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| Germania (tedesco Bundesrepublik Deutschland),
stato dell'Europa centrale, delimitato nord dal Mare del Nord, dalla
Danimarca e dal mar Baltico; a est dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca;
a sud dall'Austria e dalla Svizzera; a ovest da Francia, Lussemburgo, Belgio
e Paesi Bassi. Prima del secolo scorso non era mai esistita una Germania
unificata politicamente; vi erano invece diversi stati compresi entro le
grandi aree occupate da popolazioni germaniche, estese tra il Reno e l'Oder,
tra le Alpi, il mar Baltico e il Mare del Nord. La formazione della Germania
come unità politica moderna si ebbe nella seconda metà dell'Ottocento
(1871) e tale rimase per settantaquattro anni, sino al 1945, quando, in
seguito alla seconda guerra mondiale, fu nuovamente divisa; si formarono
quindi due stati, la Repubblica federale tedesca e la Repubblica democratica
tedesca, la prima legata al mondo occidentale, la seconda alla sfera comunista
dominata dall'Unione Sovietica. Il 3 ottobre 1990 le due repubbliche si
sono riunite in un unico stato, la cui capitale dal giugno del 1991 è
tornata a essere Berlino, già capitale della prima repubblica.
Territorio La Germania presenta un territorio dalla morfologia molto varia che deriva dalle diverse strutture geologiche che la compongono e che sono tra loro giustapposte: quella dei massicci antichi, paleozoici, con i congiunti bassopiani al centro e a nord, largamente coperti da formazioni del Mesozoico, e quelle dei rilievi d'origine alpina e dei connessi "ringiovanimenti" a sud. In rapporto a ciò si possono riconoscere tre grandi regioni fisiche: il bassopiano germanico settentrionale, gli altipiani centrali e la regione montuosa meridionale. |
Francia
Australia Svizzera Germania Italia Russia
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Il bassopiano settentrionale comprende pianure e ondulazioni che risentono della morfologia d'origine glaciale; esso è percorso da fiumi che provengono dai rilievi centrali e meridionali, e tuttora caratterizzato da vasti depositi di loess, formatisi in età glaciale. La regione è divisa in due sezioni dal corso dell'Elba: la sezione occidentale, la meno fertile, presenta vaste brughiere di erica e, nei punti più bassi, estensioni di torba. La sezione orientale, più fertile, comprende la regione collinare del Meclemburgo ed è caratterizzata dalla presenza di numerosi laghi di origine morenica, come il lago Müritz. La costa è bassa e uniforme e interessata da accentuati fenomeni di marea, soprattutto nella sezione occidentale, bagnata dal Mare del Nord, dove le terre sono state sottratte al mare dall'uomo con la costruzione di dighe; la costa del mar Baltico presenta in alcuni punti lagune racchiuse dai sedimenti portati dai fiumi. Le isole principali situate al largo della costa sono le Frisone orientali, Helgoland nel Mare del Nord, e Rügen nel mar Baltico. L'altopiano centrale comprende i monti di più antica formazione del paese, come rivelano le loro forme erose, arrotondate: a nord si trovano i modesti rilievi della Selva di Teutoburgo e il Wesergebirge, al centro il Massiccio Renano attraversato dalle valli degli affluenti del Reno, a sud-ovest i monti della Foresta Nera e a est il Fichtelgebirge, i monti Metalliferi e la Selva boema. Il punto più elevato della regione è la vetta del Mittelgebirge (1600 m), nei Sudeti, al confine con la Polonia. La caratteristica di questa regione è la presenza di vasti giacimenti carboniferi formatisi durante e dopo il Paleozoico, quando estese foreste furono ripetutamente sommerse dal mare. La sezione meridionale della Germania comprende i rilievi marginali della catena alpina e, poco più a nord, i rilievi nati dai contraccolpi dell'orogenesi da cui sono sorte le Alpi, come il Giura Svevo e i monti che orlano la Fossa Renana, tra cui la stessa Foresta Nera. È questa l'area che è stata maggiormente interessata dalle glaciazioni pleistoceniche. Essa culmina, al confine con l'Austria, nei 2963 m dello Zugspitze, la vetta più elevata del paese. Idrografia Il fiume principale della Germania è il Reno, vero e proprio asse idrografico del paese, che nasce nel cuore delle Alpi e scorre verso i bassopiani olandesi affacciati al Mare del Nord; i suoi principali affluenti in territorio tedesco sono il Lahn, il Lippe, il Meno, la Mosella, il Neckar e la Ruhr. Il Reno, che segna parte del confine con la Svizzera e con la Francia, costituisce una delle più importanti e trafficate arterie di comunicazione del mondo. Altri fiumi importanti sono l'Elba, che nasce nella regione dei Sudeti e sfocia nel Mare del Nord, e il Danubio, che attraversa gran parte del sud del paese prima di entrare in Austria a Passau; l'Oder, con il più piccolo fiume Neisse, segna oltre la metà del confine orientale con la Polonia ed è l'unico fiume tedesco che sfocia nel Baltico. La Germania possiede pochi grandi laghi; il maggiore è il lago di Costanza, che però si estende in parte anche in territorio austriaco e svizzero. Clima La Germania ha un clima temperato, che risente sia degli influssi continentali provenienti da est sia di quelli oceanici; le temperature medie annuali si aggirano sui 9 °C, con variazioni sensibili però passando da est a ovest più che da nord a sud (tranne, ovviamente, che sui rilievi). |
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| La temperatura media del mese di gennaio varia tra -6 e
1 °C, quella di luglio tra 16 e 20 °C. Le precipitazioni sono più
abbondanti a sud, dove si registra una media annua di circa 1600 mm all'anno,
in parte sotto forma di neve; gli altipiani centrali ricevono un massimo
di circa 1500 mm di pioggia all'anno, mentre nelle pianure del nord si
registra una media annua delle precipitazioni di 700 mm circa.
Flora e fauna Il 30% circa del territorio tedesco è coperto di boschi, la maggior parte dei quali si trova nella regione meridionale del paese e sui rilievi centrali, dove il rispetto del Wald, il bosco, quasi un culto, fa parte delle tradizioni culturali germaniche. I boschi comprendono le latifoglie d'ambiente temperato, cioè querce, frassini, tigli, faggi, abeti e, a quote elevate, larici. Nelle regioni pianeggianti e costiere si incontrano pini e betulle. Gran parte delle colline delle regioni sudoccidentali e delle valli del Reno, della Mosella e del Meno è coperta di vigneti, la cui crescita è favorita dal clima piuttosto mite, al riparo dagli influssi continentali. Per quanto riguarda la fauna, la varietà delle specie è modesta e comprende mammiferi quali il cervo, il cinghiale, la lepre, la donnola, il tasso, il lupo e la volpe. Fringuelli, oche e altri uccelli migratori attraversano il paese in grandi stormi; nelle acque costiere del Mare del Nord e del mar Baltico vivono aringhe e merluzzi, mentre fiumi e ruscelli sono popolati da carpe, trote e pesci gatto. Popolazione La Germania ha una popolazione di 81.817.499 abitanti (1996) e una densità media di 229 unità per km2. Moltissimi sono gli immigrati stranieri che vivono nel paese: il gruppo più numeroso è costituito dai turchi (oltre 2 milioni), seguito da slavi dell'ex Iugoslavia (800.000), dagli italiani (590.000), dai greci (360.000) e dai polacchi, oltre che da minoranze austriache e spagnole. Il paese è altamente urbanizzato: oltre l'86% della popolazione vive in centri di almeno 2000 abitanti. Città principali La capitale della Germania è Berlino (3.471.418 abitanti nel 1996), città imponente e monumentale le cui vicende sono legate, in questo secolo, alla divisione in due della Germania, il cui confine passava nel cuore storico della metropoli, oggi restituita alle sue funzioni originarie. Molte funzioni amministrative, tuttavia, trovano ancora la loro sede nella capitale della Repubblica federale tedesca, Bonn, antica città universitaria sulle sponde del Reno. I principali centri del paese, che comprende due sole città con più di un milione di abitanti, ma undici città con più di mezzo milione (indice dell'equilibrata distribuzione dell'urbanesimo nel territorio), sono perlopiù d'origine antica, medievale (ma qualcuna è di fondazione romana). Molte sono legate allo sviluppo industriale, a cui si deve la formazione della conurbazione della Ruhr e la crescita delle città lungo il Reno. Le maggiori città sono Amburgo, importante città portuale; Monaco, centro commerciale e culturale; Colonia, città industriale sede di una splendida cattedrale; Francoforte, centro commerciale e manifatturiero; Essen, importante centro siderurgico situato nel bacino della Ruhr; Dortmund, città industriale nelle cui vicinanze si trovano grandi giacimenti di carbone; Stoccarda, città commerciale e manifatturiera; Düsseldorf e Lipsia, centri dell'industria manifatturiera e commerciali. Lingua Il tedesco è la lingua ufficiale del paese, parlata dalla quasi totalità dei cittadini; esistono inoltre numerosi dialetti regionali, alcuni dei quali differiscono in modo sostanziale dalla lingua ufficiale. L'unica minoranza linguistica significativa è rappresentata da 100.000 serbi, discendenti delle tribù slave che i tedeschi del Medioevo chiamavano Wend, che vivono nella regione della Lusazia (comprendente le città di Cottbus e di Bautzen) e parlano una lingua slava. La popolazione tedesca è per il 45% circa protestante, in particolare luterana, per il 40% cattolica e per il 2% musulmana; in Germania risiedono inoltre circa 30.000 ebrei. Istruzione e cultura L'istruzione scolastica in Germania è obbligatoria e gratuita tra i 6 e i 18 anni di età; direttamente controllata dalle amministrazioni regionali, essa è sottoposta a direttive nazionali che garantiscono la sostanziale equivalenza dei sistemi scolastici di tutto il paese; l'analfabetismo è oggi praticamente assente. Il sistema scolastico si divide nel grado inferiore, rappresentato dalla scuola di base (Grundschule), e in quello superiore che prevede fondamentalmente tre diversi corsi di studi, la Hauptschule, la Realschule (istituti professionali) e il Gymnasium che si conclude con il conseguimento del diploma, necessario per l'ammissione all'università. Esistono inoltre scuole per gli adulti, come le numerose Volkshochschulen (università popolari), che offrono una grande varietà di corsi e alcuni programmi che giungono fino al conseguimento del diploma. Il paese è inoltre sede di numerosi atenei, tra i quali l'Università di Heidelberg (1386), tra le più antiche di Europa. |
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Berlino conserva interessanti collezioni d'arte presso gli Staatliche
Museen nel sobborgo di Dahlem, il Kaiser-Friederich-Museum, il Pergamon
Museum e l'Accademia di Belle Arti. Monaco ospita opere degli antichi maestri
nella Alte Pinakothek, oltre a collezioni di arte moderna e contemporanea
nella Neue Pinakothek (vedi Alte-Neue Pinakothek). Tutte le città
tedesche sono sede di importanti biblioteche. Archivi del periodo nazista
sono conservati nelle biblioteche federali di Coblenza e nel Centro documentario
di Berlino.
