Questa è la bandiera del MessicoPOPOLAZIONE
Popolazione 90 870 000
Densità 46/kmq
Popolazione urbana 73%
Capitale Città di Messico, 8 235 744
Gruppi etnici meticci 60%, Amerindi 30%, bianchi 9%
Lingue spagnolo, nahua, maya
Religioni cattolica romana 89%, protestante 6%
Speranza di vita 74 anni le donne, 67 gli uomini
Alfabetizzazione 87%
TERRITORIO
Posizione America settentrionale e centrale
Superficie 1 967 183 kmq
Punto più elevato Pico de Orizaba, 5 610 m
Punto più basso Laguna Salada, -8 m
DATI POLITICI
Governo repubblica Partiti Rivoluzionario Istituzionale, Azione Nazionale
della Rivoluzione Democratica, altri
Diritto di voto universale, dopo i 18 anni
Membro di OAS, ONU
Suddivisioni amministrative 31 stati, 1 distretto federale
ECONOMIA
PNL $ 328 000 000 000
Per abitante $ 3 604
Unità monetaria peso
Rapporti commerciali esportazioni: USA, Giappone, Spagna; importazioni:
USA, Germania, Giappone
Prodotti esportati petrolio e prodotti petroliferi, caffè, crostacei,
parti di veicoli
Prodotti importati grano, manufatti, macchinari agricoli, attrezzature
elettriche
Popolazione
La maggior parte della popolazione è meticcia, discendente dagli
Indiani e dagli Spagnoli che conquistarono il Messico nel XVI sec. Lo spagnolo
è la lingua principale e la religione più diffusa è
il cattolicesimo romano. Un altro gruppo etnico importante è formato
dagli Amerindi, alcuni dei quali parlano solamente lingue indiane e mantengono
le loro credenze tradizionali. La rapida crescita demografica del Messico
ha accentuato la povertà delle zone rurali, spingendo i contadini
a migrazioni verso le città. Con il suo clima mite e i suoli fertili,
l'altopiano centrale ospita la maggior parte della popolazione.
Economia e Territorio
Il Messico è tra i maggiori produttori di petrolio e argento,
ha una industria siderurgica e chimica in espansione ed esporta caffè
e cotone. I turisti stranieri, attratti dalle località archeologiche
e dal clima mite e soleggiato, fanno del turismo un importante settore
della sua economia. Negli ultimi anni il Messico ha subito il calo del
costo del petrolio, l'aumento dell'inflazione e della disoccupazione e
un forte deficit commerciale. Il peso è stato gravemente svalutato
e le banche sono state nazionalizzate per cercare di ridurre il pesante
debito internazionale. Il territorio e il clima sono molto vari: dalle
giungle tropicali lungo la costa alle pianure desertiche del nord. L'altopiano
centrale temperato è circondato da aspre montagne a sud, a est e
a ovest.
Storia e Politica
I primi insediamenti agricoli si formarono nella Valle del Messico
tra il 6500 e il 1500 a.C.; durante i successivi 3000 anni il Messico diede
vita alle grandi civiltà degli Olmechi, dei Maya, dei Toltechi e
degli Aztechi. L'impero azteco venne distrutto dagli Spagnoli nel 1521
e il Messico divenne un vicereame della Nuova Spagna. Sebbene ci fosse
molta insofferenza al dominio spagnolo, la ribellione iniziò solo
nel 1810. L'indipendenza fu ottenuta nel 1821. Il Messico perse gran parte
del suo territorio, incluso il Texas, a favore degli Stati Uniti durante
la Guerra del Messico (1846-1848). Durante gli anni successivi, il potere
cambiò frequentemente di mano, mentre i liberali, che chiedevano
riforme sociali e economiche, si battevano contro i conservatori. Un breve
periodo di dominio della Francia, dal 1864 al 1867, interruppe la lotta.
La rivoluzione, iniziata nel 1910, portò a una nuova costituzione
socialista nel 1917 e avviò la riforma progressista che culminò
con la separazione tra Chiesa e Stato e con la ridistribuzione delle terre.
