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| Australia
Continente insulare situato tra l'oceano Indiano e l'oceano Pacifico
meridionale, nel Sud-Est asiatico, che costituisce, con la vicina isola
della Tasmania, lo stato federale del Commonwealth of Australia, membro
indipendente del Commonwealth. Il continente è delimitato a nord
dal mare di Timor, dal mare degli Arafura e dallo stretto di Torres; a
est dal mar dei Coralli e dal mare di Tasman; a sud dallo stretto di Bass
e dall'oceano Indiano; a ovest dall'oceano Indiano. La federazione australiana
si estende per circa 4000 km da Capo Byron, estremità orientale
dell'Australia Occidentale, e per circa 3700 km da Capo York, a nord, alla
Tasmania, a sud. Con una superficie, compresa la Tasmania, di 7.682.300
km2, l'Australia è il più piccolo dei continenti.
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Città
principali
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| L'Australia ha avuto origine dall'antico Gondwana, continente
della primordiale Pangea; la sua formazione geologica è quindi molto
antica e risale a un periodo compreso tra i 3 e i 4 miliardi di anni fa.
L'altopiano dello Scudo Australiano occidentale posa su una vasta e stabile
piattaforma di rocce precambriane e ignee che costituiscono il nucleo centrale
del continente originario. Insieme all'Antartide, esso si staccò
dal Gondwana nel periodo giurassico, meno di 200 milioni di anni fa, per
divenire un continente a sé stante, tuttora in progressivo movimento
verso l'unione con l'Asia. Le spesse rocce sedimentarie che appartengono
alla Grande Catena Divisoria costituiscono un'ampia geosinclinale che si
aprì nel Paleozoico, la cui evoluzione ha portato alla formazione
delle catene montuose e vulcaniche.
Idrografia Il territorio australiano, per due terzi desertico o semidesertico, presenta pochi fiumi perenni, che scorrono lungo i confini orientali e sudoccidentali del continente e in Tasmania. La Grande Catena Divisoria costituisce il bacino idrografico dell'Australia orientale. Tra i fiumi che, sul versante orientale, sfociano nel mar dei Coralli e nell'oceano Pacifico meridionale, i più importanti sono il Burdekin, il Fitzroy e l'Hunter. A ovest della Grande Catena Divisoria, il fiume Murray, alimentato alla sorgente dalle nevi del monte Koßciuszko e da lunghi affluenti quali il Darling e il Murrumbidgee, attraversa le zone pianeggianti dell'interno; esso sfocia nell'oceano Indiano, sulla costa meridionale, a est di Adelaide e segna buona parte del confine tra il Nuovo Galles del Sud e il Victoria. Il bacino dei fiumi Murray, Darling e Murrumbidgee è il principale sistema idrografico del continente e occupa un'area compresa tra Queensland, Nuovo Galles del Sud, Victoria e Australia Meridionale, attraversando fertili aree agricole e terreni da pascolo. Durante la stagione delle piogge, i fiumi sono in gran parte navigabili. Parte del Territorio del Nord è compresa nel bacino dei fiumi Victoria, Daly e Roper, mentre i principali fiumi del Queensland, che sfociano nel golfo di Carpentaria, sono il Flinders, il Gilbert e il Leichhardt. Tra i pochi fiumi dell'Australia Occidentale si trovano il Fitzroy, l'Ashburton, il Gascoyne e il Murchison. I laghi naturali dell'interno, alimentati da corsi d'acqua di portata limitata o presenti soltanto nella stagione delle piogge, sono perlopiù ridotti dall'evaporazione a depositi salini o a laghi salati; tra i maggiori, nella zona centrale e meridionale del Gran Bacino Artesiano, vi sono l'Eyre, il Torrens, il Frome e il Gairdner, resti di un vasto mare interno che si estendeva un tempo a sud del golfo di Carpentaria. Nella Nullarbor Plain e nelle vaste aree interne occidentali la rete idrografica è formata da corsi d'acqua sotterranei e da falde acquifere artesiane. Circa il 70% delle falde sotterranee si trova nel Grande Bacino Artesiano, il più esteso del mondo; altri bacini artesiani si trovano nelle regioni del nord-ovest e del sud-est, e lungo la costa della Grande Baia Australiana. Per fornire adeguati approvvigionamenti d'acqua alla popolazione urbana dell'Australia e alle zone agricole, sono state costruite numerose dighe lungo i fiumi; in particolare sono stati realizzati progetti ambiziosi tra i quali il piano Snowy Mountains, nelle Alpi australiane del Nuovo Galles del Sud (1949-1974), e il piano per il fiume Ord, nella regione delle Kimberley, iniziato nel 1962. Clima Il clima dell'Australia varia da tropicale-monsonico, nelle regioni settentrionali, a temperato, in Tasmania; prevalentemente caldo e arido, beneficia dell'influenza del mare soltanto lungo la costa. In oltre due terzi dell'Australia continentale, nelle aree occidentali e centrali, le precipitazioni sono inferiori ai 500 mm l'anno e un terzo del territorio è desertico. Una media delle precipitazioni di 1000 mm annui si registra solo nel 10% del territorio, a nord, lungo le coste orientali e sudoccidentali e in Tasmania. Lungo la costa settentrionale, dal clima tropicale, si alternano due stagioni: una molto calda e umida, con precipitazioni estive concentrate nei mesi di febbraio e di marzo, portate dai monsoni che soffiano da nord-ovest; e una stagione invernale calda e secca caratterizzata dagli alisei di sud-est. In numerosi punti lungo la costa settentrionale e nordorientale le precipitazioni raggiungono in media i 1524 mm annui; nel Queensland settentrionale, intorno a Cairns, le precipitazioni superano i 2500 mm annui. Al confine della regione monsonica si trovano le praterie dell'arida savana, dove le acque artesiane integrano le scarse precipitazioni. Nell'Australia Occidentale, centrale e settentrionale le temperature estive variano in media tra i 26,7 °C e i 29,4 °C, ma spesso superano i 38 °C. Le regioni temperate calde della costa meridionale dell'Australia presentano quattro stagioni, con inverni freddi ed estati molto calde: in gennaio e febbraio si registrano temperature che variano in media tra i 18 e i 21 °C, mentre giugno e luglio sono i mesi più freddi, con una temperatura media di circa 10 °C, fatta eccezione per le Alpi australiane, dove la temperatura può raggiungere una media di circa 2 °C; precipitazioni a carattere nevoso si verificano nella zona del monte Koßciuszko. Nelle zone costiere orientali la piovosità è costante lungo tutto l'anno, anche se si hanno maggiori precipitazioni durante l'estate. Sulle coste occidentali e meridionali, temperate calde, piove soprattutto in inverno, perlopiù a causa dei venti provenienti da ovest. Le precipitazioni sono abbondanti in Tasmania, nell'area dal clima temperato freddo, portate dai venti occidentali d'estate e dalle burrasche cicloniche d'inverno. Oltre che sulle Alpi australiane nel Nuovo Galles del Sud, precipitazioni a carattere nevoso si hanno durante l'inverno anche nella zona settentrionale dello stato di Victoria, in Tasmania. Tutti gli stati meridionali sono esposti all'azione dei venti caldi e secchi, che provengono dall'interno e possono causare improvvisi e notevoli innalzamenti della temperatura. Quasi ogni anno la siccità colpisce alcune zone dell'Australia, e non sono rari cicloni tropicali e inondazioni circoscritte. Nell'Australia sudorientale, compresa la Tasmania, si verifica il maggior numero di incendi boschivi al mondo |
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| Flora
