soppressa e i 100 rappresentanti irlandesi
entrarono a far parte del Parlamento di Londra.
L'ascesa al potere di Napoleone I preoccupò ancor più
gli inglesi, che costituirono con Russia, Austria e Regno di Napoli la
seconda coalizione. Dopo ripetute sconfitte subite dalla coalizione, solo
la vittoria navale riportata da Horatio Nelson a Trafalgar (1805) scongiurò
l'invasione napoleonica della Gran Bretagna. La Francia fu definitivamente
sconfitta solo nel 1815, nella battaglia di Waterloo; il Regno Unito, che
emerse dalle guerre napoleoniche come la maggiore potenza del mondo, era
anche afflitto da una gravissima crisi economica e sociale.
Le grandi riforme dell'Ottocento
A Giorgio III, sofferente di una malattia mentale, succedette, nel
1820, il figlio Giorgio IV. L'impero britannico guadagnò alcuni
ex possedimenti olandesi, come la Colonia del Capo e Ceylon (l'odierno
Sri Lanka). Sul fronte interno, il malcontento della popolazione sfociò
in numerose rivolte, che furono duramente represse dal governo, che tuttavia,
negli anni Venti, avviò una politica di riforme al fine di scongiurare
il pericolo di una sollevazione rivoluzionaria.
Nel 1830 Guglielmo IV succedette a Giorgio IV e al governo britannico
si insediò un gabinetto whig presieduto da Charles Grey. La principale
questione politica del biennio 1831-32 fu la riforma parlamentare voluta
dai whig. Approvata dopo un infuocato dibattito nel giugno del 1832, questa
contemplava una ridistribuzione dei seggi in favore delle nuove città
industriali e l'estensione del diritto di voto al ceto medio di proprietari,
quasi raddoppiando l'elettorato. La riforma favoriva il sistema partitico
sia a livello locale che nazionale, indebolendo l'influenza del sovrano
e della Camera dei Lord. La legge di riforma del lavoro del 1833 limitava
l'orario lavorativo di donne e bambini e istituiva degli ispettori; nello
stesso anno fu abolita la schiavitù.
Nel 1837 a Guglielmo IV succedette la nipote diciottenne Vittoria,
il cui regno avrebbe segnato un'epoca di fondamentale importanza per la
storia britannica. Il governo conservatore di Robert Peel (1841-1846) abolì
i dazi commerciali, reintroducendo al contempo la tassa sul reddito e,
nell'inverno 1845-46, in seguito alla carestia che aveva colpito l'Irlanda,
approvò la totale abolizione delle leggi sul grano, con il sostegno
dei whig e l'opposizione di due terzi del suo partito. La conseguente divisione
dei conservatori riportò al potere i whig (1846). Nel 1846 l'Irlanda
fu colpita da una nuova carestia, che provocò la morte di circa
un milione di persone tra il 1847 e il 1851.
La soppressione delle leggi sulla navigazione (1849) diede un forte
impulso agli scambi commerciali. Fu inoltre abolito il lavoro femminile
e minorile nelle miniere (1842), e nelle fabbriche l'orario di lavoro fu
limitato a 10 ore giornaliere (1847). Venne infine introdotta una regolamentazione
delle strutture sanitarie urbane (1842) e delle ferrovie (1844).
L'età vittoriana
Tra la fine degli anni Quaranta e i tardi anni Sessanta del XIX secolo,
il Regno Unito conobbe un periodo di grande prosperità economica,
che solo in parte risentì delle guerre sul continente e oltremare.
La Grande esposizione del 1851 a Londra divenne l'emblema del primato industriale
britannico. La rete ferroviaria raddoppiò la sua estensione, vennero
inaugurate le comunicazioni via telegrafo e il processo di lavorazione
inventato da Henry Bessemer nel 1856 ridusse il costo dell'acciaio, potenziando
le attività del settore siderurgico.
Alleatosi con la Francia di Napoleone III, il Regno Unito partecipò
alla guerra di Crimea nel 1854. Nel 1859, sedata la Grande rivolta indiana,
il governo britannico si sostituì definitivamente alla Compagnia
delle Indie Orientali, facendo dell'India britannica una colonia della
Corona. Il Regno Unito mantenne una difficile neutralità durante
la guerra civile americana (1861-1865), favorì l'unificazione italiana
e assistette con timore alla creazione di un impero tedesco sotto la dominazione
prussiana di Otto von Bismarck.