Teatri e sale da concerto attraggono numerosi spettatori; le orchestre
filarmoniche di Berlino e di Monaco e l'orchestra sinfonica di Bamberga
sono conosciute in tutto il mondo, così come le orchestre radiofoniche
di Monaco, Colonia e Amburgo. Particolarmente rilevanti sono fiere e festival
come quello di Wagner a Bayreuth, quelli di Bach ad Ansbach e Lipsia, le
esposizioni "documenta" di arti visive a Kassel, la settimana del cinema
a Berlino e la Fiera del libro di Francoforte.
Per ulteriori approfondimenti vedi: Lingua tedesca; Letteratura tedesca;
Cinema tedesco; Arte e architettura tedesca; Musica occidentale; Filosofia
occidentale; Illuminismo.
Economia
La Germania ha un'economia sviluppata, la più forte dell'Europa,
che si basa sugli eccezionali progressi del suo settore industriale. Questo
era già potente prima della seconda guerra mondiale, scatenata dalla
Germania proprio per contrapporre la propria potenza al resto dell'Europa,
in un'epoca di feroci competizioni fra gli stati. La guerra distrusse praticamente
la struttura produttiva del paese, che però rinacque in breve, nella
Germania occidentale, grazie anche ai favori delle politiche occidentali,
atlantiche, in gara con quelle orientali del Patto di Varsavia, nel cui
ambito la Germania orientale divenne il paese leader sul piano economico.
La riunificazione del 1990 influì notevolmente sulle economie
di entrambi i paesi; la Germania occidentale dovette sopportare ingenti
aumenti del prelievo fiscale per finanziare il rinnovamento delle infrastrutture,
della protezione ambientale e dell'industria dell'Est, mentre molte aziende
della Germania orientale fallirono a causa della concorrenza delle imprese
occidentali. Ciò nonostante, la Germania non ha perduto i suoi primati
e continua a essere una potenza primaria nel quadro dell'economia mondiale:
ciò grazie alla sua efficiente organizzazione e alle notevoli capacità
produttive e commerciali del suo sistema economico.
Agricoltura e allevamento
L'agricoltura riveste un ruolo di secondaria importanza nell'economia
tedesca e il paese importa circa un terzo delle derrate alimentari destinate
al consumo locale. I terreni più fertili e adatti all'agricoltura
si trovano nella sezione meridionale dei bassopiani settentrionali; le
colture principali sono barbabietola da zucchero, patate, orzo, frumento,
avena, segale e luppolo. La Germania produce anche notevoli quantità
di uva, destinata alla vinificazione.
Fiorente è l'allevamento, soprattutto di bovini e mucche da
latte (la cui produzione consente un'attività casearia tra le prime
d'Europa), oltre che di suini (di cui detiene il primato in Europa).
Risorse forestali e pesca
Silvicoltura e pesca sono due settori di grande rilevanza nell'economia
tedesca. La maggior parte dei 75 milioni di metri cubi di legname prodotti
nel 1990 proveniva dalle grandi foreste del sud-ovest.
I maggiori porti pescherecci del paese sono quelli di Brema, Bremerhaven,
Cuxhaven, sul Mare del Nord, e di Kiel sul mar Baltico. Nel 1994 il pescato
annuale fu di circa 270.000 tonnellate, costituite quasi interamente da
pesce di mare, e in particolare da aringhe.
Risorse minerarie
La Germania possiede ricchi giacimenti minerari; i più importanti
sono quelli di carbone (antracite), che sono stati all'origine della grande
industria di base tedesca, dislocati principalmente nella regione della
Ruhr e nel Saarland, anche se l'industria ha ormai esaurito gran parte
delle riserve. Ancora cospicua è la produzione di lignite utilizzata
dall'industria energetica, che si avvale anche in larga misura di minerali
radioattivi e di petrolio d'importazione e nazionale; questo proviene soprattutto
dalle zone prossime al confine olandese (Emsland) dove si estrae anche
gas naturale. Il potassio, di cui la Germania possiede ricchi giacimenti,
abbonda nel sud-ovest, nella zona di Friburgo, e nel nord, vicino alle
bocche dei fiumi Ems e Neser. In territorio tedesco esistono inoltre abbondanti
riserve di sale e, in quantità più modesta, giacimenti di
mercurio, argento, zolfo, piombo, uranio e zinco.
Industria
Di fondamentale rilevanza per l'economia tedesca è il settore
manifatturiero, che vanta tradizioni prestigiose, soprattutto nel settore
meccanico, delle lavorazioni del ferro e dell'acciaio, della fabbricazione
di automezzi, di apparecchiature elettroniche e di precisione, oltre che
tessili. Affermata e poderosa è anche l'industria chimica, a cui
si affianca quella farmaceutica.
Le grandi industrie manifatturiere sono concentrate in diversi distretti
industriali; il principale si trova nella Renania Settentrionale-Vestfalia
e comprende il bacino della Ruhr, vero cuore pulsante del sistema industriale
tedesco con i suoi complessi siderurgici, le sue acciaierie, le sue industrie
manifatturiere collegate. Queste sono però dislocate in diversi
centri quali Aquisgrana, Colonia e Düsseldorf, dove si producono prodotti
chimici, articoli metallici, componenti meccaniche e veicoli da trasporto.
Un altro importante distretto industriale è situato nel punto
di confluenza dei fiumi Reno e Meno; in quest'area sono comprese le città
di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Offenbach, con le loro grandi fabbriche
per la lavorazione dei metalli e la produzione di componenti elettroniche,
prodotti farmaceutici, chimici e veicoli a motore. Verso sud, lungo il
Reno, si trova un'altra importante regione industriale che comprende le
città di Mannheim, Ludwigshafen e Karlsruhe, dove si fabbricano
prodotti chimici, componenti meccaniche e materiali da costruzione. Stoccarda
è il centro di una zona di produzione di motoveicoli, apparecchiature
elettroniche, macchinari per ufficio, tessuti e strumenti ottici; nel distretto
di Monaco si producono invece aeroplani, veicoli a motore, abbigliamento
e birra.
Altre importanti aree industriali sono situate nel nord-ovest del paese:
tra queste il distretto di Hannover-Brunswick, specializzato nella produzione
di acciaio, prodotti chimici e veicoli a motore, e la regione manifatturiera
che comprende le città portuali di Amburgo, Brema, Kiel e Wilhelmshaven,
dove si producono derivati della raffinazione del petrolio, alimenti, birra,
navi e macchinari per ufficio. Berlino è inoltre un importante centro
di produzione di apparecchiature elettroniche.
Nel territorio della ex Germania Est si trovano grandi stabilimenti
siderurgici, con importanti fonderie a Eisenhüttenstadt e vicino a
Berlino; oltre all'acciaio, vengono inoltre prodotte rilevanti quantità
di sostanze chimiche, quali acido solforico, soda caustica e ammoniaca.
Numerosi impianti chimici si trovano nella regione di Dessau, Halle e Lipsia;
un grande complesso petrolchimico di raffinazione del greggio sorge presso
Schwedt sull'Oder, nel nord-est. Macchinari di ogni tipo vengono prodotti
in numerose città, specialmente nel sud-ovest, e nell'area occupata
un tempo da Berlino Est si trovano fabbriche di componenti elettronici;
strumenti ottici e di precisione vengono prodotti a Jena e Görlitz,
mentre Rostock e Wismar sono centri della cantieristica navale. In molte
città come Cottbus, Chemnitz e Lipsia si producono tessuti e Dresda,
Eisenach e Zwickau sono centri importanti per l'assemblaggio di veicoli
a motore.
Le principali fonti di energia sono oggi assicurate in misura quasi
eguale dal petrolio e dalle centrali nucleari (vedi Energia nucleare),
la cui produzione però è stata recentemente ridotta. Lungo
i principali fiumi del sud esistono impianti idroelettrici che però
danno una produzione pari ad appena un ventesimo del totale.
Trasporti e comunicazioni
La Germania ha un sistema di trasporti molto sviluppato comprendente
circa 230.000 km di strade, oltre a 11.143 km di autostrade (Autobahnen);
nel 1995 circolavano in Germania 39.900.000 autovetture e 3.500.000 veicoli
commerciali. Il paese possiede inoltre una rete ferroviaria molto efficiente,
la Deutsche Bundesbahn, gestita dallo stato; essa consente estesi collegamenti
e viene ampiamente utilizzata per il trasporto sia di merci sia di passeggeri;
esistono, o sono in programma di sviluppo, numerose linee ad alta velocità.
La navi della flotta mercantile tedesca salpano dai porti di Amburgo,
Wilhelmshaven, Brema, Nordenham ed Emden sul Mare del Nord, e di Lubecca,
Wismar, Rostock e Stralsund sul Baltico. La rete delle vie d'acqua interne,
che ha il suo asse principale nel Reno (oggi collegato con il Rodano e
il Danubio), si estende per 7480 km, di cui 1844 km di canali di collegamento,
quali il canale di Mittelland, nel centro del paese, il canale di Kiel,
che collega il Mare del Nord e il Baltico, il canale dal Reno al Danubio.