In Australia si trova una flora caratteristica, che comprende quasi 22.000 specie di piante, oltre il 90% delle quali autoctone ed endemiche. La vegetazione, in cui prevalgono i sempreverdi, varia dalla fitta boscaglia e dalle foreste di eucalipto, nella zona costiera, alla macchia (scrub) delle basse terre interne. La flora australiana è distribuita in tre zone principali: tropicale, lungo i confini settentrionali del continente e in parte della costa orientale, temperata lungo la costa sudorientale, compresa la Tasmania, e interna, corrispondente all'arida zona centrale del continente. La zona tropicale, dal clima monsonico e dalle temperature elevate, presenta fitti boschi, perlopiù di alberi decidui. Lungo la costa nordorientale del Queensland, compresa la penisola di Capo York, si trovano foreste pluviali; palme, felci e piante rampicanti crescono rigogliose insieme a querce, frassini, cedri, faggi e vegetazione di sottobosco, mentre la mangrovia ricopre la bassa e umida fascia costiera settentrionale. Più internamente si trova la savana con la sua bassa vegetazione. La zona temperata presenta boschi, brughiere, savana, vegetazione a macchia (scrub), foreste pluviali temperate e una vegetazione alpina sulle Alpi australiane e sui rilievi della Tasmania. Il pino, albero non originario dell'Australia, cresce lungo le coste orientali e in Tasmania, e riveste un'importanza economica inferiore solo all'eucalipto, in particolare per il legname pregiato dei pini Huon e King William, oggi piuttosto rari. Nelle regioni boschive della zona sudorientale e sudoccidentale predomina l'eucalipto, con oltre 500 specie, alcune delle quali raggiungono i 91 m d'altezza. La costa sudoccidentale si distingue per la ricchezza della flora, che presenta frassini di montagna, eucalipti e acacie. La Tasmania è caratterizzata da boschi di faggi e da una vegetazione molto simile a quella della Nuova Zelanda. Nella zona interna predominano la savana, la steppa e praterie semiaride, con zone praticamente desertiche. La vegetazione di acacie caratterizza le zone aride, nonostante alcune specie di eucalipto, dal legname pregiato, siano tipiche dell'Australia Occidentale. La vegetazione si è notevolmente ridotta dall'epoca dell'arrivo in Australia dei primi coloni europei nel 1788, quando si ritiene che quasi un quarto del territorio nazionale fosse ricoperto di foreste, savana e macchia; nei due secoli che seguirono, buona parte della vegetazione indigena fu distrutta per le esigenze dell'agricoltura e dell'insediamento; in base a una stima indicativa del governo australiano della fine degli anni Ottanta, sarebbero andati perduti più dei due terzi della vegetazione del Victoria e circa un terzo dell'Australia Occidentale. A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, si è registrata una maggior sensibilità da parte dell'opinione pubblica per il problema della protezione ambientale, benché tale esigenza si sia spesso scontrata con opposti interessi economici. Fauna Si ritiene che in Australia vivano fino a 300.000 diverse specie di
animali, di cui solo circa 100.000 sono state censite: 280 sono le specie
conosciute di mammiferi, più di 700 quelle di uccelli, 380 di rettili,
oltre 120 di rane e quasi 200 di pesci d'acqua dolce; il resto è
rappresentato da specie di invertebrati. Si tratta di una fauna tipica,
presente in Australia fin dall'epoca in cui il continente era ancora parte
del Gondwana, con molte caratteristiche comuni alla fauna della Nuova Guinea
e a quella del Sud Africa. Molte specie, tuttavia, sono esclusive dell'Australia,
tra cui sette famiglie di mammiferi e quattro famiglie di volatili, che
comprendono il 70% delle specie conosciute.
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La popolazione indigena dell'Australia, aborigeni e isolani dello stretto
di Torres, non rappresenta attualmente che l'1,5% degli abitanti del paese;
quasi il 94% degli australiani è di origine europea, in maggioranza
inglesi o irlandesi, mentre gli asiatici, tra cui genti provenienti dal
Medio Oriente, rappresentano circa il 5% della popolazione.
Durante gli anni Sessanta si ebbe un progressivo abbandono della politica
detta dell'"Australia bianca" che da circa un secolo orientava le politiche
di immigrazione coloniali e federali con l'apertura dei confini all'immigrazione
proveniente anche dall'America latina e dal Medio Oriente (in particolare
dal Libano) e, successivamente, dall'Asia, in particolare dal Sud-Est asiatico
e dalla Cina. Il censimento del 1991 ha evidenziato che il 22,5% degli
australiani di origine straniera proviene dalla Gran Bretagna o dall'Irlanda,
il 30% da altri paesi europei e il 21% dall'Asia e dal Medio Oriente.
L'Australia ha una popolazione di 17.626.000 abitanti (1993), con una
densità media appena superiore ai 2 abitanti per km2. Si tratta
di un dato puramente indicativo, poiché la distribuzione della popolazione,
per ragioni climatiche e ambientali, è in realtà altamente
concentrata; quasi il 90% della popolazione vive infatti in territori che
rappresentano circa il 3% della superficie totale del paese.
Complessivamente, l'88% della popolazione vive in aree urbane, nelle
città lungo le coste orientali, sudorientali e sudoccidentali, e
in Tasmania; inoltre, la maggior parte della popolazione rurale, che rappresenta
il 12% di quella totale, è stanziata in una stretta "mezzaluna fertile",
che si estende da Brisbane, nel Queensland, ad Adelaide, nell'Australia
Meridionale, circondata all'interno dalla cresta occidentale della Grande
Catena Divisoria.
Il rimanente del territorio australiano è pressoché disabitato,
con una densità media della popolazione inferiore a 0,03 abitanti
per km2. La densità media si aggira intorno a 0,3 abitanti per km2
nelle terre da pascolo semiaride situate nell'interno degli stati del Queensland,
del Nuovo Galles del Sud e dell'Australia Meridionale, dove si trovano
grandi allevamenti, negli sparsi insediamenti dell'interno e lungo le coste
occidentali e settentrionali, inclusi Alice Springs e Darwin nel Territorio
del Nord e, nell'Australia Occidentale, Kalgoorlie e Boulder, la costa
occidentale tra Dampier e Port Hedland, e la zona diamantifera di Kimberley.
La lingua ufficiale dell'Australia è l'inglese. La popolazione
è per la maggior parte protestante, per il 27% circa cattolica e
solo in minima parte musulmana e buddhista.
Suddivisioni amministrative e città principali
Il Commonwealth australiano comprende sei stati e due territori. Gli
stati e le loro capitali sono: Nuovo Galles del Sud (Sydney),
Victoria (Melbourne), Queensland (Brisbane),
Australia Meridionale (Adelaide),
Australia Occidentale (Perth) e Tasmania (Hobart). I territori e le loro
città principali sono il Territorio della Capitale (Canberra) e
il Territorio del Nord (Darwin).
Circa il 60% della popolazione australiana vive nelle aree metropolitane
delle sei capitali degli stati e di Canberra (324.000 abitanti circa nel
1993). Sydney (la città maggiore, con 3.738.500 abitanti nel 1994)
è il principale centro finanziario e commerciale del paese, nonché
uno dei suoi porti più importanti; comprende inoltre l'area suburbana
più estesa del mondo. Le altre città principali dell'Australia
sono Melbourne,
Brisbane,
Perth e Adelaide.
Istruzione e cultura
L'istruzione è demandata principalmente ai sei stati federati
e al Territorio del Nord, in ciascuno dei quali la formazione e l'assunzione
del corpo insegnante è centralizzata sotto un apposito organo amministrativo.
Al governo federale compete l'organizzazione del sistema scolastico, nei
territori amministrati dall'Australia, e la creazione di università
e istituti di istruzione superiore; sono responsabilità federale
anche i programmi di aiuto economico allo studio e i programmi educativi
destinati alle comunità aborigene e ai bambini di lingua non inglese.
L'istruzione è obbligatoria dai 6 ai 15 anni in tutti gli stati
eccetto in Tasmania, dove l'obbligo scolastico termina a 16 anni. Il passaggio
dal ciclo di istruzione primaria al secondario avviene normalmente all'età
di 12 anni; le scuole secondarie (High Schools e Secondary Colleges) comprendono
cinque o sei anni di corsi, con un esame di stato finale che abilita all'iscrizione
universitaria.
Nel 1992 esistevano in Australia 37 università, comprese due
importanti istituzioni private, e un gran numero di istituti di istruzione
superiore in specifiche discipline.
I colonizzatori britannici impressero all'Australia uno stile di vita
che rifletteva sostanzialmente le loro origini culturali; man mano che
i coloni si adattavano al nuovo ambiente e alle sue condizioni climatiche,
i costumi cominciarono a modificarsi e si sviluppò una cultura più
tipicamente australiana, per quanto sempre basata su tradizioni inglesi.
A partire dagli anni Sessanta, l'intensa immigrazione dall'Europa continentale
e dall'Asia è stata alla base dello sviluppo di una società
multietnica, nella quale anche gli aborigeni hanno trovato maggiore spazio
rispetto al passato.
Fin dalle origini l'Australia ha dato i natali a scrittori e pittori
che si sono distinti per la loro opera, in alcuni casi ottenendo il prestigioso
riconoscimento del premio Nobel, come lo scrittore Patrick White. Rispetto
al passato, oggi può fruire dell'arte una più ampia sezione
della società, grazie anche alle sovvenzioni statali e alla creazione
di strutture pubbliche, come gallerie d'arte e centri per lo spettacolo;
l'Opera di Sydney, dall'audace architettura, è il più famoso
tra gli edifici per concerti. Il Festival di Adelaide, che si svolge ogni
due anni, è un importante appuntamento nel mondo dello spettacolo,
e richiama i migliori artisti e le maggiori compagnie teatrali del mondo.