Dopo il 1865, la politica britannica fu dominata dal contrasto fra
due eminenti figure politiche, William Ewart Gladstone e Benjamin Disraeli,
che si alternarono al governo per sedici anni. L'adozione di barriere tariffarie
da parte di Stati Uniti, Germania e Francia rivalutò l'importanza
delle colonie come mercati e inaugurò un'epoca di concorrenza con
la Russia in Medio Oriente e lungo il confine indiano. Hong Kong e Singapore
furono i principali centri del commercio britannico in Cina e nel Pacifico
meridionale. La realizzazione del canale di Suez (1869) ebbe come conseguenza
indiretta il protettorato britannico sull'Egitto, nel 1882. La regina Vittoria
divenne imperatrice delle Indie nel 1876. La politica del ministro delle
colonie, Joseph Chamberlain, contribuì allo scoppio della guerra
anglo-boera nel 1899, che, dopo la presa di Johannesburg e Pretoria nel
1900, si sarebbe conclusa nel 1902.
Il regno di Edoardo VII
All'indomani della guerra boera, il Regno Unito concluse un trattato
di alleanza con il Giappone (1902) e pose fine a diversi decenni di rivalità
con la Francia con l'Entente cordiale (1904) che, dopo la composizione
dei contrasti con la Russia, si costituì in Triplice Intesa (1907),
con l'intento di controbilanciare la Triplice Alleanza fra Germania, Austria
e Italia.
All'inizio del regno di Edoardo VII, succeduto alla regina Vittoria,
la politica britannica fu dominata dalle questioni interne. Durante il
governo conservatore del primo ministro Arthur Balfour (1902-1905) venne
riformata l'istruzione secondaria. Le elezioni generali del 1906 conferirono
ai liberali una schiacciante maggioranza e divenne più forte il
Partito laburista nato nel 1893, che ottenne 29 seggi.
Grazie soprattutto a David Lloyd George e Winston Churchill, il governo
gettò inoltre le fondamenta del Welfare State (vedi Stato sociale).
La ripresa dei conservatori alle elezioni generali del 1910 obbligò
i liberali a cercare l'appoggio dei nazionalisti irlandesi per rimanere
al potere. Gli anni tra il 1911 e il 1914 furono segnati da grandi scioperi
di minatori, portuali e lavoratori del settore dei trasporti. Le donne
del movimento delle suffragette condussero importanti manifestazioni in
favore dell'emancipazione femminile. Al tentativo dei liberali di approvare
l'Home Rule per l'Irlanda si opposero i protestanti della provincia settentrionale
dell'Ulster; in seguito le trattative tra le parti vennero interrotte dallo
scoppio della prima guerra mondiale.
La prima guerra mondiale e le sue conseguenze
Sebbene la competizione navale fosse un serio motivo di conflitto tra
Gran Bretagna e Germania, fu la minaccia tedesca alla Francia e la violazione
della neutralità del Belgio che indussero gli inglesi a entrare
in guerra. Una forza di spedizione britannica fu immediatamente inviata
in Francia, contribuendo ad arginare l'avanzata tedesca sulla Marna. Nella
battaglia dello Jutland (1916) le forze britanniche impedirono alla flotta
tedesca l'accesso al Mare del Nord. L'entrata in guerra degli Stati Uniti,
nell'aprile del 1917, rese possibile il successo dell'offensiva guidata
dal generale Douglas Haig nell'estate del 1918 e la resa tedesca in novembre.
Le elezioni indette subito dopo l'armistizio sancirono la schiacciante
vittoria della coalizione guidata da Lloyd George. Il partito laburista
divenne la principale forza di opposizione. La riforma elettorale del 1918
aveva nel frattempo concesso il voto a tutti i cittadini maschi sopra i
21 anni e alle donne sopra i 30.
Il Regno Unito fu uno dei "tre grandi" (con Francia e Stati Uniti)
alla conferenza di pace tenutasi a Parigi del 1919. L'impero britannico
ottenne a titolo di mandati le ex colonie tedesche in Africa e i possedimenti
turchi in Medio Oriente, mentre i dominions autonomi britannici (Canada,
Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa) entrarono nella nuova Società
delle Nazioni. La guerra civile irlandese ebbe termine nel dicembre del
1921: parte dell'isola divenne nel 1922 lo Stato libero d'Irlanda, del
tutto indipendente dal dominio britannico. Le sei contee dell'Irlanda del
Nord mantennero la rappresentanza al parlamento britannico, pur ottenendo
un proprio parlamento provinciale, ed entrarono così a far parte
del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.