Il principale aeroporto internazionale si trova nelle vicinanze di
Francoforte ed è il più trafficato d'Europa; la compagnia
aerea di bandiera, la Deutsche Lufthansa A.G., è gestita dallo stato.
Flussi monetari e commercio
L'unità monetaria tedesca è il marco (DM), diviso in
100 pfennig, emesso dalla Deutsche Bundesbank, un'istituzione non governativa
e autonoma con sede a Francoforte. In base agli articoli del trattato di
Maastricht e ai relativi accordi, sarà creata una nuova Banca centrale
europea, con sede a Francoforte.
La Germania è una nazione leader nel commercio internazionale.
I più importanti prodotti esportati dal paese sono macchine industriali,
autoveicoli e motoveicoli, prodotti chimici, ferro e acciaio, tessuti e
prodotti dell'abbigliamento; tra le principali importazioni si contano
petrolio, greggio e raffinato, macchine industriali, prodotti alimentari
e chimici, prodotti dell'abbigliamento e veicoli a motore. La Germania
continua a essere un partner commerciale di primaria importanza sia per
le nazioni occidentali (paesi dell'Unione Europea, Stati Uniti, Svizzera)
sia per i paesi dell'Europa orientale.
Ordinamento dello stato
Con la riunificazione del 3 ottobre 1990, la Costituzione promulgata
il 23 maggio 1949 per la Repubblica federale tedesca e successivamente
modificata, fu estesa a tutto il paese riunificato: essa definiva il paese
uno "stato federale e democratico basato sulla giustizia sociale" e si
richiamava alla Costituzione della Repubblica di Weimar (1919-1933), conferendo
tuttavia rispetto a questa una più ampia autonomia all'amministrazione
dei singoli stati.
Divisioni amministrative
La Germania è suddivisa in sedici stati (tedesco Land, plurale
Länder): Baden-Württemberg, Baviera, Berlino, Brandeburgo, Brema,
Amburgo, Assia, Bassa Sassonia, Renania Settentrionale-Vestfalia, Renania-Palatinato,
Saarland, Schleswig-Holstein, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia-Anhalt,
Turingia e Sassonia.
Potere esecutivo
La Costituzione stabilisce che il capo di stato è il presidente
federale eletto, con mandato di cinque anni, da una convenzione composta
da membri del Bundestag (Camera bassa del Parlamento) e da un numero equivalente
di rappresentanti scelti tra le legislature di ogni stato; il presidente
nomina il cancelliere, capo dell'esecutivo, il cui incarico deve essere
approvato con maggioranza assoluta dal Bundestag. Anche i ministri di Gabinetto
sono nominati dal presidente, sulla base delle proposte del cancelliere;
quest'ultimo è responsabile di fronte al Bundestag, che può
destituirlo dall'incarico con un voto di sfiducia, a maggioranza semplice.
La Costituzione prevede comunque che, nel caso di voto di sfiducia al capo
dell'esecutivo, il Bundestag debba essere in grado di eleggere il successore
nel corso della stessa seduta.
Potere legislativo
Il Parlamento tedesco si divide in due camere: il Bundestag, o Camera
bassa, e il Bundesrat, o Consiglio federale, entrambe allargate nel 1990
per includere i rappresentanti della Germania orientale. I membri del Bundestag
vengono eletti, con mandato quadriennale, dai cittadini di età superiore
ai 18 anni; metà dei membri sono eletti direttamente in distretti
elettorali uninominali, mentre il resto viene scelto in base a criteri
proporzionali. Il Bundesrat è composto da delegati scelti dai governi
dei vari stati; il loro numero varia da tre a cinque a seconda della popolazione.
Le leggi vengono generalmente approvate a maggioranza semplice dal
Bundestag; quelle che trattano materie di interesse specifico devono invece
essere approvate anche dal Bundesrat, che ha facoltà di porre il
veto alle leggi approvate dal Bundestag. Per modificare la Costituzione
è necessaria una maggioranza di due terzi di entrambe le camere;
alcune sue parti fondamentali non possono tuttavia essere modificate.
Potere giudiziario
Il potere giudiziario è organizzato attraverso l'attività
di tribunali di diverso ordine e grado, tra i quali quello di rango più
elevato è il Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale),
con sede a Karlsruhe. Ogni stato ha tribunali propri, che fanno capo all'Oberlandsgericht
(Alta corte di stato).
Governi locali
I governi locali hanno ampi poteri, tra cui quello di imporre tasse,
formulare le direttive politiche relative all'istruzione e alla cultura
e mantenere un proprio corpo di polizia. Ogni stato ha un'assemblea eletta
con voto popolare che sceglie un ministro-presidente o un primo sindaco
(ad Amburgo e a Brema), che funge da capo dell'esecutivo. Gli stati sono
suddivisi in contee, municipalità, e comuni.
Partiti politici
Dopo le elezioni generali del Bundestag unificato, nel 1990, i principali
partiti politici tedeschi, in ordine di rappresentanza, furono l'Unione
cristiano-democratica (CDU), il Partito socialdemocratico della Germania
(SPD), il Partito liberaldemocratico (FDP), l'Unione cristiano-sociale
(CSU), il Partito del socialismo democratico (PDS; nato dalla riorganizzazione
del SED, il Partito comunista della Germania dell'Est) e i Verdi (Grünen).
I conservatori del CDU hanno scarso seguito in Baviera, campo di azione
del suo stretto alleato, il CSU, partito ancor più conservatore;
entrambi i partiti furono fondati nel 1945. L'SPD, fondato nel 1875, mantenne
un orientamento marxista fino al 1959; durante gli anni Ottanta e Novanta
si fece promotore di un'economia di libera impresa, con un grado di intervento
statale comunque sufficiente a garantire il benessere pubblico. Il partito
determinante per l'equilibrio del potere nella camera bassa è stato
spesso l'FDP, partito liberale fondato nel 1948, sostenuto principalmente
dalla classe media. A essere rappresentato per la prima volta nel Bundestag
nel 1983 fu invece il partito dei Verdi, formazione politica principalmente
interessata ai problemi dell'ambiente, all'antinuclearismo e al pacifismo.
Storia
In questa sede viene trattata la storia della Germania prima del 1949
e dopo il 1990. Per la storia tedesca tra il 1949 e il 1990, si rimanda
alle voci Repubblica democratica tedesca e Repubblica federale tedesca.
Origini delle popolazioni germaniche
Abitata precedentemente da tribù celte, la regione venne invasa
nel corso del I millennio a.C. dai germani, popoli provenienti dalla Scandinavia
meridionale. Questi si stabilirono nei territori che attualmente corrispondono
alla Germania e alla Polonia, tra il Reno e la Vistola: cimbri e teutoni
a nord; batavi, frisoni, longobardi e marcomanni a ovest; goti, vandali
e gepidi a est.
Germani e romani
Alcuni di questi popoli non tardarono a entrare in contatto con i romani;
verso la fine del II secolo a.C. teutoni e cimbri si spostarono dal nord
della Germania verso il bacino del Mediterraneo, scontrandosi con le truppe
romane comandate da Caio Mario, che sconfisse i primi ad Aquae Sextiae
(oggi Aix-en-Provence) nel 102 a.C. e i secondi l'anno dopo presso Vercelli;
altre tribù della Gallia (Francia attuale), a ovest del Reno, furono
assoggettate da Caio Giulio Cesare verso il 50 a.C.
Verso la fine del I secolo a.C. i romani condussero una nuova guerra
contro i germani, condotta da Druso; nel 16 d.C. le truppe romane di Germanico
si scontrarono con le truppe di Arminio, re dei cherusci, sconfiggendole,
ma da quel momento la Germania divenne sempre più incontrollabile.
In seguito, i romani cercarono invano di consolidare i loro domini
e stabilirono i propri confini sul Reno e il Danubio; tra i due fiumi eressero
un limes, una linea di fortificazioni atte a fermare le invasioni, e nel
II secolo impedirono alle truppe di una confederazione formata da franchi,
alamanni e burgundi l'attraversamento del Reno, ricorrendo poi a truppe
mercenarie costituite dagli stessi germani per controllare la regione.
Nel IV e V secolo, tuttavia, la pressione delle popolazioni di confine
finì per risultare troppo forte per un impero ormai indebolito;
gli unni, che dilagavano in Europa dall'Asia, provocarono ondate successive
di migrazioni nel corso delle quali ostrogoti, visigoti, vandali, franchi,
longobardi e altre tribù germaniche invasero i territori dell'impero
romano.
Albori di uno stato germanico
Nel tardo V secolo il re franco Clodoveo sconfisse i romani e fondò
un regno che comprendeva i territori della maggior parte della Gallia e
della Germania sudoccidentale, convertendo i suoi sudditi, seguaci dell'eresia
ariana, all'ortodossia cristiana.
La Germania carolingia
Nel secolo VIII Carlo Magno sconfisse gli slavi a sud del Danubio annettendo
i territori della Germania meridionale al suo regno, quindi sottomise e
convertì a forza i sassoni del nord-ovest; proprio per il suo appoggio
alla causa cristiana, nell'800 fu incoronato imperatore dei romani da papa
Leone III (vedi Sacro romano impero).
L'impero carolingio, tuttavia, non sopravvisse di molto alla morte
di Carlo Magno, avvenuta nell'814; con il trattato di Verdun (843) esso
fu diviso fra i suoi tre nipoti e Ludovico il Germanico ebbe i territori
a est del Reno (attuale Germania) e successivamente, con il trattato di
Mersen (870), la regione della Lotaringia. Si delineava così una
prima configurazione di quella che sarebbe poi diventata una unitaria nazione
tedesca. Nel X secolo il territorio fu però interessato da un'ondata
di invasioni da parte di popolazioni pagane danesi e magiare, provenienti
da nord e da est, proprio mentre all'interno era dilaniato da particolarismi
etnici sfociati nella formazione di unità politiche rette da capi
militari promossi al rango di duchi, conti e margravi, a cui erano state
concesse (così come a molti ecclesiastici) terre come feudi temporanei
a compenso dei servizi resi allo stato. Con il declino dell'autorità
regale, questi resero ereditari i feudi ricevuti, dando vita a potentati
locali sempre più indipendenti, i maggiori dei quali furono i cinque
ducati di Franconia, Svevia, Baviera, Sassonia e Lorena.