Il Consiglio Federale dell'Australia sovvenziona compagnie operistiche
di balletto e di danza, orchestre, artisti, autori teatrali e scrittori
(vedi Arte aborigena; Letteratura australiana; Arte e architettura australiane;
Cinema australiano).
Anche lo sviluppo del sistema bibliotecario in tutto il paese fu reso
possibile, dopo la seconda guerra mondiale, dal sovvenzionamento statale
alle autorità locali; in esso il nucleo fondamentale è costituito
dalla Biblioteca Nazionale di Canberra.
Tra i numerosi musei presenti nello stato si ricorda il Museo Australiano
(fondato nel 1827) a Sydney, che ospita tra l'altro alcune importanti collezioni
di storia naturale e di antropologia, e la Galleria Nazionale Australiana,
inaugurata a Canberra nel 1982. La capitale federale ospiterà anche
un nuovo museo nazionale, la cui apertura è prevista per il 2001.
Economia
L'Australia è membro dell'Organizzazione per la cooperazione
e lo sviluppo economico (OECD), che riunisce i principali paesi industrializzati,
e il livello di vita della sua popolazione è tra i più alti
al mondo. All'inizio degli anni Novanta, il prodotto nazionale lordo dell'Australia
si aggirava intorno ai 288 miliardi di dollari (stima della Banca mondiale
relativa al 1989-1991), pari a 16.900 dollari pro capite. Al contempo,
la struttura del commercio è simile a quella che caratterizza i
paesi in via di sviluppo; le esportazioni sono rappresentate principalmente
da prodotti non lavorati, mentre le importazioni riguardano diversi generi
di prodotti finiti. Di conseguenza, analogamente a molti paesi in via di
sviluppo, l'economia dell'Australia è vulnerabile di fronte alle
fluttuazioni dei prezzi sui mercati mondiali e all'inflazione nei principali
paesi fornitori.
L'agricoltura e l'estrazione di minerali hanno avuto un ruolo centrale
nello sviluppo dell'Australia, e il paese è attualmente uno dei
principali fornitori mondiali di prodotti agricoli e di materie prime.
Oltre a essere pressoché autosufficiente per quanto riguarda i generi
alimentari, esporta grandi quantità di frumento, carne, latticini
e lana, di cui fornisce oltre il 25% della produzione mondiale annua. È
anche tra i principali produttori ed esportatori mondiali di minerali,
in particolare di carbone. Tuttavia, se i prodotti non lavorati rappresentano
una parte centrale delle esportazioni del paese, negli ultimi anni la crescita
della produzione è stata molto meno significativa per l'economia
interna. Attualmente l'agricoltura partecipa solo per circa il 3% alla
formazione del prodotto interno lordo (PIL) e la produzione di minerali
solo per il 5%; in compenso, il settore industriale, che dagli anni Quaranta
ha conosciuto una rapida crescita, vi partecipa per circa il 15%. Il settore
terziario è ancor più importante; in Australia, come negli
altri paesi membri dell'OECD, a partire dagli anni Settanta i servizi sono
cresciuti fino a divenire attualmente il settore principale dell'economia:
nei primi anni Novanta essi partecipavano per circa il 60% alla formazione
del PIL. In particolare, il settore dei servizi finanziari era il più
importante, partecipando per quasi il 22% al PIL.
Nel 1993 il bilancio federale preventivo contemplava entrate pari a
72 miliardi di dollari e una spesa pari a circa 83 miliardi di dollari.
Agricoltura
Nonostante il settore primario sia oggi molto meno importante in termini
di PIL e di occupazione (impiegando il 5% della popolazione attiva nei
primi anni Novanta), in molte zone del paese l'economia continua a essere
in gran parte basata sull'allevamento e sull'agricoltura.
L'Australia è il maggior produttore ed esportatore mondiale
di lana, in particolare di lana merino, sebbene le entrate delle esportazioni
di lana siano oggi inferiori all'8% del reddito totale da esportazioni,
anche a causa della significativa diminuzione del prezzo mondiale della
lana, verificatosi alla fine degli anni Ottanta. Nel 1992 vi erano in Australia
circa 147 milioni di ovini, con una produzione di 863.000 tonnellate metriche
di lana e 41.000 tonnellate di carne di agnello e di montone. Circa metà
della lana australiana è prodotta negli stati del Nuovo Galles del
Sud e dell'Australia Occidentale; lo stato di Victoria è il maggiore
produttore di carne.
L'allevamento dei bovini è diffuso in tutti gli stati e territori
australiani, specie nel Queensland, dove nei primi anni Novanta si allevava
circa il 40% dei 23,6 milioni di capi australiani. L'attività casearia
si pratica quasi esclusivamente nella piovosa zona costiera e nel sud-est
del paese, specialmente nello stato di Victoria, in aziende che impiegano
tecnologie avanzate.
La superficie coltivata in Australia non rappresenta che circa il 10%
del territorio nazionale. Il frumento occupa circa il 45% dell'arativo,
il foraggio e altri cereali circa il 20%. La produzione del frumento è
altamente meccanizzata e diffusa in tutti gli stati, specie nelle regioni
sudorientali e sudoccidentali. La produzione annua è ultimamente
diminuita a causa dell'introduzione di colture a più alto rendimento
(nel 1992 essa ammontava a circa 10,7 milioni di tonnellate metriche, rispetto
agli oltre 14 milioni della fine degli anni Ottanta; circa il 70% è
destinato all'esportazione). Importanti sono anche le colture di avena,
orzo, segale, mais, semi oleosi, tabacco e foraggi. Il riso e il cotone
vengono coltivati nel bacino del fiume Murrumbidgee e nel Nuovo Galles
del Sud, nel Queensland e nel Territorio del Nord; la canna da zucchero
viene prodotta solo nella fertile fascia costiera del Queensland e nel
distretto del fiume Richmond, nella parte settentrionale del Nuovo Galles
del Sud. La frutticoltura, piuttosto sviluppata, comprende mele, banane,
uva, arance, pere, ananas e papaie. Le principali produzioni di vino si
trovano nella Barossa Valley, nell'Australia Meridionale, nella Hunter
Valley nel Nuovo Galles del Sud, e nella zona nordorientale, meridionale
e occidentale dello stato di Victoria. Vengono coltivate diverse specie
di viti destinate alla produzione di uva passa, specialmente nella valle
del Murray.
Il problema dell'irrigazione è comune a tutte le zone agricole,
fatta eccezione per quelle altamente piovose. In diverse aree l'aumento
della salinità del terreno si profila come potenziale minaccia per
la produzione; per ridurne l'impatto e per risparmiare sull'impiego di
costose risorse idriche, sono in corso alcuni esperimenti con le biotecnologie.
Risorse forestali e pesca
Le foreste coprono attualmente solo l'8% del territorio australiano;
è soprattutto la vegetazione di conifere a fornire il legname destinato
al commercio. Le principali foreste si trovano nell'umida regione costiera
e nella fascia di rilievi, e vi predomina l'eucalipto, impiegato nella
produzione della carta e dei mobili; un legno particolarmente resistente
è quello delle specie tipiche dell'Australia Occidentale, jarrah
e karri.
Nelle acque australiane si trovano oltre 2000 specie ittiche e una
grande varietà di altra vita marina; ciò nonostante il pescato
annuo è relativamente modesto, composto principalmente di abalone,
aragoste, gamberoni, sgombri, merluzzi, tonni, ostriche e mitili. Al largo
della costa settentrionale si raccolgono perle e molluschi, di cui le città
portuali di Darwin e Broome e l'isola Thursday sono i principali centri
di raccolta.
Risorse minerarie
L'industria mineraria rappresenta da molto tempo un importante fattore
della crescita sociale ed economica dell'Australia; attualmente il paese
è del tutto autosufficiente per quanto riguarda la domanda dei minerali
economicamente più importanti, e in diversi casi è addirittura
tra i principali produttori mondiali. Quasi tutti gli stati possiedono
risorse minerarie, ma è l'Australia Occidentale che contribuisce
in maggior misura alla produzione mineraria totale, che comprende carbone,
lignite, bauxite, rame, oro, minerali di ferro, manganese, nichel, stagno
e uranio.