Il Messico si unì agli USA e al Canada per approvare l'Accordo di
Libero Scambio dell'America del Nord (NAFTA) del 1992. Il cambiamento politico
è seguito alla rivolta dei contadini indios del gennaio 1994 nello
Stato di Chiapas.
Messico: La rivolta del Chiapas
Prospetto
1521. La Spagna distrugge l'impero azteco.
1810. Inizia la ribellione contro la Spagna.
27 settembre 1821. L'indipendenza messicana viene garantita dal Trattato di Córdoba.
2 febbraio 1848. Il Messico cede agli Stati Uniti vasti territori.
19 giugno 1867. Benito Juárez giustizia l'Imperatore Massimiliano d'Asburgo, mettendo fine al dominio francese.
25 maggio 1911. Di fronte alla rivoluzione Porfirio Díaz si dimette, ponendo fine a 30 anni di potere.
5 febbraio 1917. Viene adottata una nuova costituzione.
1934. Lázaro Cárdenas, eletto presidente, vara un energico progetto di modernizzazione che prevede la riforma terriera.
4 luglio 1976. Viene eletto presidente José Lopez Portillo che attua una rapida espansione economica finanziata dal boom petrolifero.
6 luglio 1988. Viene eletto Carlos Salinas de Gortari con il 50,39% dei voti, record negativo per il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI). Gli altri partiti avanzano denunce di frode elettorale.
18 agosto 1991. Il PRI travolge le elezioni. Si registrano varie irregolarità nelle votazioni.
1992. Il Messico approva l'Accordo del Libero Scambio dell'America del Nord (NAFTA) con gli Stati Uniti e il Canada.
1 gennaio 1994. Entra in vigore il trattato NAFTA.
Gli indios dello Stato meridionale di Chiapas organizzano la ribellione armata.
2 marzo. Il governo e i ribelli annunciano un accordo di pace basato su riforme politiche e aiuti agli indios.
23 marzo. Il candidato presidenziale del PRI, Luis Donaldo Colosio, viene assassinato a Tijuana.
Dopo un anno di ottimismo alimentato dalle aspettative legate al trattato NAFTA che prevedeva stretti legami con la potenza economica degli Stati Uniti e del Canada, i primi tre mesi del 1994 portarono una serie di eventi che sconvolsero il Messico.
Il 1° gennaio scoppiò una rivoluzione armata nello Stato meridionale di Chiapas, uno dei più poveri del Paese. Gli Indios presero il controllo delle città, prepararono imboscate contro l'esercito e divennero il simbolo del grande divario tra ricchi e poveri in Messico. La violenza si diffuse in altre parti del Paese e costrinse il governo a promettere radicali riforme e massicci aiuti alle regioni povere.
Il 23 marzo il candidato alla presidenza Luis Donaldo Colosio fu assassinato mentre faceva la sua campagna elettorale a Tijuana per le elezioni dell'agosto. Sebbene non siano state provate connessioni con la ribellione di Chiapas, l'assassinio dell'uomo che nessuno voleva come presidente del Messico causò ulteriore caos.
Anche se il PRI che governa da molto tempo conta sul desiderio di stabilità dei votanti, i problemi sociali che hanno portato alla ribellione di Chiapas non potranno essere risolti presto. La soluzione richiederà infatti non solo un impegno finanziario difficile, date le condizioni economiche del Paese, ma anche una volontà e una guida politica adatta.