Alto Medioevo
I re germanici medievali ebbero dunque tre grandi obiettivi: mantenere
sotto controllo i principi rivoltosi; acquisire il controllo dell'Italia,
facendosi incoronare imperatori; espandersi verso nord e verso est. Quando
Ludovico IV, l'ultimo re carolingio, morì senza eredi, franchi e
sassoni elessero Corrado, duca di Franconia, loro re; alla sua morte (918)
scelsero come successore il duca sassone Enrico I l'Uccellatore, che sconfisse
magiari e slavi e ottenne il controllo della Lorena. Nel 936 gli succedette
al trono il figlio Ottone I; determinato a creare un governo efficiente
e centralizzato riducendo il potere dei grandi feudatari laici, egli assegnò
tutti i ducati a propri parenti, dividendoli in feudi non ereditari, molti
dei quali concessi a vescovi e abati. Questa politica, portata avanti anche
dai successori di Ottone I, determinò un sempre maggiore assoggettamento
della Chiesa alla Corona e l'ingerenza sempre più stretta dell'imperatore
nel papato che sarebbe sfociata nella cosiddetta lotta per le investiture.
Ottone rafforzò il dominio sulla Lorena e la Borgogna, sconfisse
i danesi e gli slavi e sottomise definitivamente i magiari. Nel desiderio
di emulare Carlo Magno e cingere la corona imperiale, Ottone si lasciò
coinvolgere negli affari d'Italia: quando la regina dei longobardi Adelaide,
rimasta vedova, gli chiese aiuto contro l'usurpatore Berengario II, incoronatosi
re d'Italia, Ottone, invaso il nord della penisola (951), sposò
Adelaide, sconfisse Berengario II e gli strappò la corona. Scese
poi una seconda volta in Italia chiamato da papa Giovanni XII contro Berengario
II: sconfitto quest'ultimo, nel 962 fu incoronato imperatore dal papa.
I successori di Ottone ne continuarono la politica in Germania e in
Italia per tutto il X e l'XI secolo: Ottone II stabilì la Marca
Orientale (Austria) quale avamposto militare del regno affidandola alla
casata di Babenberg, ma fu sconfitto dai saraceni nel tentativo di conquista
dell'Italia meridionale; sul piano interno, invece, Ottone III ed Enrico
II (che morì senza figli) sostennero il movimento riformista benedettino
sorto a Cluny, in Borgogna.
L'apogeo dell'impero
Corrado II riaffermò l'autorità regale sui principi signori
dei feudi maggiori, rendendo ereditari quelli minori e assicurandosi così
l'appoggio della piccola nobiltà. Conquistata la Borgogna, rafforzò
il controllo sul nord Italia e acquisì la Corona della Polonia.
Il figlio di Corrado, Enrico III, fu il primo indiscusso re della Germania;
egli impose la sua autorità ai principi tedeschi e sottomise Pomerania
e Ungheria; in seguito al ripristino del diritto imperiale alla partecipazione
dell'elezione del pontefice, alla sua morte scoppiò il conflitto
con la Chiesa sulla questione delle investiture. Ancora bambino, Enrico
IV succedette al padre nel 1056. Durante la reggenza della madre, vari
principi procedettero all'annessione di proprietà della Corona;
in Italia aumentò il potere dei Comuni, del papato e dei normanni
e il concilio lateranense del 1059 vietò la pratica della simonia
e delle investiture, avocando ai soli cardinali romani l'elezione del pontefice.
Acquisita l'autorità effettiva, Enrico IV cercò di recuperare
la supremazia perduta, soffocando nel 1075 una rivolta della nobiltà
sassone e confiscandone le terre. La volontà di ripristinare un
maggiore controllo sul clero lo fece scontrare con papa Gregorio VII e
con la sua riforma tesa a liberare la Chiesa dall'autorità imperiale:
convocato il sinodo di Worms (1076) Enrico IV depose il papa che a sua
volta lo scomunicò. Approfittando del conflitto, parte dell'alta
nobiltà tedesca elesse un re rivale di Enrico IV, Rodolfo di Svevia,
scatenando una guerra civile che durò per quasi vent'anni. Nel 1080
Enrico marciò su Roma, dove insediò l'antipapa Clemente III
dal quale fu incoronato imperatore (1084); tornato in Germania per continuare
la guerra contro i rivali interni, venne fatto imprigionare dal figlio
e costretto ad abdicare.
Enrico V continuò comunque la lotta paterna per la supremazia;
nel frattempo, varie sconfitte militari gli costarono la perdita del controllo
su Polonia, Ungheria e Boemia. Sul fronte interno subiva le rivolte dei
principi, che lo costrinsero a giungere a un compromesso con il papa Callisto
II sulla questione delle investiture: il concordato di Worms (1122) sancì
il riconoscimento della totale autonomia della Chiesa dal potere temporale.
Basso Medioevo
Durante il XII e il XIII secolo, il conflitto tra i due poteri si tradusse
in Germania e in Italia nella rivalità tra i sostenitori degli Hohenstaufen
(ghibellini) e quelli del papato (guelfi). Enrico V morì senza lasciare
figli nel 1125; ignorati i diritti di successione dei nipoti Federico e
Corrado Hohenstaufen di Svevia, i principi scelsero Lotario II, duca di
Sassonia. Questi riprese i progetti d'espansione a oriente e di affermazione
del potere imperiale in Italia, dove compì due spedizioni, dovendo
nel contempo fronteggiare la rivolta degli Hohenstaufen che rifiutavano
di riconoscerne l'autorità.
I sovrani Hohenstaufen
Alla morte di Lotario i principi disconobbero i diritti di successione
del genero Enrico il Superbo, signore di Baviera e Sassonia, preferendogli
Corrado III Hohenstaufen; la nuova guerra intestina che seguì subì
una tregua alla morte del sovrano con l'elezione al trono del nipote Federico,
un Hohenstaufen imparentato con i duchi di Sassonia.
Federico I detto il Barbarossa rappresentò l'ideale del re cristiano
medievale. Assunto il titolo di imperatore del Sacro romano impero trascorse
gran parte del suo regno in continui spostamenti tra la Germania e l'Italia,
nel tentativo di ristabilire l'autorità imperiale in entrambi gli
stati. Particolarmente difficile si profilava la situazione in Italia dove
i Comuni (vedi Lega lombarda), con l'obiettivo di affermare la propria
autonomia, ingaggiarono con l'imperatore una lunga serie di conflitti che
si concluse con la pace di Costanza (1183); altrettanto aspra fu la disputa
con il papato, soprattutto con papa Alessandro III.
Sul piano interno, unita la Borgogna alla Germania sposando Beatrice
di Borgogna, Federico intese porre fine al lungo conflitto con i signori
sassoni riconoscendo al pretendente al trono Enrico il Leone i ducati di
Sassonia e Baviera (compensandone tuttavia la potenza con la creazione
del ducato d'Austria); quando Enrico rifiutò di prendere parte con
le sue truppe a una delle periodiche campagne in Italia, tuttavia, Federico
lo esiliò come traditore e ne divise in due le proprietà,
assegnando la Baviera alla famiglia ducale dei Wittelsbach.
Il suo successore, Enrico VI, dapprima domò una rivolta nobiliare
guidata da Enrico il Leone, rientrato nei suoi antichi possedimenti, quindi,
intendendo riaffermare la sua piena autorità in territorio italiano,
reintegrò il rivale negli antichi titoli. Vincendo nella penisola
la resistenza dei Comuni, acquistò il controllo diretto della Sicilia
e, nell'intento di creare un impero nel Mediterraneo, esigette tributi
dal Nord Africa e dall'indebolito imperatore bizantino, prima di morire
improvvisamente nel 1197.
Il successore Federico II, ancora infante, ereditò la corona
tedesca e il possesso della Sicilia, ma mentre i Comuni dell'Italia settentrionale
riaffermavano la propria indipendenza, i principi tedeschi rifiutarono
di sancire l'ereditarietà della corona nella linea Hohenstaufen:
a pretendere al trono si ritrovarono così Filippo di Hohenstaufen,
duca di Svevia e fratello di Enrico VI, e il guelfo Ottone di Brunswick,
tra i quali si scatenò una guerra che finì solo con la morte
di Filippo, ucciso da una congiura di palazzo nel 1208.
Nel 1209 Ottone fu riconosciuto imperatore dal papa Innocenzo III,
reggente di Sicilia per Federico. L'anno seguente, quando Ottone scese
in Italia e invase la Sicilia, Innocenzo III prese le parti di Federico
e scomunicò Ottone. Quando Federico riuscì a farsi eleggere
imperatore nel 1212 da una parte dei principi tedeschi, Ottone, con il
sostegno di Giovanni Senzaterra, scatenò una guerra, che si concluse
con la sua sconfitta nella battaglia di Bouvines nel 1214.
Federico II divenne celebre per il suo mecenatismo nella cultura e
nelle arti. Per assicurarsi l'aiuto dei nobili tedeschi nelle sue campagne
italiane, determinò un notevole rafforzamento della loro autorità
facendone virtualmente, con il privilegio di Worms (1231), dei sovrani
assoluti entro i loro possedimenti. Nel 1237 avviò lo scontro finale
con la coalizione che univa la seconda Lega lombarda al nuovo papa Innocenzo
IV, ma dopo alcuni successi iniziali egli improvvisamente morì.
Il figlio Corrado IV ereditò la Sicilia e il titolo imperiale,
ma a partire dal suo regno l'Italia e la Germania non furono mai più
unite sotto lo stesso sovrano. I papi riuscirono con l'aiuto della Francia
a estromettere gli Hohenstaufen dalla Sicilia; la Germania conobbe una
lunga crisi di assestamento conosciuta come Grande Interregno (1254-1273),
durante la quale la Corona perse di fatto qualsiasi autorità sui
principi tedeschi, che costituirono l'unico potere nella regione per i
sei secoli successivi.