L'Australia partecipa per circa il 12% alla produzione aurea mondiale;
i maggiori giacimenti si trovano nell'Australia Occidentale, in particolare
nella zona nei pressi di Kalgoorlie, da dove l'oro viene perlopiù
esportato a Singapore, in Giappone, in Svizzera e a Hong Kong. In seguito
alla scoperta dei giacimenti di diamanti nella regione di Kimberley nel
1979, l'Australia ne è divenuta il maggiore produttore mondiale;
nel 1992 la produzione ha raggiunto i 39 milioni di carati, quasi totalmente
provenienti dal grande giacimento di Argyle, nel Kimberley.
La maggior parte della produzione australiana di minerali di ferro
proviene dall'Australia Occidentale; altre riserve di minerali ferrosi
si trovano a Iron Knob nell'Australia Meridionale, nell'isola Cockatoo,
al largo dell'Australia Occidentale, nella Tasmania nordoccidentale e nel
Gippsland nello stato di Victoria. I minerali di ferro sono destinati quasi
interamente all'esportazione; l'Australia è attualmente il principale
fornitore del Giappone, mentre altri importanti mercati sono la Cina, la
Germania, la Corea e Taiwan. Nel corso degli anni Ottanta, grazie alla
scoperta e allo sfruttamento di enormi giacimenti, l'Australia è
divenuta uno dei maggiori produttori mondiali di bauxite e di alluminio;
le miniere più importanti si trovano a sud di Perth nell'Australia
Meridionale, sulla penisola di Capo York nel Queensland e sulla penisola
Gove nel Territorio del Nord. Miniere di uranio si trovano nel Territorio
del Nord e a Olympic Dam, nell'Australia Meridionale; la produzione è
interamente esportata, coerentemente con la politica antinucleare del paese.
L'industria del bitume è concentrata per lo più nel Nuovo
Galles del Sud e nel Queensland. L'Australia è il maggior esportatore
mondiale di carbone; i giacimenti di lignite nello stato di Victoria alimentano
la produzione industriale di energia elettrica.
Giacimenti di nichel sono presenti a Kambalda, a sud-est di Kalgoorlie,
a Greensvale nel Queensland, nella regione al confine tra l'Australia Occidentale
e Meridionale, e nel Territorio del Nord. Il manganese proviene soprattutto
da Groote Eylandt nel Territorio del Nord. I due terzi del rame australiano
sono estratti dal Monte Isa nel Queensland; altre miniere si trovano sul
Monte Lyall in Tasmania e a Tennant Creek nel Territorio del Nord. Il Queensland,
la Tasmania e il Nuovo Galles del Sud sono i principali produttori di stagno.
Broken Hill nel Nuovo Galles del Sud è da oltre un secolo un'importante
zona di produzione di zinco e piombo. Dalle sabbie di minerali delle spiagge
del Queensland meridionale, del Nuovo Galles del Sud e dell'Australia Occidentale
si estraggono titanio e zircone, con diversi altri metalli tra cui l'ilmenite.
Concentrati di tungsteno si estraggono dall'isola King nello stretto di
Bass.
I principali giacimenti di petrolio e di gas australiani si trovano
nel Gippsland, nello stato di Victoria, e a Carnarvon, nell'Australia Occidentale;
la produzione annua di petrolio grezzo nei primi anni Novanta era pari
a circa 193 milioni di barili.
La fornitura di energia elettrica è demandata ai governi degli
stati federati; nei primi anni Novanta circa l'89% era ottenuto da fonti
termiche, per la maggior parte da bitume o lignite. Il paese possiede inoltre
diversi impianti idroelettrici, tra cui l'importante impianto nelle Snowy
Mountains (che rifornisce principalmente Canberra, Melbourne e Sydney)
e molti impianti minori in Tasmania. L'Australia è quasi interamente
autosufficiente per il proprio fabbisogno di petrolio; nei primi anni Novanta
le importazioni coprivano circa il 4% del consumo annuo.
Industria
Dopo la seconda guerra mondiale il potenziale industriale dell'Australia
ha conosciuto una notevole crescita, grazie all'introduzione di nuove produzioni
e allo sviluppo di quelle esistenti. All'inizio degli anni Novanta l'industria
manifatturiera partecipava per circa il 15% alla formazione del prodotto
interno annuo, assorbendo oltre il 15% della popolazione attiva.
Il Nuovo Galles del Sud, specialmente Sydney e Newcastle, e lo stato
di Victoria, soprattutto l'area metropolitana di Melbourne, sono i principali
centri industriali. Nel Nuovo Galles del Sud sono particolarmente sviluppate
l'industria siderurgica e metallurgica, meccanica, in particolare il settore
aeronautico, elettronica e petrolchimica, e la produzione di fibre sintetiche
e di cavi elettrici. A Melbourne rilevanti sono la produzione e l'assemblaggio
di macchinari e autoveicoli, l'industria alimentare e quella delle confezioni.
Geelong, vicino a Melbourne, è nota per i suoi lanifici e per l'industria
automobilistica. In Australia Meridionale, la cui economia è stata
tradizionalmente di tipo agricolo e pastorale, si è assistito dopo
il 1950 allo sviluppo di numerosi e importanti centri manifatturieri, tra
cui Adelaide e Whyalla. Anche Brisbane e Townsville, nel Queensland, sono
importanti distretti industriali. In Tasmania, sostenute da un potenziale
idroelettrico a basso costo, si sono sviluppate l'industria metallurgica,
con impianti di produzione per elettrolisi dello zinco, l'industria della
carta e degli alimenti. I principali centri industriali dell'isola sono
Hobart e Launceston.
Incoraggiato dallo sviluppo delle comunicazioni aeree di lunga distanza,
il turismo ha conosciuto un rapido incremento dal 1970 e rappresenta oggi
uno dei settori più dinamici dell'economia australiana.
L'unità monetaria è il dollaro australiano, diviso in
100 cents. La prima banca australiana fu fondata a Sydney nel 1817; la
Banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia), fondata nel 1911,
è la banca centrale che emette moneta.
Commercio
Nei primi anni Novanta circa il 40% degli scambi commerciali dell'Australia
si svolgevano con Giappone e Stati Uniti; altri importanti mercati di esportazione
sono Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Germania, Canada, Cina, Corea del Sud,
Italia e Papua Nuova Guinea; in Asia, inoltre, si stanno sviluppando nuovi
mercati. Oltre che da Giappone e Stati Uniti, le importazioni australiane
provengono in gran parte da Gran Bretagna, Germania, Taiwan, Hong Kong,
Canada e Nuova Zelanda; vengono importati principalmente macchinari, mezzi
di trasporto, prodotti chimici, metalli non ferrosi, carta e cartone, tessuti
e filati. Le esportazioni sono soprattutto rappresentate da minerali metalliferi,
carbone, metalli non ferrosi, petrolio, lana e cereali; è anche
significativa l'importazione di carne. Alla fine degli anni Ottanta il
valore delle importazioni annue ammontava a circa 40,3 miliardi di dollari,
mentre il valore delle esportazioni era di circa 36,7 miliardi di dollari.
Nel 1991 l'Australia ha registrato un avanzo commerciale pari a 305 miliardi
di dollari.
Trasporti e comunicazioni
La rete ferroviaria è stata realizzata quasi interamente nel
corso del XIX secolo, per servire i commerci tra le numerose colonie e
la Gran Bretagna; le linee, di conseguenza, sono strutturate a raggiera,
dai porti verso l'interno, con scarse comunicazioni attraverso il paese.
Nei primi anni Novanta la rete ferroviaria, gestita dallo Stato, si estendeva
per circa 37.295 km.
La rete stradale principale ha una struttura analoga a quella delle
linee ferroviarie, collegando principalmente i porti e le capitali degli
stati; essa si estende per circa 16.370 km, con quasi 16.000 km di autostrade
nazionali. All'inizio degli anni Novanta erano immatricolati oltre 10 milioni
di autoveicoli (pari a più di un veicolo ogni due abitanti).
Un'efficiente rete di linee aeree collega le principali città
e le zone più remote. A causa delle grandi distanze che separano
le città, le vie di comunicazione aeree sono molto utilizzate; i
principali aeroporti nazionali e internazionali si trovano a Sydney (Kingsford
Smith) e a Melbourne
(Tullamarine); anche le altre capitali, nonché la città di
Cairns, hanno aeroporti internazionali.
La navigazione costiera e transoceanica è di vitale importanza
per l'economia australiana. Esistono circa 70 importanti porti commerciali,
perlopiù situati sulla costa orientale. Sydney, con la vicina Botany
Bay, è il maggior scalo portuale mercantile. Altri porti importanti
sono Port Hedland, da dove partono le navi da carico che trasportano minerali
di ferro, Melbourne, Freemantle, Newcastle, Port Kembla, Geelong, Brisbane,
Port Gladstone e Port Walcott.