Fra il 1929 e il 1932 la Grande Depressione fece raddoppiare il tasso
di disoccupazione, mentre calarono fortemente i livelli della produzione
industriale. La ripresa economica avvenne fra il 1933 e il 1937. Edoardo
VIII, il successore di re Giorgio V, abdicò in favore del fratello,
che divenne re con il nome di Giorgio VI nel 1936.
La seconda guerra mondiale
Dopo il primo conflitto mondiale, si svolsero conferenze per il disarmo
a Washington (1921-22) e a Londra (1930). Il Regno Unito adottò
una politica di tolleranza nei confronti della Germania di Adolf Hitler
e, nel tentativo di evitare un nuovo conflitto, il primo ministro Neville
Chamberlain accettò il patto di Monaco del 1938, che assegnava alla
Germania la regione cecoslovacca dei Sudeti. Solo in seguito all'annessione
tedesca di Praga (marzo 1939) il Regno Unito si impegnò a sostenere
militarmente la Polonia e la Romania.
Quando Hitler invase la Polonia nel settembre del 1939, il Regno Unito
e la Francia dichiararono guerra alla Germania: ebbe inizio così
la seconda guerra mondiale. Nella primavera del 1940 la Germania invase
la Danimarca, la Norvegia, l'Olanda, il Belgio e la Francia. Winston Churchill
prese il posto di Chamberlain a capo di un consiglio di gabinetto bellico
(1940-1945) formato dai rappresentanti dei tre maggiori partiti politici.
Dopo la resa della Francia nel giugno 1940, il Regno Unito intraprese una
massiccia mobilitazione e subì pesanti bombardamenti che causarono
circa 60.000 vittime fra la popolazione civile.
Dopo l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, nel giugno 1941, e
l'attacco giapponese a Pearl Harbor, Churchill stipulò la "Grande
alleanza" con il leader sovietico Stalin e il presidente americano Franklin
D. Roosevelt contro le potenze dell'Asse. Il corso della guerra, fino a
quel momento sfavorevole, cominciò a cambiare verso la fine del
1942. Fra i più determinanti contributi britannici all'andamento
del conflitto si ricordano la battaglia dell'Atlantico contro la minaccia
sottomarina tedesca e la campagna nordafricana del generale Bernard Montgomery.
Notevole fu la partecipazione delle forze britanniche alla liberazione
dell'Italia (1943) e della Francia (1944) e alla definitiva sconfitta delle
potenze dell'Asse (1945).
Il secondo dopoguerra
Le elezioni generali del 1945 conferirono per la prima volta al partito
laburista la maggioranza dei suffragi e una netta maggioranza parlamentare.
Il governo, sotto la guida di Clement Richard Attlee, nazionalizzò
importanti settori dell'economia nazionale e avviò la ricostruzione
del paese con il sostegno del piano Marshall. Nel 1949 aderì con
altre potenze occidentali all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico
del Nord (NATO). Nel 1948 il Regno Unito aveva rinunciato al suo mandato
in Palestina; questo fatto portò alla fondazione di Israele e alla
prima guerra arabo-israeliana. Il governo laburista concesse l'indipendenza
all'India e al Pakistan nel 1947, alla Birmania e a Ceylon nel 1948.
Le elezioni del 1951 videro il ritorno di Winston Churchill alla guida
del paese. La sostenuta ripresa economica che caratterizzò i primi
anni Cinquanta permise di ridurre le imposte sul reddito e di porre fine
al programma di austerità, mentre si sviluppavano l'industria edilizia
e il commercio internazionale. Nel 1952 salì al trono la regina
Elisabetta II. Il successore di Churchill, Anthony Eden (1955-1957), si
dimise in seguito alla crisi di Suez.
La decolonizzazione
Harold Macmillan (primo ministro negli anni 1957-1963) inaugurò
un periodo di nuova prosperità economica e intraprese una politica
di decolonizzazione in Africa. All'indipendenza del Sudan nel 1956, seguì
quella di Ghana, Nigeria, Somalia, Tanzania, Sierra Leone, Uganda e Kenya.