Alla fine del XIII secolo l'impero aveva perduto la Polonia e l'Ungheria,
nonché il controllo dell'Italia e della Borgogna. In compenso l'ordine
dei cavalieri teutonici mosse una "crociata" contro gli slavi ancora pagani
di Prussia, Lituania, Livonia ed Estonia, che aprì la costa baltica
all'influenza della Chiesa e dei mercanti tedeschi.
Della lotta tra imperatori e principi beneficiarono i Comuni, disposti
a pagare tasse al più lontano potere imperiale in cambio dell'affrancamento
dagli obblighi feudali; le libere città sul Reno e, più tardi,
quelle della Germania settentrionale, iniziarono a costituirsi in potenti
federazioni, prima fra tutte la Lega anseatica che arrivò a contare
anche 90 città associate.
Tardo Medioevo e primo Rinascimento
Il Grande Interregno vide tre dinastie disputarsi i diritti sulla corona
imperiale: gli Asburgo, i Wittelsbach, la casata di Lussemburgo.
Nel 1273 gli elettori posero fine al Grande Interregno, scegliendo
Rodolfo I d'Asburgo. Questi estese e rafforzò il potere del suo
casato; sconfitto Ottocaro II di Boemia, ne confiscò le terre d'Austria,
Stiria, Carinzia e Carniola, elevando così gli Asburgo tra le grandi
potenze dell'impero. Il figlio ed erede Alberto I cercò di proseguire
la politica espansionistica del padre, ma venne fatto uccidere dagli elettori
che scelsero quale successore il conte Enrico di Lussemburgo.
Con la sede pontificia trasferita da Roma ad Avignone (vedi Cattività
avignonese) egli intervenne nella disputa tra guelfi e ghibellini nel tentativo
di ristabilire l'autorità imperiale in Italia: attraversate le Alpi
nel 1310, Enrico VII sottomise temporaneamente la Lombardia e si fece incoronare
imperatore a Roma, ma poco dopo morì durante il tentativo di sottrarre
Napoli ai francesi. La scena tedesca fu a quel punto nuovamente dominata
dalla guerra civile fino a che il candidato dei Wittelsbach al trono, Ludovico
il Bavaro, non sconfisse il rivale Federico I d'Asburgo nella battaglia
di Mühldorf nel 1322. Incoronatosi imperatore contro la volontà
di Giovanni XXII, a cui oppose un antipapa, nella disputa ottenne una prima
vittoria con la dichiarazione di Rense (1338), nella quale gli elettori
stabilivano che da quel momento il re dei tedeschi eletto con voto di maggioranza
sarebbe diventato imperatore, senza che fosse necessaria l'incoronazione
da parte del papa.
Nel 1347, tuttavia, gli elettori tedeschi, che temevano il crescente
potere di Ludovico, elessero al suo posto Carlo IV di Lussemburgo. Con
la Bolla d'Oro (1356) questi assegnò permanentemente ed ereditariamente
il titolo di grandi elettori agli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia,
al conte del Palatinato renano, al duca di Sassonia, al margravio di Brandeburgo
e al re di Boemia.
Il figlio di Carlo, Sigismondo, fu occupato principalmente a seguire
gli affari interni della Boemia, attraversata dal movimento del riformatore
Jan Hus: finito costui sul rogo come eretico, la Boemia fu sconvolta da
un'ondata di sollevazioni popolari e di conflitti armati, le cosiddette
guerre hussite. Morto senza lasciare eredi, Sigismondo ebbe come successore,
eletto all'unanimità, il genero Alberto d'Austria, della linea degli
Asburgo, imperatore con il nome di Alberto II. Con lui, la corona imperiale
divenne in pratica ereditaria. Alberto II morì nel pieno della guerra
civile in Boemia e di una invasione ottomana dell'Ungheria, regioni perse
poi dal cugino e successore Federico III, che in più vendette il
Lussemburgo alla Francia per sostenere la sua lotta con i turchi alle frontiere
e con i principi tedeschi ribelli, che tuttavia nel 1486 lo costrinsero
ad abdicare.
Il figlio Massimiliano I, sposandosi con Maria di Borgogna, acquisì
ricchissimi possedimenti che comprendevano le prospere città fiamminghe.
Con il matrimonio del figlio Filippo con Giovanna, erede al trono spagnolo,
ottenne la Spagna con i suoi domini in Italia e nel Nuovo Mondo; analogamente
acquisì l'Ungheria e la Boemia combinando le nozze del nipote Ferdinando
con la figlia di Ladislao II Jagellone.
La società tedesca del XV secolo
In Germania, come nel resto d'Europa, il XV secolo fu un periodo di
transizione dall'economia agricola del Medioevo a quella commerciale dei
tempi moderni.
L'aristocrazia tedesca comprendeva, oltre ai grandi elettori, i principi
di oltre 240 stati imperiali, tutti aventi giurisdizione suprema nelle
proprie terre, sottoposta tuttavia al controllo di Diete rappresentanti
la nobiltà, il clero e la ricca borghesia locali; le medesime Diete
avevano altresì l'autorità di imporre e raccogliere le tasse
necessarie ad arruolare ed equipaggiare soldati mercenari.
Nel contempo le città assunsero un'importanza sempre maggiore.
Nel sud Norimberga e Augusta, sedi della banca Fugger, prosperavano per
le attività minerarie e per il commercio con l'Italia; a nord Lubecca,
Amburgo e le altre città della Lega anseatica portavano avanti un'intensa
attività commerciale con Inghilterra e Scandinavia.
Circa un terzo della popolazione contadina perì durante la peste
nera dilagata in Europa a metà del XIV secolo; dei sopravvissuti,
molti emigrarono verso le città, mentre coloro che rimasero nelle
campagne si videro costretti a rispondere al sempre crescente bisogno di
fondi dei signori locali, che per questo si trovarono presto a fronteggiare
un'ondata di violente ribellioni.
La Chiesa, indebolita sul piano politico dalla cattività avignonese
e dal successivo grande scisma, era oggetto del vasto malcontento originato
dalle sue ingenti proprietà, unitamente alla diffusa immoralità
nelle file del clero e alle continue richieste di denaro ai fedeli, sempre
più restii a sovvenzionare il papa di Roma.
L'età delle lotte religiose
La Riforma protestante fu il prodotto della combinazione degli ideali
spirituali di Martin Lutero e delle ambizioni secolari dei principi tedeschi.
A Massimiliano succedette nel 1519 Carlo V, cui spettò il compito
di mantenere l'unità e il controllo di un impero nel pieno dello
scisma protestante e del particolarismo tedesco.
Inizialmente, le istanze riformiste si legarono a rivendicazioni di
carattere sociale ed economico che sfociarono spesso in scontri violenti
(guerra dei contadini, 1524-1526). Lutero non voleva tuttavia confondere
le questioni religiose con quelle secolari e incitò i principi a
reprimere ogni insurrezione.
In questa prima fase, la rottura con Roma non sembrava inevitabile:
Carlo V, impegnato in guerre lontane, era intenzionato a mantenere la pace
nei territori dell'impero. Alla Dieta di Augusta (1530) luterani e cristiani
riformati non si dimostrarono disposti ad alcun compromesso, e anche i
principi e il papa delusero la speranza di Carlo di risolvere la disputa
con un concilio. Disperando di riuscire a comporre la controversia pacificamente,
Carlo guidò le sue truppe contro i principi protestanti e le città
della Lega di Smalcalda (1531), sconfiggendoli nella battaglia di Mühlberg
(1547). Egli fu tuttavia costretto ad accettare il compromesso della pace
di Augusta (1555), che riconosceva il luteranesimo e conferiva ai principi
il diritto di scegliere la religione del loro territorio.
Carlo abdicò nel 1556: il titolo imperiale e i territori tedeschi
passarono al fratello Ferdinando e i domini spagnoli al figlio Filippo,
futuro Filippo II di Spagna.
Mentre Ferdinando I e il figlio Massimiliano II erano impegnati a difendersi
dalla minaccia dell'invasione turca, il protestantesimo si diffuse rapidamente
in Germania, nonostante i principi riaffermati dalla Controriforma a difesa
della tradizione cattolica e contro la riforma protestante; i gesuiti fondarono
numerosi centri nelle città tedesche, facendo con successo opera
di proselitismo.
La tensione tra protestanti e cattolici crebbe: i primi si riunirono
sotto la guida dell'elettore palatino Federico IV nell'Unione evangelica
(1608), mentre, nel 1609, Massimiliano I di Wittelsbach, duca di Baviera,
raccolse i principi cattolici nella Lega cattolica, dotata anch'essa di
un esercito proprio. L'imperatore Rodolfo II, figlio di Massimiliano II,
fu costretto ad abdicare in favore del fratello Mattia, cui successe il
nipote, Ferdinando II d'Asburgo. Nel contempo, la Francia cattolica era
determinata a non lasciarsi sopraffare dagli Asburgo; anche Inghilterra,
Olanda e protestanti si opponevano a una forte dinastia asburgica, mentre
la Danimarca e la Svezia ambivano a dominare il Baltico. Approfittando
delle lotte interne tra gli stati tedeschi, tutti questi paesi avanzarono
pretese in Germania, facendone il teatro di una guerra europea di proporzioni
devastanti (guerra dei Trent'anni, 1618-1648).
La guerra dei Trent'anni
I conflitti iniziarono nella Boemia protestante, che rifiutò
di accettare il cattolico Ferdinando II come re e futuro imperatore; nel
1618 i cechi costituirono un proprio governo, scegliendo come re l'elettore
protestante Federico V del Palatinato, ma Ferdinando sconfisse le forze
boeme nella battaglia della Montagna Bianca (1620) e restaurò il
cattolicesimo con la forza.
I principi protestanti si opposero quindi alla presenza di truppe spagnole
in Germania e diedero il loro sostegno a Cristiano IV di Danimarca che,
sostenuto dagli olandesi e dagli inglesi, invase la Germania nel 1625,
dando inizio a una nuova fase della guerra, conclusa con la sconfitta di
Cristiano e con l'emanazione da parte di Ferdinando dell'Editto di restituzione
(1629), che imponeva la restituzione di tutte le proprietà della
Chiesa cattolica confiscate dai protestanti a partire dal 1552.