Ordinamento dello stato
L'Australia, democrazia parlamentare di tipo federale, costituisce
uno stato indipendente nell'ambito del Commonwealth. La Costituzione australiana,
entrata in vigore nel 1901, si fonda sulle tradizioni parlamentari britanniche,
incorporando alcuni elementi del sistema statunitense. Capo dello stato
è il sovrano del Regno Unito, rappresentato da un governatore generale;
una crescente parte dell'opinione pubblica australiana preme affinché
il paese, pur restando nell'ambito del Commonwealth, diventi una repubblica.
Agli stati federati sono riservati tutti i poteri non attribuiti al governo
federale. L'Australia è membro fondatore delle Nazioni Unite.
Il potere esecutivo è esercitato dal consiglio federale, presieduto
dal primo ministro (rappresentante del partito politico di maggioranza)
che è responsabile di fronte al parlamento federale; il potere legislativo
risiede nel parlamento federale, composto da due camere: il Senato, di
76 membri (12 per ciascuno stato e, dal 1974, 2 per ciascun territorio)
eletti a suffragio diretto con sistema elettorale proporzionale per un
mandato di sei anni; e la Camera dei rappresentanti, di 148 membri, eletti
a suffragio diretto per un mandato non superiore ai tre anni. Nel sistema
giudiziario, l'organo supremo è rappresentato dall'Alta corte, che
si compone di un presidente e di un consiglio di 6 membri designati dal
governatore generale.
In ciascuno degli stati federati vige un sistema di governo bicamerale,
fatta eccezione per il Queensland, in cui vi è un'unica Camera.
Un governatore rappresenta il sovrano inglese in ogni stato. L'attività
di governo è esercitata da un Consiglio dei ministri, presieduto
da un primo ministro.
Partiti politici
In Australia vi sono quattro partiti politici principali. Il Partito
laburista australiano è stato al potere per gran parte del periodo
che ha seguito la formazione del Commonwealth; nel 1994 ha vinto le elezioni
per la quinta volta consecutiva. Vi sono poi il Partito nazionale australiano,
il Partito liberale australiano e il Partito democratico. Sono tutti partiti
moderati, di orientamento socialdemocratico, tra i quali il Partito nazionale
rappresenta l'ala più conservatrice e il Partito laburista quella
più progressista.
Diritti territoriali degli aborigeni
La questione dei diritti territoriali degli aborigeni si è imposta
come uno dei più importanti problemi legali di questi ultimi anni;
essa emerse nel corso degli anni Sessanta con la crescente mobilitazione
politica degli aborigeni, quando le rivendicazioni di uguaglianza salariale
vennero superate da quelle relative alla proprietà di territori
aventi un particolare significato religioso, culturale o storico.
Nell'agosto del 1985 il governo formulò alcune proposte di legge
per concedere agli aborigeni il diritto alla proprietà inalienabile
di parchi nazionali, terre appartenenti alla Corona e ancora non occupate,
e antiche riserve aborigene. Nell'ottobre dello stesso anno, Uluru (allora
meglio noto con il nome europeo di Ayers Rock) fu ufficialmente ceduto
alla comunità aborigena Mutijulu, con la clausola che sarebbe stato
garantito il pubblico accesso al monolite.
Ciò nonostante, in seguito a una forte opposizione da parte
degli stati federati e delle compagnie minerarie, il governo federale non
diede seguito alla proposta di legge, sollevando la protesta dei rappresentanti
aborigeni. Ciò coincise alla fine degli anni Ottanta con lo scandalo
suscitato dall'elevato numero di morti tra i detenuti aborigeni; nel 1988
un rapporto delle Nazioni Unite accusò l'Australia di violare i
diritti umani internazionali nei confronti degli aborigeni. Nel maggio
1991 il rapporto della commissione reale, istituita per investigare sulle
morti dei detenuti, provava il comportamento delle forze di polizia e stilava
oltre 300 raccomandazioni per relazioni interetniche migliori. Nel mese
di giugno il governo impose il divieto permanente di estrazione mineraria
in una località storica aborigena nel Territorio del Nord.
Un anno dopo, nel giugno 1992, l'Alta corte riconobbe l'esistenza di
un diritto di proprietà antecedente il primo insediamento europeo
del 1788; la cosiddetta sentenza "Mabo" ha stabilito che gli aborigeni
e gli isolani dello stretto di Torres potevano legittimamente rivendicare
un diritto di proprietà originario quando avessero dimostrato un
legame "stretto e continuo" con il territorio in questione. Questa affermazione
ha rovesciato il concetto di terra nullius (terra senza proprietario),
su cui si erano precedentemente basate le rivendicazioni territoriali degli
aborigeni, e ha stabilito un diritto di proprietà territoriale non
più fondato sulla legge statutaria, ma che riconosce gli aborigeni
e gli isolani dello stretto di Torres come proprietari originari del continente.
Al contempo, tuttavia, la sentenza Mabo ha cercato di non mettere in discussione
i diritti di proprietà legalmente acquisiti da cittadini non aborigeni.
La maggior parte degli stati ha adottato una legislazione in linea
con quella federale, tranne l'Australia Occidentale, dove gli interessi
minerari sono particolarmente forti e dove si stima che le rivendicazioni
di diritti originari di proprietà potrebbero riguardare anche il
40% del territorio.
Sistema sanitario e assistenza sociale
Il governo australiano, sia a livello federale sia nei singoli stati,
si è particolarmente impegnato nello sviluppo dei servizi sociali.
È prevista l'assistenza sociale a malati, anziani, invalidi e disoccupati
e un'indennità di maternità è corrisposta alle madri
che non percepiscono reddito. I lavoratori godono di sussidi di disoccupazione
e di malattia, di indennità per gli infortuni sul lavoro e di un
articolato sistema previdenziale. Nel 1984 lo stato federale ha introdotto
un sistema sanitario destinato alla totalità della popolazione,
noto come Medicare, che garantisce l'assistenza medica e la copertura delle
cure ospedaliere e a domicilio, che sono gratuite.
L'Australia è nota per l'efficiente servizio medico aereo (Flying
Doctor Service) che offre assistenza medica agli abitanti delle regioni
più remote, coprendo i due terzi del territorio australiano.
Storia
Gli aborigeni, originari dell'Asia, giunsero in Australia tra 40.000
e 60.000 anni fa; la capacità di adattamento alle differenti condizioni
ambientali permise la crescita della popolazione che all'epoca del primo
insediamento europeo contava tra i 300.000 e il milione di abitanti. È
probabile che mercanti provenienti dall'Indonesia abbiano raggiunto la
Terra di Arnhem ben prima del XVII secolo e che navigatori provenienti
dall'Oriente siano sbarcati in Australia settentrionale dopo il XV secolo;
sembrano inoltre provati contatti con le popolazioni della Nuova Guinea.
L'Australia Occidentale, tuttavia, rimase una terra inesplorata da parte
degli europei fino al XVII secolo.
Le prime esplorazioni europee
Nonostante l'Australia fosse sconosciuta all'Occidente, essa esisteva
nel pensiero e nella mitologia del tardo Medioevo europeo: si riteneva
infatti che dovesse necessariamente esistere una grande terra meridionale,
o Terra australis, che bilanciasse il peso dell'Europa e dell'Asia; sulle
antiche carte europee la Terra australis appariva come una grande massa
sferica, situata piuttosto correttamente rispetto alla sua posizione reale.
La scoperta vera e propria fu tuttavia molto tarda, e il completamento
dell'esplorazione richiese ben tre secoli; fu così che il continente
più vecchio dal punto di vista geologico fu l'ultimo a essere scoperto
e colonizzato dagli europei.
Navigatori portoghesi e spagnoli
Nel corso del XV secolo la spinta espansionistica del Portogallo lungo
la costa occidentale dell'Africa, motivata dalla ricerca di una via di
commercio verso l'India, riaccese l'interesse europeo per la Terra australis.
Per diverse ragioni, tuttavia, la scoperta europea dell'Australia venne
ulteriormente ritardata.
Successivamente anche la Spagna, che aveva stabilito il suo impero
in America centrale e meridionale, iniziò una serie di spedizioni
dal Perù nel Pacifico meridionale, incoraggiate dalla scoperta di
Alvaro de Mendaña delle isole Salomone, a nord-est dell'Australia,
nel 1567. In seguito all'insuccesso dei viaggi del 1595 e del 1605, che
non procurarono né minerali preziosi né nuove terre, la Spagna
abbandonò il progetto di nuove spedizioni.