Molti di questi stati rimasero membri del Commonwealth; l'Unione Sudafricana
uscì dall'organizzazione nel 1961 per dichiararsi una repubblica.
Durante il governo Macmillan l'indipendenza fu concessa anche alla Malesia,
a Cipro e alla Giamaica. Dalle ex colonie - specialmente dalle Indie Occidentali
e dal Pakistan - giunse nel Regno Unito un forte numero di immigrati, anche
in seguito alle campagne di assunzione nei lavori pubblici. L'inasprirsi
delle tensioni razziali spinse il governo ad adottare misure fortemente
restrittive dell'immigrazione, pur assicurando nel contempo la parità
di diritti agli immigrati e ai loro discendenti.
Nel 1961 Macmillan fece richiesta di adesione alla Comunità
Europea (CEE, l'odierna Unione Europea), incontrando il veto del presidente
francese Charles de Gaulle. Nel 1963 a Macmillan subentrò Alec Douglas-Home,
che alle elezioni generali del 1964 fu sconfitto di misura dal partito
laburista guidato da Harold Wilson.
Gli anni Sessanta e Settanta
Nel corso degli anni Sessanta il paese conobbe un diffuso movimento
di contestazione che si espresse nella musica, nella moda, nell'arte e
Londra divenne una delle capitali internazionali della nuova cultura giovanile.
Il governo Wilson (1964-1970) varò una riforma dell'istruzione secondaria
allo scopo di estendere la formazione superiore alla maggioranza dei cittadini.
Nei tardi anni Sessanta vennero limitate le restrizioni in materia di divorzio,
fu legalizzato l'aborto, venne abolita la pena di morte, fu introdotta
la parità salariale per le donne e la maggiore età venne
stabilita a 18 anni. Una grave crisi economica costò al Partito
laburista la perdita del consenso dei sindacati e il ritorno al potere
dei conservatori con Edward Heath, nel 1970.
Uno dei problemi principali affrontati dalla politica britannica a
partire dalla metà degli anni Sessanta fu la lotta contro l'inflazione.
Heath sperava di risolvere i problemi dell'economia con l'introduzione
del regime di cambi flessibili e con l'adesione britannica alla Comunità
Europea, che avvenne nel 1973, ma il congelamento dei salari suscitò
l'opposizione dei minatori. L'esito delle elezioni del febbraio 1974 permise
a Wilson di formare un governo laburista di minoranza.
Nel corso degli anni Settanta i diversi governi dovettero inoltre affrontare
la difficile situazione in Irlanda del Nord, dove, in seguito all'inasprirsi
del conflitto fra cattolici e protestanti, nel 1969 fu inviato l'esercito
e nel 1972 furono sospese le funzioni del parlamento autonomo. In Scozia,
per far fronte al successo del partito nazionalista alle elezioni del 1974,
il governo Callaghan (1976-1979) tentò di istituire un parlamento
scozzese semindipendente, ma il progetto venne rifiutato dall'elettorato
scozzese nel 1979.
Tra il 1976 e il 1979 l'inflazione iniziò a diminuire. Alla
fine degli anni Settanta la politica britannica si era polarizzata fra
l'ala sinistra del partito laburista, che perseguiva una maggiore uguaglianza
sociale attraverso un accresciuto ruolo dello stato, e i conservatori,
che intendevano riaffermare il ruolo dell'impresa privata. Dopo un inverno
di agitazioni sindacali, nel marzo del 1979 un voto di sfiducia mise fine
al governo Callaghan.
Il decennio Thatcher
Nelle elezioni dell'aprile 1979 i conservatori ottennero una solida
maggioranza parlamentare e Margaret Thatcher fu la prima donna in Europa
a ottenere la carica di capo del governo. La sua politica economica, incentrata
sul ridimensionamento del Welfare State e sul rinnovamento della struttura
produttiva nazionale (che prevedeva un massiccio piano di privatizzazione
delle imprese statali), diede i primi, modesti risultati fra il 1981 e
il 1982, ma al prezzo del più alto tasso di disoccupazione registrato
dagli anni Trenta. Nell'aprile del 1982, il governo Thatcher dovette affrontare
la crisi delle isole Falkland (vedi Guerra delle Falkland). Alle decisive
affermazioni elettorali dei conservatori nel 1983 e nel 1987 contribuì
il frazionamento dell'opposizione. Nel 1981 un gruppo di ex laburisti,
guidati da Roy Jenkins e David Owen, formò il partito socialdemocratico,
che, alleatosi con i liberali, conquistò il 25% dei suffragi nel
1983 e il 23% nel 1987, dividendo l'opposizione e favorendo la vittoria
dei conservatori.