Una terza fase della guerra si aprì quando Gustavo II Adolfo
di Svezia invase la Pomerania come paladino dei principi protestanti. La
guerra si prolungò per anni, con le due armate contrapposte che
devastavano le campagne senza riuscire a ottenere vittorie decisive; nel
1635 fu dichiarato l'armistizio e l'Editto di restituzione fu revocato.
Oltre agli svedesi, anche i francesi, guidati dal cardinale Richelieu,
erano determinati a sottomettere gli Asburgo. In una quarta fase della
guerra iniziarono perciò a sostenere l'esercito svedese perché
continuasse l'offensiva, mentre le loro truppe attraversavano il Reno.
Dovettero trascorrere altri tredici anni di guerra perché l'imperatore
Ferdinando III e i principi deponessero le armi.
Con la pace di Vestfalia (1648), venne riconosciuta la sovranità
e l'indipendenza di ogni stato del Sacro romano impero, togliendo così
ogni effettivo potere alla stessa autorità imperiale; fu stabilito
inoltre che la religione di ciascuno stato tedesco dovesse essere decisa
dal principe dello stato stesso. In materia religiosa venne confermato
lo status quo: i possedimenti degli Asburgo, così come il sud e
l'ovest della Germania, restavano cattolici e i protestanti (la cui fede
otteneva il riconoscimento ufficiale) avrebbero potuto mantenere le terre
acquisite.
Alla fine del lungo conflitto la Germania aveva perduto circa un terzo
della sua popolazione, decimata dalla guerra, dalla fame o dalla peste;
le perdite materiali furono enormi e disastrose.
L'ascesa dell'Austria e della Prussia
Nel tardo XVII e nel XVIII secolo la debole struttura dell'impero venne
sostenuta da principi tedeschi minori, interessati a proteggerla, e insidiata
invece da quelli più potenti, decisi ad acquisire una sempre maggiore
autonomia. Tra questi ultimi, i Wettin di Sassonia, espandendosi verso
est, divennero sovrani della Polonia; i guelfi del Brunswick-Lüneburg,
divenuti elettori di Hannover, acquisirono grande influenza quando l'elettore
Giorgio ereditò il trono d'Inghilterra con il nome di Giorgio I
(1714); i Wittelsbach di Baviera ordirono invece complessi intrighi per
ottenere la corona dei Paesi Bassi spagnoli. Dominanti su tutti gli altri
principi erano però gli Asburgo d'Austria, che possedevano anche
la Boemia e l'Ungheria, e gli Hohenzollern del Brandeburgo, in seguito
sovrani di Prussia.
I principi si ritrovarono comunque uniti nel contrastare, in quattro
diverse guerre, i tentativi del re di Francia Luigi XIV di estendere i
propri domini fino al Reno: nella guerra di devoluzione (1667-68) Federico
Guglielmo, grande elettore del Brandeburgo, appoggiò il sovrano
francese, ma gli si oppose poi nella guerra d'Olanda (1672-1678), nella
guerra della Lega di Augusta (1688-1697), che vide i principati tedeschi
reagire all'invasione francese del Palatinato, e nella guerra di successione
spagnola (1701-1714), che scoppiò a causa delle pretese del nipote
di Luigi XIV, Filippo V, al trono di Spagna. Per aver sostenuto in questo
contesto gli imperatori Leopoldo I e Giuseppe I, l'elettore del Brandeburgo
ottenne il riconoscimento imperiale elevando così i propri possedimenti
al rango di regno autonomo di Prussia.
Cessati gli scontri con la Francia, un nuovo fronte di guerra si aprì
a nord e a est. Nella prima guerra del Nord (1655-1660) l'elettore del
Brandeburgo si alleò con Polonia e Danimarca contro Carlo X Gustavo
di Svezia; nella seconda guerra del Nord (1700-1721) si unirono, contro
la Svezia, Sassonia, Polonia, Prussia, Hannover, Danimarca e Russia: alla
fine della guerra, i trattati di Stoccolma e la pace di Nystadt assegnarono
Stettino e la Pomerania occidentale alla Prussia, e le terre svedesi del
Baltico orientale alla Russia.
I principi tedeschi dovettero infine affrontare anche i turchi ottomani
che, dopo un periodo di relativa tranquillità, cominciarono a minacciare
le frontiere nel sud-est europeo; quando le loro truppe invasero l'Ungheria
nel 1663, le forze imperiali riuscirono a prevalere imponendo un armistizio
di vent'anni. Al suo scadere, gli ottomani misero Vienna sotto assedio
(1683), ma l'esercito dell'imperatore, con l'appoggio di quello del re
polacco Giovanni III Sobieski, riuscì a respingere i turchi al di
là del Danubio. Le guerre tra turchi e potenze cristiane proseguirono,
finché il principe Eugenio di Savoia non riuscì a sconfiggere
definitivamente le forze ottomane nella battaglia di Zenta (1697): con
il trattato di Karlowitz (1699) gli Asburgo recuperarono la maggior parte
dell'Ungheria, facendo di quel paese scarsamente popolato una colonia per
molti tedeschi. Vedi anche Guerre asburgo-ottomane.
La rivalità austro-prussiana
Intorno al 1740 la posizione dominante di Austria e Prussia rispetto
a tutti gli altri stati tedeschi appariva evidente.
Il casato degli Hohenzollern, ricevuto il Brandeburgo nel XV secolo,
aveva acquisito una serie di nuovi territori a occidente, non uniti geograficamente,
il più importante dei quali era la Prussia, posta al di là
dei confini orientali dell'impero, ereditata come ducato polacco nel 1618
e trasformata in regno indipendente nel 1701.
Federico Guglielmo I di Prussia era determinato a unire i suoi possedimenti
sparsi in uno stato militare centralizzato di tipo moderno, capace di imporsi
agli interessi locali. Grazie all'azione di una burocrazia efficiente,
riempì le casse del tesoro e amministrò il paese in modo
da poterlo dotare di un esercito forte e bene organizzato. Il successore
Federico II il Grande mise a frutto l'eredità paterna cercando inoltre
di espandere la Prussia a spese della Polonia e dell'Austria, migliorando
nel contempo l'amministrazione e l'economia prussiane, a sostegno della
potenza militare.
Da parte sua l'imperatore Carlo VI, nell'intento di mantenere unite
le terre degli Asburgo, promulgò la Prammatica sanzione nel 1713,
dichiarando che la sua unica figlia, Maria Teresa, gli sarebbe succeduta
al trono imperiale. Quando morì nel 1740, tuttavia, gli elettori
di Baviera e Sassonia rifiutarono di rispettare la disposizione; Federico
II di Prussia offrì allora il suo sostegno a Maria Teresa in cambio
della ricca provincia della Slesia. Ricevutone un rifiuto, egli invase
la regione, dando inizio alla guerra di successione austriaca (1740-1748).
Allarmata dalle vittorie militari di Federico, Maria Teresa si affrettò
a firmare con lui la pace di Dresda nel 1742, cedendogli la contestata
Slesia.
Determinata tuttavia a riconquistare la regione perduta, Maria Teresa
strinse un'alleanza con Elisabetta di Russia, mentre Giorgio II di Inghilterra,
temendo un possibile attacco francese all'Hannover, si legava a sua volta
a Federico. L'antica rivalità tra Asburgo e Valois fu dimenticata
quando il cancelliere austriaco, il principe Kaunitz, riuscì a convincere
Luigi XV, timoroso della Prussia, ad allearsi con Maria Teresa. Il sovrano
di Prussia, prendendo atto dell'accerchiamento organizzato ai suoi danni,
anticipò gli avversari e attaccò per primo invadendo la Sassonia
e la Boemia. La guerra dei Sette anni che seguì (1756-1763) si concluse
con una conferma dello status quo iniziale.
La principale aspirazione del sovrano di Prussia era tuttavia l'acquisizione
della striscia di territorio polacco che separava dagli altri i possedimenti
del Brandeburgo. Dato che anche l'Austria cercava di compensare a est la
perdita della Slesia, nel 1772 risultò facile trovare un accordo
tra le due potenze tedesche e la Russia per una prima spartizione della
Polonia.
Poco dopo, rimasto vacante il trono bavarese, l'imperatore Giuseppe
II, erede di Maria Teresa, tentò di annettersi la regione, ma fu
fermato da Federico, postosi a capo della lega dei principi, scatenando
la guerra di successione bavarese (1778-79). Giuseppe si rivolse allora
nuovamente a oriente, ma una guerra contro i turchi (1788-1791) si dimostrò
infruttuosa. Escluso dalla seconda spartizione della Polonia (1793), due
anni dopo ne pretese una terza, che determinò la totale dissoluzione
del regno polacco.
L'età del nazionalismo
Il secolo XVIII segnò il trionfo del razionalismo e del pensiero
scientifico, in reazione ai fermenti religiosi dei due secoli precedenti.
Le teorie illuministiche del governo rappresentativo, unite all'esaltazione
romantica della libertà e dell'identità nazionale, ispirarono
anche ai tedeschi il desiderio di unità e di riforme liberali, alimentato
anche dalle conquiste di Napoleone.
Guerre napoleoniche
Nel corso di diciotto anni gli stati tedeschi furono impegnati in cinque
guerre difensive contro le armate della Francia rivoluzionaria e napoleonica;
nelle prime due, gli invasori riuscirono ad attestarsi sulla riva sinistra
del Reno, mentre nella terza Napoleone conquistò Vienna e Berlino.
Il processo di riunificazione tedesca, appoggiato dallo stesso Napoleone,
faceva un ulteriore passo avanti: nel 1806 la Germania si ricostituì
nella Confederazione del Reno, dalla quale furono escluse Austria e Prussia,
private inoltre di molti territori. Nel 1809 l'Austria condusse una quarta
guerra contro la Francia, che si concluse con mutilazioni territoriali.
Nel 1812 la disastrosa ritirata di Napoleone da Mosca incoraggiò
i sovrani tedeschi a compiere un nuovo tentativo per rovesciare la situazione.
Federico Guglielmo III di Prussia, seguito da Austria e Russia, si pose
alla testa della guerra di liberazione, che vide Napoleone sconfitto nella
battaglia di Lipsia (1813) e Parigi cadere nelle mani degli alleati nel
1814.