L'interesse olandese
Nel corso del XVII secolo i Paesi Bassi, potenza europea emergente,
approfittarono dell'impegno portoghese in India per stabilire una fascia
di scali commerciali dal Capo di Buona Speranza alle Indie orientali olandesi
(Indonesia). La scoperta dell'Australia fu resa possibile proprio dagli
olandesi che, muovendo dai loro insediamenti nei porti indonesiani di Bantam
e Batavia (Giacarta), affrontarono il Pacifico meridionale. All'inizio
del 1606 Willem Janszoon raggiunse l'attuale stretto di Torres e avvistò
parte della costa australiana, precisamente Capo Keer-Weer, sul versante
occidentale della penisola di Capo York.
Nell'ottobre del 1616 l'Eendracht, guidata dal comandante Dirk Hartóg,
fu la prima nave a portare degli europei in terra australiana. Tra il 1626
e il 1627, Peter Nuyts esplorò circa 1600 km della costa meridionale
dell'Australia. Il maggior contributo alla scoperta del continente, tuttavia,
si deve ad Abel Tasman, che nel 1642 navigò nelle acque dell'Australia
meridionale, avvistando la costa occidentale dell'isola oggi conosciuta
come Tasmania, e che nel 1644, dopo aver esplorato la Nuova Zelanda, intraprese
una seconda spedizione verso la costa settentrionale australiana. Gli olandesi
non procedettero a un'occupazione formale del continente che avevano scoperto
(cui diedero il nome di Nuova Olanda), ritenendolo di scarso valore per
il commercio europeo e lasciando così libero spazio all'arrivo degli
inglesi.
Spedizioni e rivendicazioni britanniche
Nel 1688 il bucaniere inglese William Dampier sbarcò nel nord-ovest
dell'Australia e al suo ritorno in Inghilterra convinse le autorità
navali a finanziare una seconda spedizione, che fu intrapresa nel 1699-1700;
tuttavia il resoconto che ne riportò fu tale da far abbandonare
agli inglesi ogni nuova impresa per quasi settant'anni. Solo successivamente
in Inghilterra, potenza navale e commerciale, rinacque l'interesse per
le nuove terre lontane: nel 1768 il capitano James Cook partì per
un viaggio di esplorazione nel Pacifico e nel 1770 sbarcò a Botany
Bay, sulla costa orientale, dichiarando la regione proprietà inglese
col nome di Nuovo Galles del Sud. Furono Cook e il suo equipaggio, tra
cui Joseph Banks, a incoraggiare la successiva colonizzazione dell'Australia.
L'esplorazione delle coste australiane non fu completata che nel XIX
secolo; Matthew Flinders fu il primo a circumnavigare il continente tra
il 1801 e il 1803, rilevandone le coste e dimostrando che l'Australia costituiva
una terra unita e a sé stante. Nel 1798 era stato Flinders a compiere
la prima circumnavigazione della Tasmania, con l'ufficiale medico George
Bass, dimostrando che si trattava di un'isola; sempre a Flinders si deve
il nome di Australia, che sostituì ufficialmente quello di Nuova
Olanda dopo il 1817. Il territorio interno dell'Australia rimase inesplorato
fino agli anni Settanta dell'Ottocento.
Colonie penali
L'Australia rivestiva per la Gran Bretagna un interesse di tipo strategico
e, dopo la perdita delle colonie americane (1783), anche socioeconomico;
il controllo del continente, infatti, avrebbe garantito una base per i
crescenti commerci con il Pacifico e l'Asia orientale, oltre a una soluzione
al sovraffollamento delle carceri nazionali, essendo ormai precluso alla
Gran Bretagna l'invio di detenuti in terra americana. Nel 1786 il governo
inglese annunciò la sua intenzione di istituire una colonia penale
a Botany Bay, sulla costa sudorientale del Nuovo Galles del Sud, che sarebbe
diventata una colonia economicamente indipendente grazie ai lavori forzati
dei detenuti. Il capitano della marina inglese Arthur Phillip fu incaricato
di prendere possesso dell'intera Australia, comprese la Tasmania e le isole
a est del 135° meridiano, e gli fu conferito un potere assoluto in
qualità di governatore del territorio.
La fondazione di Sydney
Il 13 maggio 1787 Phillip partì da Portsmouth, in Inghilterra,
a capo delle 11 navi che componevano la prima flotta, portando con sé
oltre mille persone tra equipaggio e prigionieri. Phillip arrivò
a Botany Bay il 9 gennaio 1788, proseguendo a nord verso l'ancora inesplorato
Port Jackson: qui, il 26 gennaio (oggi Australia Day), inaugurò
la prima colonia di popolamento inglese in Australia, che fu chiamata Sydney
dal nome del responsabile dei piani di colonizzazione inglesi. La mancanza
di tecnici e di mano d'opera specializzata per far fronte alle necessità
della nuova colonia e l'ostilità dell'ambiente naturale e della
popolazione indigena rischiarono di far naufragare l'impresa, fino all'arrivo
di una seconda flotta, nel 1790. Fino alla sua partenza dall'isola nel
1792, Phillip impose alla colonia penale una struttura autoritaria fortemente
centralizzata, che rimase inalterata per tutto il primo periodo della colonizzazione.
La nuova colonia si trovò di fronte a tre principali problemi: l'approvvigionamento
alimentare, lo sviluppo di un sistema economico interno e la creazione
di una produzione locale destinata all'esportazione, con cui pagare i beni
importati dalla Gran Bretagna. La creazione di fattorie sulle fertili rive
del fiume Hawkesbury, poche miglia a nord-ovest di Sydney, non fece che
alimentare le tensioni con gli aborigeni, obbligando la colonia a dipendere
per l'approvvigionamento alimentare dall'isola di Norfolk, distante circa
1600 km.
I reparti del Nuovo Galles del Sud
Nel 1792 i reparti del Nuovo Galles del Sud sostituirono la marina
reale nella colonia; reclutati in Gran Bretagna in cambio dell'assegnazione
di terre, i membri di questi reparti cominciarono a rappresentare una minaccia
per l'autorità del governatore, a causa del loro controllo nell'economia
locale.
Né il capitano John Hunter, arrivato nel 1795, né il
suo successore, il capitano Philip G. King, in carica tra il 1800 e il
1806, riuscirono a sottrarre loro il controllo dell'importante mercato
del rum e, anzi, King fu costretto a impiegare i reparti per sedare una
ribellione nel 1804; alcuni anni dopo il capitano William Bligh fu addirittura
deposto in seguito alla cosiddetta rivolta del rum del 26 gennaio 1808.
I reparti furono infine richiamati in patria; John Macarthur, uno dei loro
capi, aveva inviato nel 1802 campioni di lana australiana a industriali
inglesi, dando inizio a un'attività di esportazione che, dopo il
1810, con l'allevamento di greggi merinos, divenne di grande importanza
economica.
Il governo di Macquarie
Lachlan Macquarie fu, tra il 1809 e il 1821, il più potente
governatore della storia australiana. Sostenuto da una stabile situazione
economica, Macquarie poté realizzare a Sydney un ambizioso programma
di opere pubbliche, commissionate all'architetto Francis Howard Greenway,
un ex forzato. La popolazione della colonia crebbe notevolmente con l'arrivo
di nuovi coloni dopo la definitiva sconfitta di Napoleone.
Nel Nuovo Galles del Sud crescenti tensioni per il possesso della terra
opposero i forzati tornati in libertà, che rivendicavano pari diritti,
ai coloni liberi, che osteggiavano questa rivendicazione. Macquarie sostenne
la causa degli ex forzati, attraverso la concessione di terre e l'assegnazione
di cariche secondarie.
La riforma costituzionale
Il sostegno dato dal governatore alle rivendicazioni degli ex forzati
e l'enorme carico di spesa causato dalla sua politica, promotrice di opere
pubbliche, suscitarono grande preoccupazione in madrepatria. Nel 1819 il
giudice John Thomas Bigge condusse un'ispezione sull'attività amministrativa
di Macquarie per conto del ministero delle colonie britannico. Nel suo
rapporto conclusivo, questi riaffermò l'importanza del Nuovo Galles
del Sud per la Gran Bretagna, come colonia penale e di popolamento. Gli
esiti dell'inchiesta portarono il governo inglese a incoraggiare l'immigrazione
bianca nella colonia attraverso la concessione di maggiori diritti territoriali
e ad adottare un'importante riforma costituzionale; un decreto del parlamento
del 1823 istituì la nomina di un consiglio legislativo, con cui
veniva ridotto il potere esercitato dal governatore.