Negli anni seguenti il governo Thatcher perseguì caparbiamente
il suo programma; importanti aziende statali vennero privatizzate e fu
introdotta una legislazione che limitava fortemente il potere dei sindacati,
favorendo l'investimento di capitali stranieri. La politica del governo
conservatore negli anni Ottanta ottenne degli indubbi risultati nel rivitalizzare
l'economia nazionale, ma al costo di un deciso peggioramento delle condizioni
dei settori più poveri della società e quindi di un diffuso
disagio sociale. Alla fine degli anni Ottanta la popolarità della
"lady di ferro" era svanita; la ripresa dell'inflazione, il fallimento
per la forte opposizione sociale del tentativo di introdurre la Poll Tax
(un'imposta che gravava sui cittadini indipendentemente dal loro reddito)
e i dissidi all'interno del suo stesso partito la costrinsero alle dimissioni
nel novembre del 1990.
Il governo Major
John Major prese il posto della Thatcher alla guida del partito conservatore
e alla carica di primo ministro. Proseguendo la politica di stretti legami
con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna fu tra i paesi europei quello più
coinvolto nella partecipazione all'intervento militare contro Saddam Hussein
(vedi Guerra del Golfo). Il governo Major si trovò ad affrontare
una crescente crisi economica e sociale, ma nelle elezioni dell'aprile
1992 la riproposta di una politica di defiscalizzazione gli fece riguadagnare
la maggioranza nel parlamento di Londra. Nel settembre dello stesso anno
la sterlina uscì dal Sistema monetario europeo.
Nel 1993 il governo inglese e lo Sinn Féin avviarono, in un
primo tempo in gran segreto, delle trattative di pace, nel tentativo di
comporre la crisi nordirlandese. Nell'agosto 1994, con lo scopo di favorire
le trattative, l'IRA dichiarò un cessate il fuoco unilaterale; pochi
mesi dopo anche le formazioni paramilitari protestanti annunciarono l'adesione
alla tregua. Ma nel febbraio del 1996, lamentando una scarsa volontà
del governo britannico nel proseguire le trattative di pace, l'IRA riprese
l'attività terroristica facendo esplodere una bomba a Londra che
provocò due morti e più di cento feriti. In seguito le trattative
ripresero, ma senza approdare a risultati concreti.
Nel marzo del 1996, il governo annunciò i risultati delle ricerche
di una commissione indipendente in merito a dieci decessi, apparentemente
causati dalla malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD), che risultava connessa
alla presenza, negli allevamenti britannici, dell'encefalopatia spongiforme
bovina (chiamata anche morbo della "mucca pazza"). Questa scoperta, che
contraddiceva le rassicuranti dichiarazioni governative, provocò
il collasso del mercato interno e delle esportazioni di carne britannica.
Il 27 marzo la Commissione europea impose un bando globale alle esportazioni
di carni bovine britanniche. A giugno, tuttavia, i governi dell'Unione
Europea concordarono la graduale riduzione delle sanzioni.
La vittoria del New Labour
Dopo quasi vent'anni di governo conservatore, le elezioni del maggio
1997 decretarono lo straordinario successo dei laburisti guidati da Tony
Blair, che conquistarono 419 dei 659 seggi del parlamento britannico. Per
conseguire tale risultato, negli anni precedenti la classe dirigente del
partito aveva compiuto un ampio processo di revisione ideologica, abbandonando
il programma di nazionalizzazione e prendendo le distanze dai sindacati,
da sempre i maggiori sostenitori del partito.
Una delle prime iniziative del nuovo governo - a testimonianza di un
atteggiamento nei confronti dell'integrazione politica europea diverso
da quello "euroscettico" della precedente amministrazione conservatrice
- fu l'annuncio della ratifica del protocollo sociale allegato al trattato
di Maastricht.
Il 1° luglio 1997, dopo 150 anni di dominio britannico, l'ex colonia
di Hong Kong entrava a far parte della Repubblica popolare cinese.
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