Al Congresso di Vienna, che ridisegnò la carta geografica europea,
l'Austria rinunciò ai Paesi Bassi austriaci e alle sue terre sveve
per essere compensata a sud e a est con l'acquisizione di Salisburgo, del
Tirolo, della Lombardia e di Venezia in Italia, dell'Illiria e della Dalmazia.
La Prussia perse la maggior parte del territorio polacco in suo possesso,
ma acquisì Sassonia e Pomerania svedese, oltre a diversi territori
sul Reno e in Vestfalia, compresi quelli contenenti i giacimenti di ferro
e carbone, ancora intatti, della Ruhr e della Saar.
La Confederazione germanica
Il Congresso sancì anche l'unione dei 240 stati del Sacro romano
impero in una Confederazione germanica di 39 stati rappresentata da un'assemblea
o Dieta, con sede a Francoforte, priva di poteri di governo effettivi,
che molti videro come il nucleo di un potenziale stato nazionale unitario
e liberale.
Al liberalismo e al nazionalismo si opponevano tuttavia fortemente
i sovrani di Prussia e Austria, nonché quelli di Baviera, Hannover,
Württemberg e Sassonia, timorosi di vedere minacciata la propria autonomia;
a una intransigente difesa dei confini stabiliti a Vienna (affidata all'azione
della Quadruplice Alleanza), i maggiori sovrani tedeschi affiancarono l'appoggio
alla repressione di ogni opposizione interna o moto rivoluzionario, promossa
e propugnata dal ministro degli esteri austriaco, principe Klemens von
Metternich. Gli effetti della rivoluzione di luglio scoppiata a Parigi
nel 1830 poterono così essere tenuti sotto controllo, ma la nuova
ondata rivoluzionaria liberal-nazionalista del 1848 (vedi Rivoluzioni del
1848) investì in pieno il centro Europa, interessando Ungheria,
Boemia, Moravia, Galizia e Lombardia; Metternich rassegnò l'incarico
e l'imperatore Ferdinando I abdicò in favore del giovane nipote
Francesco Giuseppe I. Nuove insurrezioni scoppiarono in Baviera, Prussia
e nella Germania sudoccidentale, tuttavia presto represse. In Austria l'assemblea
liberale
fu sciolta, e una nuova Costituzione stabilì un sistema di governo
ancor più centralizzato del precedente; l'Ungheria, che si era autoproclamata
repubblica, fu soggiogata con la forza e l'aiuto russo. In Prussia, Federico
Guglielmo IV impose una Costituzione autoritaria, rifiutando sdegnosamente
la proposta avanzatagli dai rappresentanti del parlamento di Francoforte
di porsi a capo di uno stato nazionale tedesco ("piccola Germania") che
escludesse l'Austria e i territori da essa controllati. L'assemblea si
sciolse nel fallimento totale: l'unità sarebbe stata raggiunta grazie
alla potenza militare prussiana.
L'impero tedesco
Nel 1861, salendo al trono di Prussia, Guglielmo I era più che
mai determinato a fare in modo che né l'Austria né un rinnovato
espansionismo francese dovessero ostacolare le ambizioni prussiane; con
il suo cancelliere Otto von Bismarck perseguì l'obiettivo di rendere
la Prussia inattaccabile e l'unificazione tedesca venne così considerata
un importante passaggio nella realizzazione di questo progetto.
L'unificazione
La Realpolitik di Bismarck combinò astutamente diplomazia e
militarismo per eliminare l'influenza austriaca e approdare a una unificazione
tedesca nei termini desiderati dalla Prussia. Come azione preliminare,
si assicurò la neutralità di Russia, Italia e Francia con
trattati di amicizia. Il primo passo fu poi invitare l'Austria nel 1864
a partecipare all'invasione dei ducati danesi dello Schleswig-Holstein;
le forze austro-prussiane ebbero facilmente il sopravvento sugli avversari,
ma i due governi si divisero subito dopo sul problema del controllo dei
ducati acquisiti.
Cogliendo questo pretesto (in effetti ricercato ad arte), Bismarck
dichiarò guerra all'Austria (vedi Guerra austro-prussiana); le armate
del generale Helmuth von Moltke sconfissero in breve tempo gli austriaci
che a Sadowa, nel 1866, andarono incontro alla disfatta. Con la pace di
Praga, l'Austria dovette cedere Venezia all'Italia (alleatasi in precedenza
con Berlino), mentre la Prussia si annetté lo Schleswig-Holstein
e l'Hannover e dette vita a una Confederazione della Germania del Nord
(1867) che escludeva l'Austria. A questo punto Bismarck realizzò
la terza fase del suo ambizioso progetto, muovendo guerra alla Francia
dell'imperatore Napoleone III (vedi Guerra franco-prussiana) nel 1870.
Gli stati della Germania meridionale unirono le proprie forze a quelle
prussiane e, sconfitti i francesi nella battaglia di Sedan, dopo un lungo
assedio presero Parigi (1871). Poco dopo, a Versailles, Guglielmo I assumeva
il nuovo titolo di imperatore del Secondo Reich tedesco.
L'epoca di Bismarck
Raggiunto l'obiettivo di creare uno stato nazionale tedesco unitario
e vasto, Bismarck iniziò a lavorare per la pace, costruendo un sistema
di alleanze tese a proteggere la Germania da eventuali aggressioni; al
Congresso di Berlino (1878) si adoperò per stabilizzare l'inquieta
regione dei Balcani, mentre fu solo per conquistarsi il favore della classe
mercantile che acconsentì all'acquisizione di colonie tedesche in
Africa e nel Pacifico.
Sul piano interno, il cosiddetto "cancelliere di ferro" incoraggiò
la rivoluzione industriale, sviluppatasi rapidamente dopo il 1850, grazie
all'applicazione delle più avanzate tecnologie per l'estrazione
di ferro e carbone che permisero il pieno sfruttamento dei ricchi giacimenti
della Ruhr e della Saar; la popolazione aumentò di un terzo, sorsero
nuove fabbriche, i consumi privati e le forti commesse statali in infrastrutture
e armamenti favorirono notevolmente l'economia.
L'impero non era certo concepito secondo criteri democratici; il cancelliere
era responsabile solo di fronte all'imperatore, unica effettiva autorità
dello stato che Bismarck intese preservare, scoraggiando l'attività
dei partiti politici e scatenando una vera e propria crociata contro la
Chiesa cattolica dopo il 1870 (Kulturkampf), cui fece seguire un'ugualmente
dura campagna repressiva contro il movimento socialista. Per prevenire
le rivendicazioni dei lavoratori egli introdusse nel contempo misure molto
avanzate sul piano della previdenza sociale per gli infortuni e le malattie,
nonché delle pensioni di anzianità. L'azione politica di
Bismarck si interruppe bruscamente con la salita al trono nel 1890 del
nuovo imperatore Guglielmo II, deciso a prendere egli stesso in mano le
redini del governo.
Le guerre mondiali e il crollo
La stessa spinta nazionalistica che aveva portato all'unificazione
della Germania nel XIX secolo produsse due guerre disastrose e la conseguente
spartizione del paese nel XX secolo.
Prima guerra mondiale
I timori nei confronti della nuova Germania (unificata di recente,
di gran lunga la più popolosa e industrializzata nazione del continente
europeo, imperialista in politica estera) fecero da sfondo agli avvenimenti
che sfociarono nella prima guerra mondiale; del resto ognuna delle altre
potenze avanzava rivendicazioni nei confronti dello stato tedesco: la Francia
voleva riconquistare l'Alsazia-Lorena; l'Inghilterra si sentiva minacciata
dall'espansionismo coloniale tedesco in Africa e dalla possibile rivalità
con una forte marina militare voluta da Guglielmo II; l'Austria e la Russia
ne temevano le intromissioni nella loro instabile situazione interna. Peraltro,
la stessa Germania viveva sotto l'incubo di una guerra su due fronti.
Il delicato sistema di alleanze contrapposte, ideato da Bismarck, si
rivelò troppo difficile da mantenere; egli rifiutò così
di rinnovare il trattato di controassicurazione firmato con la Russia nel
1887, reiterando invece gli accordi della Triplice Alleanza (stipulata
nel 1882) con Austria e Italia. Per tutta risposta la Russia strinse un'alleanza
con la Francia (1894), che ebbe l'effetto di porre la Germania tra due
fuochi, proprio nel momento in cui anche l'Inghilterra abbandonava la sua
neutralità per dar vita prima all'Entente cordiale (1904) con la
Francia, poi alla Triplice Intesa (1907) con Francia e Russia.
L'intervento tedesco in Marocco (1905 e 1911) a difesa degli interessi
della Germania in Africa e l'annessione delle province turche della Bosnia
ed Erzegovina da parte dell'Austria a scapito della Serbia costituirono
i prodromi del futuro conflitto, ad accendere il quale intervenne l'attentato
all'arciduca austriaco Francesco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno 1914.
I piani tedeschi di guerra prevedevano una rapida conquista della Francia,
così da poter concentrare gli sforzi sul difficile fronte orientale;
le armate imperiali trovarono però una resistenza maggiore del previsto
nel Belgio neutrale, invaso con una violazione del diritto internazionale,
che spinse l'Inghilterra a intervenire immediatamente nel conflitto e che
alienò ogni simpatia agli imperi centrali.
Giunta alle porte di Parigi, l'offensiva tedesca si spense sulla Marna
(vedi Battaglia della Marna), seguita da quattro anni di terribile guerra
di posizione. Nel frattempo, i russi avevano attaccato a est, determinando
la situazione tanto temuta dalla Germania di due fronti di guerra contemporaneamente
aperti.