Nel 1825 un ordine esecutivo del governo britannico formalizzò
l'esistenza della colonia della Terra di Van Diemen (l'attuale Tasmania),
dove dal 1803 esisteva una colonia penale, e spostò a ovest del
129° meridiano il confine dei possedimenti rivendicati in terra australiana.
Dopo la creazione di una colonia di popolamento ad Albany, nell'Australia
Occidentale, nel 1827 la Gran Bretagna rivendicò il controllo dell'intero
continente.
L'espansione della colonia
Nel corso del XIX secolo l'Australia conobbe una serie di rapide trasformazioni,
che furono alla base della sua società moderna. Si trattò
soprattutto dell'istituzione, tra il 1829 e il 1859, di quattro delle sei
colonie che sarebbero divenute i futuri stati australiani, dell'espansione
dell'allevamento e della pastorizia verso l'interno, e infine della scoperta
dell'oro.
Esplorazioni dell'interno
I primi esploratori europei dell'interno del continente ebbero un ruolo
molto importante per la storia economica dell'Australia e per la formazione
del carattere nazionale.
George William Evans si spinse oltre le Blue Mountains, aprendo una
via verso Bathurst (fondata nel 1815). Negli anni Venti, John Oxley ampliò
la conoscenza delle pianure e del corso dei fiumi Lachlan e Macquarie;
nel 1827 Alan Cunningham iniziò l'esplorazione dell'interno del
futuro Queensland. Il più famoso tra questi esploratori fu forse
il capitano Charles Sturt che, nel 1828-1830, tracciò il bacino
del Murray-Darling Basin, oggi il cuore agricolo dell'Australia; Thomas
Livingstone Mitchell completò la sua opera e nel 1836 aprì
la via che dal Nuovo Galles del Sud conduceva al ricco territorio della
zona occidentale dello stato di Victoria.
La mappa del retroterra costiero dell'Australia Occidentale fu tracciata
da George Grey e da Edward John Eyre, che non riuscirono tuttavia a raggiungere
il centro del continente da Adelaide; riuscì nell'impresa John McDouall
Stuart nel 1860, che proseguì nel 1862 per raggiungere Darwin via
terra. Il più famoso tra gli esploratori delle regioni centrali
e nordorientali fu Ludwig Leichhardt, che nel 1846-47 guidò due
fortunate spedizioni, prima di scomparire nel nulla in circostanze misteriose;
ancor più famosa fu la tragica morte di Robert O'Hara Burke e William
John Wills, al ritorno dalla loro spedizione da Melbourne verso il golfo
di Carpentaria nel 1860-61.
Nuovi insediamenti
Nel 1827 il capitano James Frazier Stirling esplorò il fiume
Swan sulla costa occidentale; due anni più tardi, con un gruppo
di investitori inglesi, vi faceva ritorno come governatore della colonia
dell'Australia Occidentale. Nel 1850 la colonia richiese l'invio di forzati
per aumentare la mano d'opera e ne ricevette circa 10.000 prima del 1868,
quando il trasporto dei forzati ebbe fine.
L'Australia Meridionale, con capitale Adelaide, fu fondata nel luglio
del 1837, su proposta del riformatore sociale Edward Gibbon Wakefield,
appoggiato da intellettuali liberali e gruppi religiosi. Wakefield riteneva
che le nuove terre dovessero essere vendute ai coloni, e non più
trasferite gratuitamente, per incoraggiare la produttività agricola.
La nuova colonia divenne una società di piccoli agricoltori basata
su un insieme di valori quali la famiglia, l'uguaglianza religiosa e la
libertà del mercato della terra e del lavoro.
Le peculiari condizioni del terreno e del clima in Australia erano
più adatte all'allevamento di ovini su larga scala che all'agricoltura;
fu proprio quando, negli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo, grandi
allevatori cominciarono a controllare estesi pascoli che si produsse la
più importante trasformazione del continente. L'espansione dei pascoli
portò alla colonizzazione della zona intorno a Port Phillip nel
Nuovo Galles del Sud; Melbourne fu fondata nel 1835. La separazione dal
Nuovo Galles del Sud fu accordata nel 1851, quando il distretto di Port
Phillip divenne la colonia del Victoria, con capitale Melbourne. Il Queensland,
sesta colonia australiana, con capitale Brisbane, venne separata dal Nuovo
Galles del Sud nel 1859.
Lo sviluppo delle istituzioni politiche
L'adozione del libero scambio da parte della Gran Bretagna intorno
alla metà del XIX secolo diminuì la ragione economica del
legame coloniale e nel 1850 alle colonie australiane orientali furono concesse
costituzioni che prevedevano un governo indipendente. Victoria, l'Australia
Meridionale e la Terra di Van Diemen (che prese il nome di Tasmania nel
1854) furono dotate di consigli legislativi, per due terzi elettivi, come
era già stato per il Nuovo Galles del Sud nel 1842.
Le colonie orientali riorganizzarono ben presto l'ordinamento dei loro
stati e ottennero il controllo della politica territoriale; già
nel 1831 la vendita della terra aveva preso il posto del vecchio sistema
di concessioni. I nuovi ordinamenti conferivano il potere a un consiglio
di ministri responsabile di fronte alla Camera bassa dell'organo legislativo
bicamerale. La Camera bassa era eletta a suffragio diretto; prima del 1860
tutti gli stati orientali adottarono il suffragio maschile quasi universale,
caratterizzandosi come stati molto democratici per l'epoca. Le nuove Costituzioni
riflettevano gli interessi delle popolazioni urbane in rapida crescita,
che intendevano ridurre il potere politico detenuto dai grandi allevatori,
i quali riuscirono, tuttavia, a garantire le loro proprietà.
La Febbre dell'Oro e le sue conseguenze
La Febbre dell'Oro alla metà del XIX secolo accelerò
lo sviluppo dei nuovi stati. Nell'aprile del 1851, Edward Hargraves scoprì
i primi giacimenti a Summer Hill Creek, nel Nuovo Galles del Sud, suscitando
una vera e propria febbre, che interessò lo stato di Victoria, il
Nuovo Galles del Sud e il Queensland.
Nei dieci anni che seguirono, l'Australia esportò oro per un
valore superiore ai 124 milioni di sterline e nel 1861 la popolazione residente
contava quasi 1,2 milioni di abitanti, essendosi triplicata rispetto al
1850.
La restrizione della possibilità di ingresso nel paese, applicata
nel 1856 dallo stato di Victoria nei confronti dei lavoratori cinesi, fu
il primo passo verso l'adozione da parte delle colonie di una politica
detta "dell'Australia bianca", che permetteva l'immigrazione ai soli lavoratori
europei bianchi; questa politica fu ripresa ed elaborata a livello nazionale
dal nuovo governo federale dopo il 1901.
Le condizioni degli aborigeni
I primi contatti frequenti tra gli europei e gli aborigeni, seguiti
all'insediamento del 1788, furono relativamente pacifici. Con la colonizzazione
della Terra di Van Diemen, tuttavia, le comunità aborigene cominciarono
a venire distrutte su ampia scala; sul continente, dove gli allevatori
cercavano terre per i loro greggi, le comunità aborigene furono
respinte verso il più arido interno.
Ufficialmente, per tutto il XIX secolo, la politica coloniale nei confronti
degli aborigeni fu quella di garantire l'uguaglianza con i coloni. In pratica
le cose andarono diversamente e lo scontro tra le due culture fu particolarmente
drammatico all'epoca dell'espansione dei pascoli verso l'interno, quando
i coloni iniziarono ad adottare severe misure repressive nei confronti
degli aborigeni. L'indifferenza per la cultura aborigena si accompagnò
spesso a pratiche segregazioniste, in base alle quali la popolazione indigena
fu chiusa in riserve ed esclusa dalla vita coloniale. Si sarebbero dovuti
attendere gli anni Cinquanta del Novecento perché il governo cominciasse
a rivedere la sua politica nei confronti della popolazione aborigena.
Verso la Federazione
L'idea dell'unificazione delle colonie australiane risaliva a una proposta
formulata nel 1847 dal conte Grey, l'allora ministro britannico delle colonie;
nessun progetto in questo senso, tuttavia, venne preso seriamente in considerazione
in Australia a causa della forte rivalità che divideva le società
coloniali, nonostante l'esempio della formazione del Canada nel 1867.