Problemi e Avvenimenti
Le fiamme che hanno bruciato il municipio di San Cristóbal, il 1° gennaio, non sono state appiccate in una notte. Esse sono state alimentate dalla rabbia di generazioni di indios per la discriminazione economica e politica imposta loro dal governo messicano. Nei giorni che seguirono, circa 2000 guerriglieri occuparono sei altre città del Chiapas. Essi distrussero gli uffici governativi, presero come ostaggi proprietari terrieri, poliziotti e politici e trovarono risonanza mondiale alle loro rivendicazioni. Quando l'esercito messicano rispose al fuoco, i ribelli si rifugiarono sulle loro montagne. Almeno 100 persone, e forse di più, morirono. Furono denunciate brutali esecuzioni da parte dell'esercito di prigionieri ribelli e di indiscriminate sparatorie tra i civili. La ribellione compromise anche gli sforzi del presidente Carlos Salinas de Gortari di proporre un profilo del Messico come di una nazione in grado di essere annoverata tra i Paesi industrializzati. I ribelli, che si diedero il nome di Esercito di Liberazione Nazionale Zapatista da Emiliano Zapata, un leggendario eroe della rivoluzione del 1910, affermavano che il NAFTA avrebbe distrutto la loro cultura e avrebbe condotto alla rovina economica. Essi accusarono i ricchi agricoltori del Chiapas, che si erano opposti alla riforma agraria, di trarre grandi vantaggi dal libero commercio dei loro raccolti con gli Stati Uniti, mentre i piccoli proprietari avrebbero perso il sussidio governativo e sarebbero stati obbligati a vendere la terra e a trasferirsi nelle fatiscenti periferie urbane. Verso la fine di gennaio Salinas ordinò all'esercito un cessate-il-fuoco unilaterale e chiese ai ribelli di iniziare le trattative di pace. Ma gli Zapatisti rifiutarono e la violenza si diffuse in altre regioni. Bombardamenti a Città di Messico e decine di attentati dinamitardi a linee aeree e centri amministrativi vennero condannati da altri gruppi di sinistra. Decine di migliaia di Indios nelle province meridionali e occidentali fecero scioperi occupando gli uffici governativi e dichiarando di voler diventare ufficialmente zapatisti. Con l'approssimarsi delle elezioni d'agosto il governo tentò di agire rapidamente per placare le proteste. Al Chiapas vennero dati 250 milioni di dollari e gli aiuti per programmi sociali nel vicino Stato di Oaxaca furono quasi triplicati. Ma queste mosse non ebbero grande effetto sugli zapatisti. Mentre emergeva un quadro più dettagliato della loro organizzazione, divenne chiaro che la ribellione era stata preparata da anni. Giovani Indios, discendenti dell'antico Impero Maya, erano stati facilmente reclutati in una terra dove quattro case su cinque sono capanne di fango. Lo slogan del reclutamento era semplice: non hai futuro a meno che tu non combatta per esso.
Oltre a richiedere la fine della disparità economica e la conservazione della loro cultura, gli zapatisti chiedono anche riforme politiche. Il PRI, al governo, raramente ha indetto le elezioni e quando lo ha dovuto fare si sono sempre levate accuse di frode elettorale. Al sud la situazione ha assunto sempre più le caratteristiche delle vicine dittature dell'America Centrale, con i politici del PRI che rimangono in carica a vita, cospirando con i ricchi proprietari terrieri per arricchirsi. La richiesta zapatista di elezioni regolari e di un governo realmente rappresentativo ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica su questo problema.
In marzo il governo e i rappresentanti zapatisti raggiunsero un accordo sulle trattative di pace che avrebbero dato agli Indios un nuovo, ampio potere politico. Tra i provvedimenti vi erano: un nuovo codice penale e giudici che rispettassero i diritti umani, l'istruzione obbligatoria sulla cultura india in tutte le scuole messicane, nuovi distretti politici controllati da Indios e un massiccio aiuto per sovvenzionare scuole, strade e salute pubblica nelle aree povere. Comunque, molti Indios non furono soddisfatti da questi accordi e la violenza si riaccese nel Chiapas dove i proprietari terrieri iniziarono a usare la forza per scacciare i senzatetto che occupavano le loro terre. Il clero subì l'attacco dei conservatori che accusavano la Chiesa Cattolica Romana di incoraggiare i contadini ribelli. Quando la struttura politica del Messico venne sconvolta dall'uccisione di Colosio, il 23 marzo, gli zapatisti dichiararono gli accordi di pace decaduti. I ribelli dissero di non avere garanzie che le riforme sarebbero durate dopo le elezioni del 21 agosto. Nel frattempo membri dello stesso PRI di Salinas biasimarono le concessioni al Chiapas, accusandole di ispirare proteste in altre parti del Paese. L'opinione pubblica venne ulteriormente scossa dalla serie di sequestri di ricchi uomini d'affari.