Il blocco degli Alleati attorno alla Germania portò alla decisione
da parte dei comandi tedeschi di lanciare una guerra sottomarina indiscriminata,
che ebbe l'effetto di trascinare nella guerra anche la potenza statunitense
(1917). L'anno successivo la Germania concludeva con la Russia bolscevica
la pace di Brest-Litovsk, disimpegnando così il fronte orientale,
ma la grande offensiva finale, subito dopo lanciata a occidente, non dette
i risultati sperati. Riconoscendo la gravità della situazione, il
comando supremo tedesco chiese all'imperatore di avviare trattative di
pace, per le quali il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson era tuttavia
disponibile solo a condizione di avere come interlocutore un governo eletto
democraticamente. Mentre i combattimenti proseguivano in un crescendo di
atti di insubordinazione nella marina e nell'esercito tedeschi, di scioperi
indetti dalle organizzazioni socialiste, mentre si formavano Soviet di
lavoratori e soldati, di tumulti sfociati in Baviera in una vera e propria
rivoluzione, Guglielmo II finì per abdicare. Dalle ceneri del secondo
Reich nasceva la nuova Repubblica di Weimar.
Il trattato di Versailles e il difficile dopoguerra
Le durissime condizioni di pace imposte ai tedeschi dal trattato di
Versailles del 1919 non facilitarono il processo di pacificazione, preparando
anzi il clima per il futuro riarmo della Germania. Oltre all'obbligo di
pagare ingentissime riparazioni di guerra, la Germania dovette cedere l'Alsazia-Lorena
alla Francia e la Prussia occidentale alla Polonia; perse inoltre tutte
le colonie, buona parte delle riserve di carbone, dei treni, delle navi
mercantili e di quelle militari.
Il diffuso malcontento per le clausole della pace minò alla
radice i rapporti del nuovo regime di Weimar con la comunità internazionale
e con i vicini stati europei in particolare, mentre sul piano interno screditò
in partenza il nuovo governo socialdemocratico agli occhi di una buona
parte della popolazione, attratta dalla propaganda comunista e nazionalsocialista.
La repubblica di Weimar
La situazione fu infatti complicata dal susseguirsi di tentativi rivoluzionari
di sinistra e di destra, dall'insurrezione degli spartachisti comunisti
(1919) guidati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg e, nel 1923, dal fallito
Putsch di Monaco a opera di Adolf Hitler.
La situazione economica peggiorò le cose. Dal momento che la
Germania non era in grado di pagare i risarcimenti richiesti, nel 1923
la Francia invase la regione della Ruhr per assumere il controllo diretto
delle sue miniere di carbone. Il governo tedesco incitò i lavoratori
alla resistenza passiva, stampando enormi quantità di nuova moneta
per poterli pagare; l'inflazione che ne derivò si tradusse in una
situazione di completa destabilizzazione sociale, economica e istituzionale.
Aiutato dal piano Dawes (introdotto nel 1924 per rateizzare in ragionevoli
quote annuali il pagamento delle riparazioni di guerra) e da un programma
di prestiti internazionali per rilanciare l'industria, il primo ministro
Gustav Stresemann tentò di guidare il paese fuori dalla disastrosa
situazione economica; per cinque anni la Germania poté godere di
un periodo di pace e relativa prosperità, tanto da essere ammessa
nel 1926 nella Società delle Nazioni. Tuttavia, la crisi economica
mondiale del 1929 (vedi Grande Depressione) fece ripiombare il paese in
una situazione disastrosa e milioni di disoccupati, delusi dalle democrazie
capitaliste, si rivolsero all'ideologia nazista di Hitler.
Hitler, il Terzo Reich e la seconda guerra mondiale
Nel 1932, in piena depressione, il Partito nazionalsocialista divenne
il primo partito del paese, così che il suo leader, nel gennaio
1933, fu nominato cancelliere. L'incendio del Reichstag nel mese seguente
diede a Hitler il pretesto per mettere fuorilegge i comunisti. In marzo,
un Reichstag rieletto dopo una campagna elettorale terroristica, diede
pieni poteri a Hitler, che istituì di fatto un regime totalitario.
Forte del potere ricevuto e aumentandolo sempre più (tanto da
concentrare in sé i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario,
la guida delle forze armate, la carica di cancelliere e quella di capo
dello stato, dopo la morte di Paul von Hindenburg), Hitler si volse alla
fondazione del Terzo Reich, apprestandosi nel contempo alla costruzione
di un sistema dittatoriale capace di controllare e dirigere ogni aspetto
della vita del paese attraverso una serie di strumenti efficaci e perfettamente
organizzati: l'indottrinamento e il reclutamento della gioventù
hitleriana; una propaganda capillare affiancata dalla Gestapo, la polizia
segreta; una vasta burocrazia con poteri militari e civili, le famigerate
Shutzstaffeln (SS). Il sistema ideologico-amministrativo nazista trovò
l'ideale capro espiatorio nella razza ebraica, contrapposta alla purezza
della razza ariana: la notte dei cristalli (9 novembre 1938) annunciò
la futura "soluzione finale" della questione ebraica (vedi Olocausto).
La seconda guerra mondiale
Uno dei capisaldi nelle rivendicazioni della propaganda hitleriana
fu la revisione dei confini stabiliti dopo il primo conflitto mondiale.
Obiettivo di Hitler era la riunificazione di tutti i tedeschi in un nuovo
impero, un Lebensraum (spazio vitale) capace di garantire loro prosperità
e potenza. La tattica inizialmente seguita dal dittatore fu quella di porre
la comunità internazionale di fronte a una serie di fatti compiuti,
intesi a rispondere a pretese poste però isolatamente, così
da far apparire sproporzionata l'eventualità del ricorso a un conflitto
generale: la Germania nazista lasciò perciò la Società
delle Nazioni (1933); iniziò a riarmarsi senza incontrare alcuna
reale opposizione (1935); rioccupò quindi militarmente la Renania
(1936), firmando nel contempo un patto anticomunista con il Giappone e
un'alleanza con l'Italia fascista (Asse Roma-Berlino-Tokyo). Nel 1938 venne
dichiarato l'Anschluss (unione) con l'Austria; poco dopo, in una conferenza
tenuta a Monaco, Inghilterra, Francia e Italia acconsentirono all'ennesima
richiesta di Hitler (prospettata come l'ultima) di annettersi la regione
cecoslovacca dei Sudeti (vedi Patto di Monaco). Nel marzo del 1939 le truppe
tedesche occupavano anche il resto della Cecoslovacchia; in agosto il patto
di non-aggressione stretto con l'URSS (vedi Patto Molotov-Ribbentrop),
comprendente clausole segrete per la spartizione della Polonia, costituì
la premessa allo scoppio delle ostilità, inevitabile dopo che il
1° settembre furono violate le frontiere polacche. Francia e Gran Bretagna
dichiararono guerra alla Germania, dando inizio alla seconda guerra mondiale.
L'occupazione in rapida successione (Blitzkrieg) di Polonia, Danimarca,
Norvegia, Paesi Bassi, Francia e Belgio, operata entro l'estate del 1940,
portò a compimento la prima fase dei piani di guerra hitleriani.
A questa seguì il fallito tentativo di piegare la resistenza inglese,
e nel 1941 l'invio di forze in Nord Africa, Grecia e Iugoslavia a supporto
dell'alleato italiano impegnato su quei fronti con scarsi risultati.
La seconda fase venne inaugurata dall'invasione dell'URSS nell'estate
dello stesso anno. Per oltre un anno le truppe tedesche sembrarono non
incontrare ostacoli, ma dal 1943 le operazioni condotte dagli Alleati e
la Resistenza sviluppatasi in molti paesi iniziarono a prendere il sopravvento.
Prima in URSS, poi in Nord Africa i tedeschi furono costretti a indietreggiare,
mentre l'Italia veniva invasa e la stessa Germania veniva fatta oggetto
di bombardamenti sistematici sempre più violenti. Nonostante lo
sbarco alleato in Normandia nel 1944 e l'inizio dell'invasione del territorio
tedesco da due fronti non lasciassero dubbi circa l'inevitabilità
della sconfitta, Hitler rifiutò di arrendersi: si suicidò
nell'aprile del 1945, mentre i primi carri armati sovietici raggiungevano
Berlino.
Occupazione e divisione della Germania
La resa incondizionata della Germania pose fine al Terzo Reich. Gli
Alleati riportarono la Germania entro i confini prebellici (conferenza
di Potsdam, luglio-agosto 1945) e assegnarono una parte consistente dei
territori tedesco-orientali alla Polonia. L'impossibilità di giungere
a un accordo tra i vincitori circa il futuro del paese, fece sì
che questo venisse diviso in due: nella parte occidentale (occupata dalle
forze militari di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) un governo liberal-democratico
diede vita alla Repubblica federale tedesca, mentre in quella orientale
(sotto l'occupazione sovietica) un regime comunista fondò la Repubblica
democratica tedesca.
La riunificazione
La divisione delle due Germanie permase sino all'ascesa al potere del
leader sovietico Michail Gorbaciov, che avviò il processo di crisi
che avrebbe portato al crollo dei regimi comunisti in Europa. Il crollo
del muro di Berlino nel novembre del 1989 aprì la strada alla riunificazione
della nazione tedesca. Le prime a unirsi furono le strutture finanziarie
(luglio 1990); quindi la Germania Est si sciolse nella Repubblica federale
tedesca (ottobre dello stesso anno). Alle prime elezioni congiunte del
dopoguerra (dicembre 1990), la coalizione guidata dal cancelliere in carica
Helmut Kohl riportò una vittoria schiacciante, assumendosi così
il compito di guidare il difficile processo di costruzione del nuovo soggetto
nazionale tedesco. La riunificazione fu infatti portatrice anche di grandi
problemi economici e sociali, legati alle profondissime differenze esistenti
tra le due parti del paese, che nei primi anni Novanta provocò il
diffondersi di tensioni di cui le prime vittime furono gli immigrati. Nel
1994 Kohl venne rieletto per quattro anni al governo del paese.
Sviluppi recenti
Dopo la riunificazione la Germania ha riassunto un ruolo da protagonista
sulla scena politica internazionale, anche in campo militare, a partire
dalla sua collaborazione con le forze della NATO durante il conflitto bosniaco,
in Cambogia e in Somalia.
Per quanto riguarda la situazione interna, la recessione dei primi
anni Novanta ha comportato un considerevole aumento della disoccupazione
e, di conseguenza, un forte taglio delle spese sociali, con un inevitabile
calo di popolarità del cancelliere Kohl e della coalizione di governo,
già battuta nelle elezioni svoltesi in diversi Länder.
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