Fu il timore di incursioni dal nord, da parte di europei non britannici
e asiatici, a motivare il primo passo verso l'unificazione negli anni Ottanta
dell'Ottocento; quando, nel 1883, il Queensland fu costretto a richiedere
l'appoggio britannico nella sua difesa contro possibili rivendicazioni
coloniali tedesche, la necessità di una politica comune si fece
più evidente. Le colonie australiane crearono un Consiglio federale
nel 1885, che rimase tuttavia privo di un reale potere esecutivo a causa
della mancata adesione del Nuovo Galles del Sud. Alla spinta verso l'unificazione
contribuirono lo sviluppo di sindacati centralizzati e il forte consenso
ottenuto, dopo la crisi economica del 1892, dai partiti laburisti, che
puntavano a uniformare le leggi in materia di lavoro esistenti nei vari
stati.
Nel 1889, il primo ministro del Nuovo Galles del Sud, Henry Parkes,
si fece promotore di una nuova forma di federalismo che avrebbe dovuto
sostituire il Consiglio federale. In un congresso tenuto a Sydney nel 1891
furono gettate le basi per la convocazione di un'assemblea costituzionale,
che si sarebbe tuttavia riunita solo nel 1897-98. Il progetto di federazione
fu infine approvato con un referendum in ciascuna delle sei colonie; il
Commonwealth of Australia fu approvato dal parlamento britannico nel 1900
e divenne una realtà il primo gennaio del 1901.
La Costituzione federale rifletteva l'influenza sia dell'ordinamento
britannico sia di quello americano; fu infatti istituito un governo di
tipo parlamentare, con un consiglio dei ministri responsabile di fronte
a un'assemblea legislativa bicamerale, ma al governo federale vennero attribuiti
soltanto alcuni poteri specificamente delegati. La nuova Camera dei rappresentanti,
come la Camera dei comuni britannica, si fondava sulla rappresentazione
popolare, ma il nuovo senato, come negli Stati Uniti, garantiva la rappresentanza
delle colonie, ora divenute stati. Nel 1911 venne appositamente creato
il Territorio della Capitale, ove fissare la capitale federale, Canberra,
riproducendo l'esempio statunitense di Washington.
Conseguenze della prima guerra mondiale
Fu l'esperienza della prima guerra mondiale, più che il processo
federativo in sé, a trasformare l'Australia in uno stato unito e
consapevole della propria nuova identità. L'Australia, che aveva
inviato più di 330.000 volontari a fianco degli eserciti alleati,
contò il più alto numero di perdite. A Gallipoli, i corpi
d'armata d'Australia e Nuova Zelanda (ANZAC) tentarono invano di invadere
la Turchia.
Nel 1915 William Morris Hughes divenne primo ministro e capo del Partito
laburista; nel 1919 egli rappresentò l'Australia alla conferenza
di pace di Parigi, ottenendo, come territorio sotto mandato, l'ex colonia
tedesca della Nuova Guinea, nonché il diritto dell'Australia a entrare
nella Società delle Nazioni. L'economia australiana fu avvantaggiata
dalla prima guerra mondiale, in particolare nel settore tessile, siderurgico
e automobilistico, e l'inflazione fece della Gran Bretagna un ottimo mercato
per i prodotti australiani quali lana, frumento, carne di manzo e montone.
Tra le due guerre
Contrasti interni al Partito nazionalista, fondato da Hughes, obbligarono
quest'ultimo a ritirarsi nel 1923, quando Stanley Melbourne Bruce, leader
dell'ala conservatrice legata al mondo degli affari, divenne primo ministro.
Il Partito della campagna, sorto nel 1919 come movimento patriottico e
conservatore, che difendeva gli interessi di agricoltori e grandi allevatori,
entrò nella coalizione nazionalista, pur mantenendo la propria identità.
L'opposizione era rappresentata principalmente dal Partito laburista, che
stava ancora definendo la sua linea in materia di politica sociale. Lo
Stato tentò di avviare alcune industrie di base per sostenere i
livelli di crescita del periodo bellico, ma la crisi economica degli anni
Trenta provocò l'aumento del debito pubblico e privato, in un'epoca
caratterizzata da una forte disoccupazione.
La ripresa economica, per la quale operò tra il 1929 e il 1931
James H. Scullin, alla guida del Partito laburista, non fu facile. Le politiche
deflazionistiche che vennero adottate ebbero ripercussioni economiche più
gravi che altrove e furono oggetto di forti contrasti all'interno del Partito
laburista, causando infine il crollo del governo nel 1931. A prendere le
redini del potere fu il Partito australiano unito, formato da ex membri
del Partito nazionale e del Partito laburista, e guidato da Joseph A. Lyons.
In virtù dell'antico legame l'Australia, nel tentativo di uscire
dalla depressione economica, incrementò il volume dei commerci con
la Gran Bretagna.
La seconda guerra mondiale
Allo scoppio della guerra in Europa, l'Australia intervenne a fianco
della Gran Bretagna. Quando, nel conflitto nel Pacifico tra Giappone e
Stati Uniti del 1941, la Gran Bretagna sembrò incapace di garantire
la difesa dell'Australia, il nuovo governo laburista di John Joseph Curtin
si alleò con gli Stati Uniti; l'Australia fu la base delle operazioni
belliche condotte dal generale statunitense Douglas MacArthur fino alla
liberazione delle Filippine. Anche in questa occasione la guerra ebbe un'influenza
determinante sull'economia australiana; fu soprattutto potenziato il settore
industriale, in particolare l'industria pesante, e questo riorientamento
segnò tutto lo sviluppo futuro dell'economia del paese.
Curtin morì nel 1945; il nuovo governo laburista, guidato da
Joseph Benedict Chifley, rafforzò le relazioni dell'Australia con
gli Stati Uniti stringendo il patto di ANZUS, insieme alla Nuova Zelanda.
Come membro fondatore delle Nazioni Unite, l'Australia diede il suo assenso
alla decolonizzazione delle isole del Pacifico, favorendo il processo per
l'acquisizione dell'indipendenza della Papua-Nuova Guinea (1975).
Il governo Menzies
Nel 1949 Robert Menzies divenne primo ministro, inaugurando un lungo
periodo di stabilità politica. Durante la guerra, il Partito australiano
unito si era sciolto e al suo posto era sorto il Partito liberale, che
aggregò gli oppositori della politica interna laburista. Menzies,
primo ministro fino al 1966, rafforzò il legame con la Corona britannica,
ma si interessò più attivamente dei predecessori agli interessi
australiani nel Pacifico e nell'Asia meridionale. In base al Piano di Colombo,
studenti asiatici furono ammessi negli istituti australiani. Prima del
1966 la politica di immigrazione selettiva era stata abbandonata e fu formalmente
abolita nel 1973.
L'Australia continuò a rafforzare la sua alleanza con gli Stati
Uniti, partecipando alla guerra di Corea, aderendo all'Organizzazione del
trattato del Sud-Est asiatico (SEATO) tra il 1954 e il 1977, e inviando
truppe a fianco degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Al contempo,
i crescenti legami del paese con il Giappone cominciarono a riflettersi
anche sul piano della politica interna ed estera.
Un'epoca di incertezza
Nel 1972, dopo aver risolto i propri contrasti interni, il Partito
laburista tornò al potere sotto la guida di Gough Whitlam. Nel 1975
tornò al governo il Partito conservatore con Malcom Frazer alla
guida.
La coalizione guidata da Fraser fu confermata alle elezioni del 1980,
ma subì una forte sconfitta nel 1983. Il suo successore laburista,
Bob Hawke, con una politica interna orientata alla crescita economica e
allo sviluppo della cooperazione nelle relazioni industriali, e con una
politica estera apertamente favorevole agli Stati Uniti, garantì
la vittoria dei laburisti alle elezioni del marzo 1984, luglio 1987 e marzo
1990. Nel 1993 vinsero ancora i laburisti e John Keating divenne primo
ministro.
Nel 1996 una coalizione tra il Partito liberale e il Partito nazionale
ha interrotto il predominio laburista, durato 13 anni, e ha posto John
Winston Howard alla guida del paese. Winston, non discostandosi dai precedenti
governi per la politica estera, ha invece introdotto notevoli cambiamenti
in politica interna, con un programma fortemente ispirato al liberismo
economico. L'amministrazione, spinta dal Partito nazionale, ha anche modificato
il suo atteggiamento nei confronti degli aborigeni e degli immigrati asiatici,
e sta operando per limitare sia i diritti degli aborigeni sui territori,
sia i diritti degli immigrati per quanto riguarda ricongiungimenti e richieste
d'asilo.
Nel 1993 Sydney è stata scelta come sede dei Giochi olimpici
dell'anno 2000.
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