Precedenti
Da quando Tenochtitlán cadde per mano di Hernán Cortés nel 1521, ponendo fine al grande impero azteco il territorio, che divenne il Messico ha visto molte rivoluzioni e violenze. La Nuova Spagna crebbe rapidamente nel XVI sec., estendendosi in effetti a nord, attraverso quelli che oggi sono il Texas e la California, e a sud nell'America centrale. Gli Indios in queste regioni, sia discendenti di grandi civiltà, come i Maya, sia semplici agricoltori, vennero privati di tutto. Vennero create enormi proprietà e vasti imperi minerari che prosperarono attraverso il lavoro degli schiavi. Nel 1765, Carlo III, re di Spagna, commise una serie di errori analoghi a quelli che la sua rivale coloniale, la Gran Bretagna, commetteva in quelli che sarebbero diventati gli Stati Uniti. Carlo III impose enormi tasse e altri oneri alla Nuova Spagna e oppresse la Chiesa Cattolica, che considerava rivale in potere e ricchezza.
Alla fine del 1810, i ribelli, guidati da Miguel Hidalgo di Castiglia, iniziarono una rivoluzione che durò 11 anni per ottenere l'indipendenza messicana e che alla fine costò migliaia di vite, inclusa quella di Hidalgo. Le forze ribelli provenienti dalle varie province si unirono e il 27 settembre 1821 il Messico ottenne l'indipendenza con il Trattato di Córdoba. Una delle prime mosse del nuovo governo provvisorio fu di nominare un nuovo imperatore del Messico. Questo creò nuovi scontenti e nel 1823 Augustin I si dimise e venne sostituito da un governo repubblicano. Seguirono una serie di governi in cui le regole di successione erano dettate da colpi di stato piuttosto che da elezioni.
Nel frattempo le relazioni con gli Stati Uniti si inasprirono per la questione del Texas. Una mossa da parte del congresso degli Stati Uniti nel 1845 per annettere il Texas scatenò una guerra che finì nel 1848, con la perdita da parte del Messico della California e del sudovest. Nel 1855 un gruppo di intellettuali messicani, tra cui Benito Juárez, organizzò un colpo di stato e iniziò un periodo di rinnovamento con l'adozione di una costituzione liberale e di leggi che garantivano le libertà civili e riducevano il potere della Chiesa. Queste riforme scatenarono però una guerra civile che finì con l'invasione del Paese da parte della Francia che chiedeva la restituzione dei debiti. Il dominio francese durò fino al 1867, quando l'Imperatore Massimiliano venne giustiziato. Furono chieste le elezioni e Juárez venne nominato presidente. Seguì un periodo di instabilità politica finché José de la Cruz Porfirio Díaz non prese il controllo del Paese nel 1876. A eccezione di un intervallo di 4 anni, egli rimase al potere fino al 1911.
Durante questo periodo, i proprietari terrieri messicani aumentarono le loro ricchezze e si formò una nuova classe sociale. Ma gran parte della prosperità economica fu ottenuta a spese degli Indios, che venivano spesso brutalmente repressi. Nel 1910 iniziò una rivoluzione liberale che ebbe un ampio sostegno. Uno tra i più famosi ribelli fu Emiliano Zapata, che aveva origini contadine e che sosteneva la causa della gente povera, la cui terra era stata rubata dai ricchi.
Nonostante anni di caos, mentre le fazioni rivali lottavano per il potere, nel 1917 venne approvata una costituzione che, sebbene pesantemente modificata, è alle basi del moderno Messico. Il generale Plutarco Elías Calles salì al potere nel 1928. Egli si schierò contro la chiesa e gli investimenti stranieri e fu anche il fondatore del Partito Nazionale Rivoluzionario da cui nacque il PRI, che continua a controllare la politica messicana di oggi.